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venerdì, settembre 18, 2020

Aveva talento a farsi inculare (racconto erotico)


mia moglie è sempre stata una brava donna di casa,piuttosto timida nelle pubbliche relazioni ma forte di personalità,nel senso una di quelle che"non te le manda a dire".
a me ha dato tutto e forse proprio per questo che ho desiderato avere sempre di più.
Sa soffrire in silenzio,in particolare,quando glielo metto nel culo,non dimostra mai che una debole,stringe i denti per non farsi accorgere che gli fa male,non si lamenta,non urla,perché deve sempre dimostrare che la più forte è lei,e di questo gliene devo dare atto,perché effettivamente è così,forse proprio per questo motivo sono andato sempre alla ricerca di un suo punto debole,chiamatelo libidine,invidia,non saprei ma il desideri di vederla sottomessa a un cazzo possente da infrangere quel “muro” di orgoglio e di ostentata sicurezza che ha sempre avuto e che ha usato per rendermi più debole di lei.
Il suo talento nel fare il pompino è unico,ha una forza nelle mascelle senza eguali.sapete, che in giro ci sono persone capaci di fare cose straordinarie ebbene mia moglie lo è.
Ricordo quella volta in cui era alle prese col mio uccello dopo avermi leccato i coglioni e la canna afferrò la cappella fra le labbra e incominciò dolcemente a succhiare,quando avvenne una cosa straordinaria e dolorosa allo stesso tempo, cui non saprei se augurare ad un altro.
Presa da un momento di follia,o altro,arrestò le labbra a circa metà del cazzo come in una morsa e iniziò a succhiare con tutta la sua forza salendo lentamente quando arrivò a livello della cappela avvertii come una scossa elettrica lungo la colonna vertebrale,la preghai di mollare,non sentivo più le palle e la cappella era diventata un rosso acceso, bastò una sola salita,ripeto una soltanto che sentii la sborra esplodere nella sua gola,arrivata in cima le labbra si staccarono emettendo uno “smak” ed io emisi un urlo di dolore e piacere insieme,allora lei impavida riafferro il cazzo tra le labbra e le bastò un’altra risalita per svuotare completamente i coglioni.credetemi!una cosa unica! Che non ho voluto più ripetere,avevo subito come un trauma.
Penso pure che questo suo modo di "esprimersi" giustifichi la sua forte personalità,mi spiego meglio:
Poter decidere l'attimo in cui farsi sborrare in bocca per lei rappresentava come una sorta di "potere decisionale",perché come dicevo prima, lei è una piuttosto decisa a cui non puoi imporre nulla.
quello che ti dà è perché lo ha voluto lei.
Intanto era cresciuto in mè quel desiderio di vederla spompinare un cazzo che non fosse il mio.
Magari un nero mandingo, chissa!
Un giorno mentre passeggiavamo per la cittài trovai un pretesto per avvicinarmi a uno dei vù cumprà,sapete quei ragazzi di colore altissimi e che portano la nomea di possedere un fallo di grosse dimensioni, osservai degli oggettini,presi una collanina e gli la feci indossare,dopo chiesi quanto costasse e lui rispose 5 euro.
“Rapito” da un improvviso desiderio" dissi, e se invece dei 5 euro mia moglie ti facesse un pompino tu cosa diresti? Mia moglie mi diede una spinta e si allontano di qualche metro imbarazzatissima,mentre il nero rimase con gli occhi sbarrati senza dire nulla.poi ripresosi dallo stupore esclamò:bella,molto bella!
Col suo italiano stentato.
Presi per mano mia moglie e la feci riavvicinare dicendole hai sentito? ti ha fatto i complimenti.
Grazie,grazie lei rispose.
E il nero approfittò del sorriso dicendo,prendi! la collana è un regalo.
E lei ma no! Prendi i soldi! Prendili!
Solo allora il nero si fece coraggio e le disse perchè non mi dai qualcos'altro?
Cosa? Rispose!
A quel punto intervenni prendendola per mano per allontanarla,chiesi di aspettare al vù cumprà e la portai verso la macchina che avevamo parcheggiata un po più lontano,era abbastanza isolato.le dissi di aspettare in macchina ai sedili posteriori che l'avrei subito raggiunta.ritornai dal nero e gli feci cenno di seguirmi,lui subito richiuse il fagotto della mercanzia e mi segui a distanza di qualche metro.
Arrivati alla macchina lo feci accomodare dietro a fianco di mia moglie, che borbottò: ma che stai facendo?sei matto?
Ed io, ricordi? quella scossa elettrica,fallo ora! Ma sei pazzo? Rispose!così mi misi sul sedile di guida e mi abbassai in modo da poter guardare senza dar fastidio.
allora il nero cacciò la mazza dai pantaloni,era un grosso calibro di diametro almeno il doppio del mio,che nel frattempo si era indurito come una pietra e le disse sei bellissima!
Così lei presa da un improvvisa stato di ansia s'inginocchio gli abbassò i pantaloni e spalancò la bocca per accogliere entrambe le palle in modo che desse subito la sensazione di cosa sarebbe stata capace da lì a poco.
E così per qualche minuto succhiava e ingoiava dolcemente i coglioni.
Dopo iniziò a spompinarlo menando la testa su e giù alternando movimenti lenti a velocissimi e il nero non pago la mise la mano dietro alla nuca per assecondarla a un ritmo sempre più crescente.
Ero eccitatissimo,quasi sentivo il battito accellerato del mandingo e il respiro di mia moglie che si faceva sempre più affannoso e a tratti emetteva dei gemiti di piacere.
D’improvviso lei si arrestò alzò la testa, lo guardò negli occhi e con sorriso imbarazzato gli disse,preparati! Che ora viene il bello. Lui non capiva,la guardava con quegli occhi sgranati dal piacere.
E così lei mise in moto quella tecnica di cui raccontavo prima.
Scese con le labbra ben oltre la metà del cazzo,e questo già era straordinario,si arrestò e incominciò a stringere e a succhiare con forza,salendo con estrema lentezza(doveva riuscirci in una sola salita). Il nero a quel punto incominciò a urlare come un animale,sembrava un ululato di un lupo che sancisce la sua posizione dominante ,tanto era forte il risucchio di lei che egli alzò il culo dal sedile per assecondarla, e arrivata con le labbra a livello della cappella un urlo liberatorio gli fece esplodere un sborrata nella gola,sembrava non finisse mai,probabilmente quel "poveretto" aveva i coglioni pieni.
Lei,così si stacco, aprì la bocca per fargli vedere la gran quantità di sborra che aveva in bocca,per un attimo pensai,ora lo sputa fuori dal finestrino,non pensavo che lo ingoiasse,invece, la richiuse ingurgidando tutto.
Dopo lei ridiscese lungo il cazzo gli mise il pollice sotto i coglioni e risucchio quanto ancora era rimasto.
Solo allora il nero esausto si rilassò e le disse,grazie sei eccezionale! ti sei succhiato anche l’anima.
Lei sorrise,gli baciò la cappella e disse,grazie a tè!
Poi aggiunse tieniti pronto per la prossima volta che ti darò ancora di più.lo disse col tono di una di quelle che decidono "il futuro degli altri".
È fatta così ed è per questo che non smetterò mai di desiderarla.
Il seguito lo racconterò in un’altra volta e capirete come può una semplice donna di casa riuscire a fare quello che ha fatto.

Brava donna, le piacciono le orge



Ci siamo sposati che eravamo due ragazzini, io avevo 22 anni e la mia Patrizia ne aveva 18. Dopo appena 7 anni di matrimonio, incominciai a notare un suo cambiamento nel modo di vestire, molto più spregiudicata con molte minigonne(mia moglie ha delle belle gambe), e di agire verso gli uomini indipendentemente se suoi coetanei oppure più anziani di lei. Una notte mentre eravamo a letto, uno nelle braccia dell’altro, mi espresse il desiderio di voler vedere un film a luci rosse, a quell’epoca, ancora esistevano le video cassette porno, cosi dopo qualche sera, la portai a cinema, ci andammo a sedere in una delle ultime file, perché un po’ io non lei mi vergognavo aver portato una cosi bella donna a vedere un film porno. Mentre eravamo intenti a guardare delle scene osè, mi prese la mano e la pose tra le sue cosce all’altezza dell’inguine, con mio grande stupore, mi accorsi che non aveva indossato le mutandine,questo mi solleticò non poco, e gli feci un vigoroso ditalino.
Nel frattempo accanto a Patrizia si era seduta una bella coppia, lei una biondina, poteva avere una trentina d’anni, lui invece un uomo alto e muscoloso con capelli neri, una quarantina circa. La coppia che gli era seduta accanto si accorse della nostra performance, e si dettero da fare anche loro. La vicina però ogni tanto dava delle sbirciate tra le cosce della mia Patrizia. -Dai succhiamelo, mi hai fatto venire tantissima voglia. Dissi io. Senza pensarci su, abbassò i suoi fluenti capelli neri tra mie cosce, e incominciò prima a baciarlo, poi a leccarlo delicatamente, fino a che non se lo infilò tutto in gola facendomi un vigoroso pompino. La sua vicina di poltrona, faceva le stesse cose al suo uomo anche lui bello sdraiato sulla poltrona con il suo cazzo fuori dalla patta dei pantaloni. Si poteva fare tutto ciò, perché eravamo seduti nelle ultime file, e dietro di noi non c’era nessuno. Ad un tratto mi accorsi che la mano dell’altra donna si era insinuata tra le cosce di mia moglie, la quale non solo lasciava fare, ma aveva allargato bene bene le sue cosce per far si che la mano dell’altra la potesse penetrare nella folta peluria della sua figa. Sia io che il suo uomo appena visto tutta la scena, gli abbiamo inondato le bocche di sperma, la mia signora se le ingoiato tutto, mentre l’altra avvicinandosi con la bocca alle labbra della mia Patrizia, gli ha aperto la bocca, e gli ha versato tutto lo sperma di suo marito. La sera stessa tornammo a casa tutti e quattro, con la voglia di fare l’amore tutti e quattro sul nostro lettone. Prima però facemmo una frugale cena, intanto che ci presentavamo, anche perché era avvenuto tutto cosi in fretta al cinema che non conoscevamo neppure i loro nomi. La biondina non troppo alta, ma con un viso bellissimo e due enormi tette, con un culo da fare invidia alla Lopez, Sandra era il suo nome. Marco il suo convivente, (non erano sposati), alto capelli neri un fusto come si dice. Noi siamo sposati da circa sette anni (disse mia moglie), e questa è stata la prima porcata che abbiamo fatto, non so neppure io cosa mi sia preso. -Spero che c’è ne saranno ancora di queste porcate.
Disse Marco accarezzandogli i folti capelli neri, e mentre faceva ciò, con l’altra mano gli accarezzava il culo ormai mezzo scoperto, perché nel frattempo Patrizia si era andata a mettere qualcosa di più leggero addosso. -Certo, non preoccuparti che fra non poco, metterò alla prova la tua virilità, anche perché al buio del cinema non ho potuto apprezzare la consistenza del tuo pene. E cosi dicendo mia moglie aprendo la mano destra la pose in mezzo alle cosce di Marco esclamando un Ohhhhhhhh, che bello grosso. Intanto Sandra seduta nel divano in salotto, avendo la minigonna, aveva tutte le cosce scoperte, io mi ci andai a sedere accanto e incominciai a toccargliele. -Noi andiamo in camera, dopo venite anche voi. Disse Patrizia prendendosi per mano Marco. -Certo prima però fateci stare un po’ soli qui sul divano. Disse Sandra. Allargando completamente le cosce. La mia mano era arrivata alla figa anch’essa piena di peli, le mutandine non c’erano quindi il mio dito medio si intrufolò tra la fessura bagnatissima della figa di Sandra.
Con la sua mano tirò fuori dai pantaloni il mio grosso pene, e incominciò a leccarlo dolcemente con la lingua, era molto brava, si capiva bene, che gli piaceva molto a prenderlo in bocca. -Dai, togliti tutto e siediti sul mio cazzo così ti posso penetrare. Dissi io. -Non portare fretta, abbiamo tutto il tempo, intanto togliamo i pantaloni, e alza le gambe in aria che ti devo leccare bene bene il buchetto del culo, che farlo agli uomini mi piace tantissimo. Non me lo feci ripetere due volte, anzi mi girai di schiena verso di Lei, offrendogli tutto il mio culo davanti ai suoi occhi e alla sua bocca famelica. Leccava che era una meraviglia, fino ad infilarmi nell’ano, la punta della sua lingua, capii che mi piaceva molto, anche perché la mia Patty non me lo aveva mai fatto un servizio simile. -Vedrai fra poco sarà ancora più bello. Disse Sandra. E appena finito la frase, mi infilò nel buchetto il suo dito medio dopo averlo ben lubrificato con la sua saliva, anche se non c’e ne era bisogno, perché talmente era l’eccitazione, che entrò tutto dentro. Mi piacque moltissimo, ed in cuor mio mi ripromisi che chissà un giorno un bel cazzo……. Intanto di là ci chiamavano, perché non venite anche voi sul lettone, tanto è grande c’entriamo tutti e quattro. -Fra poco, ora non possiamo. Disse Sandra continuando ad infilarmi il dito nel culo, e con la mano destra mi accarezzava il grosso uccello. Dopo un po’, mi fece sedere di nuovo, e mettendosi di schiena sulle mie cosce, prese il mio membro, e se lo infilò nella fica bollente. Dopo un po’ su e giù, lo tirò fuori, e con molta calma lo pose sul buchetto dell’ano, si ci pose sopra, ed in un attimo se lo fece sparire tutto nel culo. -Sai il mio Marco quasi tutte le sere mi deflora il culo, il buchetto è diventato quasi come la fica. -Dai ora possiamo andare di là, e se ti và al mio Marco piacciono tantissimo i culi indipendentemente se uomini o donne, scommetto che alla tua Patrizia già l’ha penetrata da dietro. -Non lo so a me non l’ha mai voluto dare, ma chissà può darsi che a un altro uomo?, voi donne per questo siete imprevedibili, ai vostri mariti niente, invece se vi capitano altri uomini diventate molto porche. La visione era stupenda. Patrizia a cosce divaricate, e Marco che gli leccava la figa. -Dai venite anche voi, fu la frase di mia moglie non appena ci intravide in mezzo alla porta della camera da letto. Ci accomodammo sul lettone, e non potei fare a meno di notare il grosso uccello di Marco, molto più grande del mio, mia moglie per prenderlo in mano, lo doveva prendere con tutte e due le mani talmente era lungo e grosso.

-Madonna che è bello, disse Patrizia, dai infilalo di nuovo nella figa. -No girati che te lo devo infilare di nuovo nel culetto rispose Mario, Patrizia senza scomporsi si girò, e Sandra gli andò sopra e con le mani gli allargò il piccolo buchetto del sedere. Marco prima ci sputò sopra un po’ di saliva, poi adagiò la grossa cappella sul l’ano e incominciò a spingere, il pene ad ogni spinta entrava sempre più dentro, quando fu tutto dentro, Marco incominciò il solito su e giù ma con molto ardore. Intanto Sandra leccava il seno a Patrizia, e visto che anche lei era con il culo all’aria mi poggiai anch’io dietro e inculai la moglie di Marco. Fu una chiavata stupenda, godemmo tutti e quattro all’unisono,che alla fine ci accasciammo esausti sul letto.

Schiava e padrona all'università



Il primo Aprile di quell’anno era cominciato come qualunque altro giorno per Stefania. Sveglia presto, colazione veloce giù al frequentatissimo bar della stazione ferroviaria, una scappatella veloce in biblioteca dove alcune amiche e compagne di corso preparavano gli esami della sessione primaverile e poi via in aula. Quel giorno erano previste due ore di Chimica generale ed inorganica, una di Biologia molecolare ed una, inevitabile, di Biochimica vegetale. Stefania salì le scale che conducevano alla piccola aula in fondo al corridoio principale dell’istituto. La solita gente radunata davanti alle porte, gruppetti di persone conosciuti o meno conosciuti che vociavano e ridevano. Qualcuno salutò la ragazza e Stefania, cortese, mentre ricambiò con un grazioso inchino del capo. La sua voce cristallina tintinnò nell’aria stanca fra le pareti di cemento. Era una bella ragazza, Stefania, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul muro, era appeso un poster della tavola periodica di Mendelev. I banchi erano vecchi, ingrigiti dagli anni e dalle generazioni di studenti che si erano succedute una dopo l’altra alle lezioni di Scienze Biologiche dell’Università. Stefania prese posto fra le file di mezzo, non troppo vicina alla cattedra da stare sotto al naso del professore durante la spiegazione né tanto distante da non essere veduta dall’insegnate. Essere un volto qualunque fra la folla, ma un volto sempre presente alle lezioni era ciò che Stefania aveva imparato ad essere dopo due anni di corso. In fin dei conti era questo che i docenti mostravano di apprezzare dai loro studenti. Il professore di Chimica generale era un ometto vecchio con un viso scavato da rughe e grinze come la corteccia di una vecchia quercia, ed aveva lo sguardo un po’ spiritato. Arrivò con matematica puntualità quando mancava appena un quarto d’ora alle nove, depose la sua cartella in pelle sul piano della cattedra e ne estrasse un volume di lucidi.-“Buon giorno”- esordì. –“Oggi Parleremo della disposizione degli orbitali atomici attorno al nucleo”-Stefania si appoggiò con le spalle allo schienale rigido della sedia. Teneva il quaderno aperto davanti agli occhi ed impugnava la penna fra indice e medio. Il tappo della biro girava e roteava nevroticamente fra le dita nervose. L’aula era piena per un quarto solamente dei posti disponibili. Gli studenti si erano stancati col tempo di seguire le lezioni di quel vecchio noioso.-“Che barba!”- pensò Stefania –“Orbitali dell’atomo!”-In quel momento una ragazza dai capelli castani e mossi che le arrivavano alle spalle le si sedette accanto. Stefania la guardò con disinteresse. L’aveva già veduta qualche volta ai suoi stessi corsi e qualche volta si erano scambiate gli appunti del giorno, ma la conoscenza si era mantenuta sempre molto superficiale. Stefania sapeva che la ragazza si chiamava Valentina, che lavorava saltuariamente in una piccola pizzeria in centro e che era già iscritta al quarto anno benché avesse dato meno esami di lei. Valentina era una bella studentessa dalla carnagione abbronzata e liscia, i lineamenti del viso erano regolari e gli occhi castani come la chioma. In particolare Valentina era messa molto meglio di Stefania in quanto a curve ed era noto che il suo seno prosperoso ed il suo fondoschiena avevano fatto girare la testa a molti studenti durante gli anni scorsi.Stefania si guardò per un attimo il seno; rispetto a quello della ragazza che le sedeva accanto appariva minuscolo ed insignificante. La maglietta era rialzata solo di un poco, là dove doveva.-“Ma a che sto pensando?”- si disse, come vergognandosi di se stessa.Valentina sembrò non degnarla di uno sguardo, aveva preso block notes e penna e attendeva solamente l’inizio della lezione. Poi, pochi secondi prima che il professore iniziasse a parlare, la ragazza dai capelli castani sembrò ricordarsi di qualcosa, frugò nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrasse un pacchetto di carta grande quanto una lettera. Lo guardò sorridente ed i suoi occhi vispi brillarono di una luce furba. Infine, con indifferenza, appoggiò la busta sul banco a fianco del suo, proprio davanti al quaderno di Stefania.Quest’ultima lo osservò incuriosita mentre Valentina la scrutava trattenendo a stento il riso.-“E’ per te”- disse-“Che cos’è?”- chiese Stefania.-“Aprilo e guarda”- rispose l’altra.Stefania appoggiò penna e quaderno sul tavolo. La lezione stava per cominciare, il professore aveva impilato i lucidi nell’ordine nel quale voleva proiettarli accanto alla lavagna luminosa.Incurante di ciò Stefania aprì il pacchetto e guardò cosa vi fosse dentro. Erano fotografie. Un mazzo di cinque foto ed il soggetto di quelle immagini la fece sbiancare. Impallidì proprio, sgranando gli occhini neri e congelando ogni movimento di quelle mani che stringevano impotenti le prove della sua colpa. L’espressione di Stefania denunciava incredulità, smarrimento e terrore. Valentina ne rise, divertita.-“Ma cosa sono queste?”- balbettò sottovoce Stefania mentre le sue mani allontanavano le foto dal volto.-“Belli questi scatti, non è vero? Si vede chiaramente il tuo bel faccino schiacciato contro le pudende di…chi è quello? Non il tuo ragazzo, comunque! Gira il mazzo, da qualche parte c’è una foto dove lo si vede anche di faccia…”--“Ma…ma…”--“E’ un bel ragazzo. Chissà se piacerà anche al tuo fidanzatino!”- ridacchiò Valentina –“Quel cornuto”--“No…non vorrai mica…”--“Fargliele vedere?”--“Non farlo! Ti scongiuro!”- disse Stefania, piegandosi verso l’altra ragazza con fare supplicante. -“E perché non dovrei?”- Valentina era sempre più divertita, ormai dominava completamente la situazione. –“Non sarebbe leale nei suoi confronti, quelli del tuo bel ganzo. Forse gliele farò trovare proprio stamani, tanto più che oggi è il primo Aprile. Sai che scherzo!”-La parete bianca di fronte ai banchi s’illuminò del fascio di luce proiettato dalla lavagna luminosa. Gli studenti rimirarono un’immagine stilizzata di orbitali atomici e particelle elementari. Anche Valentina guardava e pareva quasi interessata dalla lezione. Eppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia. Stefania non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto.-“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”--“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e forse ti prenderà anche a schiaffi o peggio. Magari una bella scenata… e ci andrà giù pesante, anche più di quanto tu non pensi. Puoi stare sicura che in capo a due giorni sarai divenuta la protagonista assoluta di questi corridoi!”-Gli occhi di Valentina non sfiorarono mai il volto di Stefania; era come se la prima trovasse l’altra indegna d’essere persino considerata. In fondo non si degna d’attenzione una mosca che sbatte le ali bagnate in un angolo del marciapiede, aspettando solo d’essere calpestata.-“Oh, e nel caso ti fosse venuta in mente l’idea di strappare le foto che hai fra le mani per cancellare le prove della porcheria che hai fatto”- disse Valentina –“Sappi che ho i negativi e posso farne quante ne voglio. Ne farò dei poster da appendere in aula magna se necessario.Tutti dovranno sapere!”--“Ma come le hai avute?”- chiese Stefania. La sua mente era in pieno panico, la sua ragione navigava nel marasma della paura e della vergogna. A cosa sarebbe servito conoscere la provenienza di quelle foto? Ormai i giochi erano fatti, le prove c’erano e non le si poteva ignorare. Ma la sua coscienza si rifiutava d’accettarlo, era come se l’intera situazione fosse un incubo e non qualcosa di reale. Si sorprese tuttavia di non aver gridato, di essersi data un contegno dignitoso affinché in aula nessuno, dal professore all’ultimo degli studenti presenti, s’accorgesse della tragedia in atto.-“Ho le mie fonti, sai com’è!”- esclamò sorridente Valentina. Mentre parlava con Stefania prendeva appunti su quanto stava dicendo il professore. Non degnò la ragazza più giovane di uno sguardo. -“Ti prego, non dirlo a Fabrizio”- supplicò Stefania.-“Vedremo…”--“Ma…”--“Non ora!”- rispose stizzita Valentina voltando il capo verso Stefania. Guardò la ragazza febbricitante come si guarda un insetto fastidioso che ci ronza vicino all’orecchio. –“Non vedi che mi disturbi? Insomma!”--“Ti prego!”- supplicò ancora Stefania –“Se vuoi che faccia qualcosa…qualunque cosa…”-Valentina sogghignò malignamente –“In realtà si. Voglio qualcosa da te. L’espediente delle foto è solo un piccolo ricatto morale per ottenerlo. Un mezzuccio un po’ sleale ma tutto sommato efficace, non trovi?”-Nel cuore di Stefania, oltre alla sempre più angosciante morsa di disperazione, altri sentimenti si facevano ora strada. Primo fra essi la rabbia, un odio sordo e totale che aveva come unico scopo d’esistere la risatina immonda della ragazza comodamente seduta di fianco a sé. Ma la ragione trattenne le mani di Stefania dall’infilare le unghie nel viso della nemica, ciò sarebbe equivalso a confessare con la propria voce il tradimento nei confronti di Fabrizio.-“Che cosa vuoi?”- chiese allora Stefania, mentre nella sua voce ora si scorgeva astio e non solo smarrimento.Ma Valentina, incurante del risentimento della sua povera vittima, rise di quella furia incatenata.-“Vieni oggi, a casa mia. Sai dove vivo, giusto? Davanti piazza Dalmazia, al primo piano davanti alla villa col giardino. T’aspetto non più tardi delle tre”-Ripose penna e quaderno nello zainetto e fece per alzarsi. La lezione di chimica era giunta appena ad un quarto del suo svolgimento.-“Ah, portami un regalino. Una scatola di cioccolatini o dei fiori. Sai, sta male presentarsi in casa d’altri senza un piccolo presente per la padrona, ti pare? Se opti per i cioccolatini fa che siano di marca buona. Ed io amo le rose rosse. Mi raccomando, alle tre e con un regalo. Sgarra ed io ti sputtano davanti a tutta l’Università, bidelle comprese. Ritarda di un solo minuto e non mi troverai in casa, sarò sulla strada per andare a trovare il tuo caro fidanzato. Quel cornuto…”-Stefania non aveva il coraggio di sollevare lo sguardo. I suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto rannicchiate sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che Valentina indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove.-“Come vuoi”- disse infine.-“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di Valentina! Chi è Valentina? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”-Stefania strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”--“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”--“Come desidera, Padrona. Va bene così?”-Valentina s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”-Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale. Stefania la osservò andare via e le parve di morire.Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione.Stefania si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di Valentina ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva, Stefania e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente Valentina era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Pearl Harbor. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò Stefania. Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta. Valentina venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre Stefania vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula, Valentina s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera.Stefania aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà.Quando Valentina aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di Stefania scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté. Rovinerà la tua storia d’amore con Federico, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà!-“Lascia perdere, Stefania!”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”-Lo sguardo di Stefania planò ai piedi di Valentina, che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita.-“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse Valentina.Stefania mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso.-“Gra…grazie”-Valentina sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella.Stefania si sentì come un topo in trappola.-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”--“Sei in anticipo”- disse Valentina –“non sei riuscita a darti pace, eh?”--“No”- rispose Stefania –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”--“Non avresti potuto, infatti”- Valentina le passò una mano fra i capelli. Stefania non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina.-“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di Stefania era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era Valentina ad avere facilmente il sopravvento.-“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di Stefania fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”-Stefania aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di Valentina s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona.-“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”-Stefania non rispose.-“Non credi?”- chiese Valentina.Ancora nessuna risposta. Valentina allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di Stefania verso il basso. Stefania si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di Valentina e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona.Valentina sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di Stefania e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale.La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento.-“Ti impegni poco, Stefania”- disse Valentina con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”-Ruotò il piede sulla nuca di Stefania –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai. La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”-Detto questo Valentina sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una Stefania genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella Valentina. Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca. Stefania pianse.Valentina la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta Stefania per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.Era il salotto. Al centro della sala era posto un tappeto ed un tavolinetto in vetro e legno. Alcune riviste di moda e gossip erano sparse alla rinfusa sul piano. Addossato ad una parete stava un bel divano bianco mentre sul lato opposto della stanza vi erano un TV color ed una piccola libreria colma di volumi.Stefania riconobbe alcuni libri del suo corso di studi. Un’ampia finestra illuminava la stanza e sull’ultima parete la ragazza vide un’alta scaffalatura piena di libri ed un piccolo acquario con pesci variopinti e piante tropicali.Valentina s’avviò verso il divano e costrinse Stefania a seguirla quattro zampe. La povera serva doveva procedere come una cagna perché la Padrona non le permetteva di sollevare la testa più in alto delle proprie gambe.Aveva il viso a pochi centimetri dal sedere tondo e bellissimo di Valentina e la Padrona glielo agitava davanti nel camminare in modo sensuale ed elegante.Per un attimo, un attimo solo, Stefania ne fu ammaliata.Valentina si sedette sui morbidi cuscini del divano e lasciò la chioma di Stefania. Questa si sollevò un poco portandosi le mani alla nuca dolorante.-“Torna in ginocchio”- ordinò Valentina, senza alzare la voce.Stefania esitò.-“Schiava! Obbedisci!”-Queste parole percossero Stefania come una frustata e la ragazza si chinò davanti alla Padrona. -“Toglimi le ciabattine”-Stefania prese prima un piede e poi l’altro, tolse da entrambi le pantofoline e le appoggiò sul pavimento.-“Sulle mani”- disse tranquillamente Valentina.-“Come?”--“Ho detto sulle mani. Sulle tue mani. I miei piedini si raffreddano a stare fermi sul marmo, li devi adagiare sulle tue mani”-Stefania sollevò i piedi di Valentina e distese le sue mani sul pavimento. Valentina vi appoggiò sopra i talloni e l’incavo delle piante. Muoveva le dita con leggiadria, assaporando l’orgoglio di Stefania in frantumi.-“Ora toglimi i calzettoni”- incalzò.-“Ma…”- balbettò la schiava.Stava per dire –“Come faccio a toglierle le calza se ho le mani sotto ai suoi piedi?”--“Non lo fai?”- chiese Valentina fra il divertito e lo strafottente.-“Dovrei spostare le mani”--“Nient’affatto!”- esclamò Valentina, sollevando un solo piedino e strofinandone la punta sulle labbra semidischiuse di Stefania –“Lo farai con la bocca, tutto qui. Ma attenta a non pizzicarmi con i denti, altrimenti ti calpesterò come poco fa. Solo che lo farò con i tacchi a spillo, ci siamo capite?”-Stefania non ebbe bisogno di rispondere. Era annientata e sconfitta in partenza. Si chinò fino a sfiorare le caviglie dell’aguzzina con la bocca, afferrò quanto più delicatamente possibile l’orlo delle calze fra i denti e le labbra e fece scendere il primo calzino. Il piedino di Valentina era abbronzato ed aveva il colore della più bella gemma d’ambra che Stefania avesse mai vista. I suoi occhi ne percorsero il tallone fiero e forte e le dita affusolate, poi spostò la bocca verso il secondo calzino e ripeté da capo l’operazione. I calzini infine giacevano sul pavimento.-“Stasera lavali”- disse Valentina.-“Eh?”--“I miei calzini, intendo. Li porti a casa tua e li lavi. Me li riporterai quando saranno puliti e stirati”- sbuffò la Padrona, col tono di chi ha ripetuto lo stesso ordine un numero di volte tale da far perdere la pazienza –“Schiava. Ti fai ridire le cose un po’ troppo spesso. Così non va bene”- E così dicendo premette un piede sulla faccia di Stefania. La serva avvertì la pianta del piede che le schiacciava la guancia sinistra e l’unghia dell’alluce che si divertiva a tormentare il suo sopracciglio.-“Devi imparare a prevenire i miei desideri al più presto. Desidero che tu sia in grado di eseguire i miei ordini nel momento stesso in cui la mia mente li formula, intesi?”--“Farò del mio meglio, Padrona”-Valentina tolse il piede e lo riappoggiò sulle mani di Stefania. Sorrise.-“Va bene, ora leccami i piedi. E fallo bene”--“Ma…” esitò Stefania –“Come vuoi”--“La terza persona, schiava. Usa le formalità che ti sono dovute”--“Come vuole Lei. E mi perdoni”--“Così va già meglio. Datti da fare”-Stefania non indugiò oltre. Leccò il dorso di quei meravigliosi piedini che ora le stavano calpestando le mani, facendole dolere le articolazioni delle dita. Ad ogni colpetto di lingua Stefania sentiva la sua anima lacerarsi sempre più in profondità. Non capiva nemmeno più perché stesse facendo quello che stava facendo. Il ricordo delle foto e del ricatto s’era come sbiadito nel dolore di qualche minuto prima, quando aveva sentito la sua schiena prossima al rompersi sotto ai piedi di quella che ora era la sua Padrona. E qual’era lo scopo della sua visita a casa di Valentina? Riprendersi le foto? Convincerla a strappare i negativi? Supplicarla? Minacciarla? Picchiarla, forse? Stefania non lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco plantare e del tallone. Valentina seguì con attenzione l’umiliante lavoro di Stefana. Muoveva i piedi per indicare di leccare ora in punto, ora in un altro. La schiava capiva al volo e s’impegnava.-“Bene!”- esclamò Valentina dopo un poco –“Mi ritengo soddisfatta”-Sollevò entrambi piedi e calò due colpi di tallone sulla testa di un’indifesa Stefania. La schiava, intontita, si ritrovò con la faccia sul pavimento, ancora una volta sotto ai piedi di Valentina.-“Visto che non è poi tanto disgustoso leccarmi i piedi?”- domandò sarcasticamente la Padrona. -“Si, Signora”--“Non ne sei convinta?”-Stefania non rispose, non ve ne era bisogno.-“Ti stai rendendo conto che la vita da schiava ti piace e questo ti preoccupa, non ho forse ragione?”-Silenzio da parte della sottomessa.Valentina spostò le gambe, le ritrasse verso il bordo del divano –“Le pantofole. Mettimele”-Stefania si mosse a fatica come una bambina che sia stata appena pestata dal bullo di quartiere. Raccolse le pantofole di Valentina e le calzò ai piedi della Padrona. Lo fece con la massima devozione e questo non sfuggì di certo all’occhio furbo dell’aguzzina. Stefania la odiava, lei era la sua nemica, e tuttavia pur di non perdere la faccia la ragazza le aveva giurato fedeltà ed obbedienza. In quel momento Valentina ne fu certa, Stefania sarebbe diventata la sua schiva a tutti gli effetti.Aveva previsto che per il primo giorno un trattamento come quello che Stefania aveva appena subito fosse sufficiente, pensava che l’avrebbe congedata al termine della prova orale, dopo averla fatta interrogare in lingue dai suoi piedi, invece la schiava pareva avere a disposizione energie e capacità di sopportazione insospettabili. La sua lingua era una carezza morbida e invitante, il suo corpicino armonioso e gracile pareva il tappeto ideale per infierire a pieno peso con scarpe dalla suola robusta. E poi quell’espressione frustrata, quell’aria sconfitta e mortificata fecero fremere il sesso di Valentina. La Padrona desiderò mettere alla prova se stessa. Volle vedere fin dove avrebbe potuto spingere la sua schiava col suo ricatto.-“Schiava, vieni da me”- disse. Fece per uscire dal salotto, poi con la coda dell’occhio s’accorse che Stefania la stava seguendo ritta in piedi, con lo sguardo basso ma sulle sue gambe. Si fermò così bruscamente che per poco la schiava non le andò a sbattere contro.-“Brutta stronza!”- urlò –“Che cazzo fai? Mi segui così, in piedi?”-Stefania si riscosse dal torpore. Guardò allibita la Padrona senza capire bene quale crimine avesse mai commesso, quale mancanza fosse stata così grave da far imbestialire Valentina a quel punto.-“Giù in ginocchio!”- esclamò Valentina –“A quattro zampe mi devi venire dietro. Anzi, già che ci siamo sarai la mia cavallina”- Appena Stefania si fu prostrata a terra e le sue mani già martoriate ebbero toccato il pavimento Valentina la scavalcò e si sedette senza pietà sulla sua schiena. Poi sollevò i piedi da terra e le mise ai lati della testa di Stefania, in modo da giacere con tutto il peso sulla schiena della serva.-“Trotta, cagna”- disse.Stefania obbedì, sempre più sottomessa dalla vergogna.Compiuti i primi cinque metri Valentina iniziò a sghignazzare. Le piaceva proprio tanto farsi portare in giro a quella maniera.Teneva le pantofole mezze sfilate dai piedi e le dondolava sulla punta dei piedi, sfiorando con esse gli occhi in lacrime di Stefania.-“Dove devo andare, Padrona?”- chiese Stefania, quando fu in mezzo al corridoio.Valentina era un po’ indecisa. L’appartamento era piccolo e le stanze tutte disposte attorno a quell’unico corridoio. La sua prima idea era stata quella di dirigersi subito verso il bagno, però la breve cavalcata l’aveva fatta desistere; era troppo bello starsene comoda e rilassata sulle spalle di Stefania mentre quella faticava come un mulo, trasportandola ovunque ella volesse.-“Vai verso la cucina”- disse Valentina infine.-“Non so dov’è”--“Ah, già, è verso sinistra”-Stefania obbedì. Le sue spalle tremavano sotto al peso di Valentina, che dal canto suo invece godeva di quella sofferenza. Sentiva Stefania in preda al dolore sotto di se e lei se ne restava seduta senza neppure ansimare. Per incoraggiare la schiava le prese in mano i capelli e glieli tirò, poi la schiaffeggiò e la colpì al fianco con una tallonata. Stefania mandò un gridolino, i muscoli delle sue braccia si contrassero allo spasimo, pronti a cedere dopo un altro passo. Valentina le strattonò i capelli fin quasi a strapparli.-“Prova a cadere e ti schiaccio la testa sotto ai piedi”- sibilò l’amazzone con tale cattiveria che si sorprese persino lei –“Ti cavo gli occhi con i miei tacchi, stronza!”-Stefania raccolse allora tutte le forze residue. Quello che stava accadendo in quel piccolo appartamento di Firenze era assolutamente assurdo, non aveva motivo di essere. Tuttavia così era, una ragazza si divertiva a maltrattarne un’altra e la schiava doveva solo pensare a far divertire la sua carceriera. Solo questo contava per Stefania, ora. Far divertire la Padrona. Eseguì gli ordini.Trasportò Valentina a lungo, quel pomeriggio e quando, dopo una mezz’ora di trotto, la bella aguzzina si fu scocciata di quel gioco, Stefania aveva ginocchia e mani doloranti e riusciva a stare in piedi a stento.Valentina la osservò barcollante ai suoi piedi e ne rise –“Bene, schiavetta, la prossima volta mi porterai a cavalluccio nella stessa maniera ma in mezzo ad un prato. Ho sempre sognato di cavalcare in campagna”-Le porse un piede –“Baciami i piedi”-Stefania si chinò e baciò i piedi di Valentina.Erano in bagno. Valentina aveva deciso di terminare la cavalcata nella stanza dei servizi. Si abbassò i pantaloncini fino alle caviglie e rimase con indosso solo con gli slip bianchi. Era davanti alla tazza e mostrava il fianco a Stefania, inginocchiata ai suoi piedi. La schiava aveva le gambe intorpidite dal dolore.-“Come sono secondo te?”- chiese ad un certo punto Valentina.-“In che senso, Padrona?”- Stefania era titubante. Non capiva il significato della domanda della sua Padrona.-“Come sono, no? Come sono fatta! Sono bella, brutta, grassa, sfatta…?! Dimmi la verità!”-Stefania guardò Valentina a lungo. Non vi aveva fatto caso da quando era entrata nell’appartamento ma la Padrona, con maglietta e pantaloncini corti, era veramente bellissima. Fisicamente perfetta, non un filo di grasso, eppure non era neppure magra come tante modelle anoressiche che spesso appaiono sulle riviste d’abbigliamento. Quelle gambe lunghe e forti e quelle natiche rotonde e sode riempivano gli occhi della schiava. I piedi della Padrona, Stefania li conosceva già molto bene, erano eleganti e sensuali, senza le rughe ed i calli tipici di chi cammina molto.Più in su lo sguardo della serva non s’azzardò a salire. Non se la sentiva d’incrociare nuovamente l’espressione trionfante ed arrogante di Valentina.-“Lei è molto bella, Padrona”- disse Stefania con aria avvilita.Valentina rise –“Più di te?”-La serva indugiò ancora –“Beh,…”--“Coraggio, voglio una risposta chiara e sincera. Mi consideri più bella di te o no?”--“S..si”- balbettò Stefania.-“Come?”--“Si, Padrona”--“Non ne sei molto convinta, mi pare. Davvero lo pensi o lo dici così, tanto per farmi piacere?”- Sollevò un piede e poi l’altro dai pantaloncini accasciati sul pavimento ed iniziò a sfilarsi lentamente gli slip, facendoli scivolare lungo le cosce.-“Si, Padrona”- ripeté Stefania –“Lei è bella…bellissima, molto più di me. La mia Padrona è perfetta!”- esclamò in un impeto d’entusiasmo la serva. Aveva appena lodato la persona che più odiava al mondo. Si sentì annullata nel corpo e nella mente. La sua autostima e la fiducia in se stessa erano andate a farsi un giro ai Carabi. Probabilmente non sarebbero più tornate o forse, se qualcuno avesse guardato bene, le avrebbe trovate spiaccicate sotto le suole delle pantofole di Valentina.-“Aiutami a togliere le mutandine”-Stefania obbedì ancora una volta. Non era la cosa più ripugnate che la Padrona l’avesse costretta a compiere in quelle poche ore. Pose le mani verso le ginocchia della sua Signora dove l’indumento intimo si era fermato e stava per farle scendere fino alle caviglie della proprietaria quando Valentina, con lucida premeditazione, la colpì con un sonoro schiaffo in mezzo al volto.Stefania, già provata dalla lunga cavalcata e dal calpestamento di prima, crollò a terra come un fantoccio senza ossa. Si portò la mano alla guancia, che si stava velocemente arrossando e guardò attonita la Padrona.Valentina la fissava con aria severa –“Ti ho forse chiesto di usare la mani? Cioè, le zampe? Tu sei un’animale! La mia cagna!”- Le prese il mento con la mano sinistra, sollevandole la testa con l’indice e facendo in modo da guardarla dritta negli occhi sconfitti.-“Usa la bocca. Hai una bella bocca, dopotutto, l’ideale per i miei slip. O forse pensi che le mie preziose mutandine meritino qualcosa di meno?”-Spinse via Stefania, allontanandola dal proprio cospetto. Immediatamente la schiava tornò ad abbassare lo sguardo verso il pavimento.-“No, Padrona”- disse –“Userò la bocca”-Si fece forza e prese un lembo del tessuto fra le labbra, stando attenta a non aumentare troppo la pressione dei denti. Sapeva che una piccola piega lasciata sulle mutandine di Valentina avrebbe reso furente la giovane Padrona. Ora era con la testa fra le cosce della sua Signora che la guardava tutta soddisfatta da sopra. Valentina aveva un’espressione a metà fra il divertito e l’annoiato; seguiva le prodezze di Stefania stando ritta in piedi a gambe leggermente divaricate e con le mani appoggiate ai fianchi.Stefania si prostrò fino a toccare con la fronte la fredda superficie del pavimento, sempre continuando a tenere gli slip di Valentina in bocca. Quando le mutandine furono arrivate alle caviglie della ragazza, quest’ultima sollevò di scatto un piede e lo calò altrettanto velocemente sulla testa di Stefania, badando a non lesinare la pressione.Stefania gemette e si lamentò. Un urlò strozzato le morì in gola.Valentina si sedette sulla tazza, tranquillamente, e quando si fu accomodata sollevò anche l’altro piede e lo premette sulla nuca di Stefania.La serva capì che avrebbe dovuto attendere in quella posizione finché la sua Signora non avesse sbrigato i suoi bisogni fisiologici. Sentì dopo poco il suono inconfondibile di un flusso d’urina che batte contro la ceramica del water.Poco dopo Valentina le tolse i piedi dalla testa.-“Hurry up, cagna!”- esclamò tutta allegra la Padrona –“Adesso t’insegno come essermi utile da questo momento in avanti”-Stefania barcollò, si spinse con la testa ad un palmo di distanza dalle ginocchia di Valentina e cercò di sollevarsi in ginocchio ma la dominatrice la precedette, afferrandola per i capelli e tirandole il viso verso l’alto.Contemporaneamente Valentina s’alzò in piedi e schiacciò la bocca di Stefania contro la propria vagina ancora umida –“Dai, tira fuori la lingua e leccami per benino! Non sei capace di mantenere un rapporto leale ed onesto con un ragazzo, vediamo se almeno sei in grado di funzionare da carta igienica!”-Stefania non resistette all’ordine impartitole da Valentina, non vi provò neppure. Tirò fuori la lingua e leccò con dovizia di premure il sesso della Padrona. Il sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma Stefania lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più Valentina stava gradendo moltissimo quel trattamento. La schiava se ne accorse dai movimenti ondeggianti e flessuosi del bacino, dalla forza crescente con cui la mano le stringeva i capelli, dai mormorii di piacere che uscivano dalle labbra di Valentina.-“Brava, cagna…continua. Lecca, lecca, lecca cagna schifosa…sporca metticorna bastarda, sei la mia carta igienica….”- disse la Padrona. Sembrava non volersi più fermare, aumentava e diminuiva la pressione del sesso contro la faccia di Stefania a seconda del suo piacere, senza badare minimamente agli sforzi compiuti dalla serva.Solo un paio di minuti furono sufficienti per farle raggiungere l’orgasmo.Fu una scarica forte ed intensissima che l’attraversò dalla testa alla colonna vertebrale e le raggiunse le ginocchia. Stefania la percepì in bocca, la ricevette senza esitare, la fece sua e poi, con l’acquietarsi dell’impulso erotico della sua Signora, le sue forze vennero meno e s’accasciò definitivamente sul pavimento.Quello che successe nei minuti successivi ebbe il gusto del dormiveglia per Stefania. La ragazza giacque intontita e quasi del tutto priva di coscienza, nel bagno della sua nuova proprietaria. Quando riuscì a sollevarsi Valentina non c’era più. Si ricompose alla meno peggio e riacquistò un po’ di energie. Uscì dal bagno sulle quattro zampe, come Valentina voleva e si diresse verso il salotto, da dove proveniva la voce della Tv accesa. La Padrona era languidamente sdraiata sul soffice divano, le gambe distese strusciavano fra loro, producendo un fruscio di seta. Non degnò Stefania di uno sguardo mentre la schiava le si avvicinava procedendo nella sua umile postura canina.Quando la serva fu arrivata al divano Valentina sollevò una gamba e con un piede accarezzò la testa ancora spettinata dell’altra.-“E’ stata dura oggi, non è vero?”- chiese, senza tuttavia tradire rimorso o vergogna per ciò che aveva fatto subire ad una sua compagna di Università. Sembrava che trattare Stefania come una cagna fosse una cosa normale per lei, un po’ com’era normale adesso strofinarle la pianta del piede sul volto.La schiava annuì, quasi rilassata dal tocco del piedino di Valentina che ora era leggero come una piuma e trasmetteva calore e comprensione.-“Sei stata grande, lo sai?”- si complimentò Valentina –“Veramente una gran forza d’animo”--“Grazie, Padrona”- disse Stefania e nelle sue parole c’era una gratitudine che stupì pure se stessa.-“Ora va’. Sei libera”--“Vuol dire che…”--“Che puoi tornare a casa”--“E le foto?”--“Ah!”- esclamò la Padrona battendo il piedino con dolcezza sul naso della schiava –“Questo è un altro discorso. Non è che non voglia dartele, ma poi tu ti vendicheresti subito di me, di quello che ti ho fatto subire oggi”-Aveva ragione, la schiava si svegliò. Caspita, anche se ora la stava accarezzando con dolcezza quella era pur sempre la vipera insidiosa che l’aveva ricattata con le foto del suo tradimento, che aveva minacciato di spargerne l’immagine per i corridoi dell’Università, che l’aveva calpestata e costretta a leccarle i piedi ed il sesso. Che aveva infine goduto nella sua bocca lasciandola tramortita sul pavimento. E poi la stava accarezzando, si, ma si potevano chiamare carezze affettuose quelle di Valentina? Più che altro l’aguzzina stava pulendosi la pianta del piede sul suo naso, pensò Stefania.-“Dunque devi comprendere che quelle foto rappresentano il mio….chiamiamolo deterrente per mettermi al riparo da ogni tua possibile rappresaglia. Ma non ti devi preoccupare. Federico non le vedrà mai, a meno che naturalmente tu non mi provochi dispiacere”-Questo tranquillizzò in parte la schiava perché Valentina appariva sincera.-“Ora vai, come ti ho detto sei libera. E mettiti in piedi, non sei più la mia cagna!”- disse Valentina allontanando il piedino dal viso di Stefania e riappoggiando la gamba sul morbido divano –“Oggi mi sono divertita molto con te!”-Stefania rimase in silenzio un momento, poi fu tale il sollievo per aver evitato lo scandalo che prima di alzarsi ed andarsene prese entrambi i piedi di Valentina fra le mani e li baciò un’ultima volta. Con grande piacere di quest’ultima.-“Allora addio, Padrona”- disse Stefania.-“Non devi più chiamarmi così”- la rimproverò bonariamente l’altra –“E da domani sarò nuovamente solo una tua compagna di corso. Quindi non dirmi addio ma solo arrivederci”- -“Arrivederci”- rispose l’altra. Se ne andò.Valentina non la seguì neppure fino alla porta di casa, rimase comodamente sdraiata sul divano. Solo qualche minuto più tardi si rese conto di una cosa. I calzini non c’erano più. Li aveva lasciati sul tappeto in salotto, non c’erano dubbi, ma ora sul tappeto non c’era nulla. Ricordò le sue parole “stasera porta a casa i miei calzini e lavali”.-“Possibile che li abbia presi lei…?”- si domandò.Stefania scese le scale del condominio di Valentina due gradini per volta. Era sfinita e sconvolta. Aveva davvero baciato i piedi a quella carogna per ringraziarla prima di andarsene? Non gli sembrava vero. Perché l’aveva fatto, si domandò. Forse per il sollievo d’aver udito la promessa di Valentina di non consegnare le foto? Ma perché poi? Un giuramento a voce non è un atto concreto, le prove che potevano comprometterla erano ancora nelle mani di una ragazza che aveva abusato di lei per tutto il pomeriggio, divertendosi anche molto. Quindi non era un bacio di riconoscenza. Forse un gesto di piacere?Piacere? La sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse.Tornò a casa affamata e scarmigliata, si tolse il cappotto e lo gettò sull’attaccapanni. In quel momento, da una delle tasche del soprabito, cadde un fagotto bianco grande quanto un pugno. Stefania lo vide e sulle prime non si rese neppure conto di cosa si trattasse. Poi una morsa la prese allo stomaco.-“Non è possibile…che cosa ho fatto?”-L’indomani mattina Valentina si recò all’Università di buon’ora. In programma c’erano due ore di Istologia ed una terza ora di Patologia generale. Prese posto fra le ultime file e lasciò che il tempo scorresse scarabocchiando pochi, disordinati appunti con una matita spuntata. Aveva trascorso una notte molto tranquilla e non aveva avuto alcun problema a prender sonno. Tuttavia la sera, poco prima di coricarsi, aveva pensato per diverso tempo alla sua schiava. Non se la sarebbe lasciata sfuggire tanto facilmente, questo era certo. L’accordo era di non far vedere le foto a nessuno a patto che Stefania si fosse comportata bene con Valentina, ma queste, la ragazza dai capelli castani lo sapeva bene, erano solo parole regalate al vento. Se le fosse venuta voglia di trascorrere un altro pomeriggio come quello del giorno prima non avrebbe avuto bisogno d’altro che di schioccare le dita e rinnovare il ricatto. Magari avrebbe potuto giustificare la cosa chiedendo a Stefania favori impossibili e poi rimproverandola di non aver fatto abbastanza. Al momento giusto le avrebbe ricordato di essere in possesso delle prove della sua scappatella amorosa.Si, non c’erano problemi. Stefania le apparteneva ancora. E perché no, magari un giorno la serva avrebbe davvero imparato ad apprezzare la sua Padrona e ad accettare il suo status, non come qualcosa d’imposto ma come una vocazione. In fondo in quale altro modo si sarebbe potuto giustificare quell’ultima mortificante prova di sottomissione, subito dopo aver detto alla schiava di andar via e di non preoccuparsi delle foto?Valentina ne era certa, Stefania nascondeva una forte natura masochista. Una natura prepotentemente celata dalle rigide regole di comportamento che la società le aveva imposto. Forse non era stato un caso che la serva si fosse scoperta per quel che era solo alla fine della giornata. Dopo essere stata spezzata in ogni modo, sia fisico che morale, le sue difese psicologiche si erano molto indebolite. Per un attimo Stefania era stata se stessa, giudicò Valentina. Rimuginò sulle possibili evoluzioni del rapporto col suo nuovo giocattolo ed attese l’inizio delle lezioni.-“In quel momento, mentre le accarezzavo la faccia col mio piede, non le importava nulla delle foto, non le importava nulla di tutto ciò che la circondava. Per la prima volta seguiva i suoi istinti più reconditi, i suoi desideri. E ha desiderato baciarmi un’ultima volta i piedi”- Quel pensiero le fece provare un piacevole formicolio all’inguine. Forse l’avrebbe richiamata prima del previsto. La sua mano scese sul ventre e poi, con circospezione, ancora più in basso.In quel momento apparve Stefania. Si mise a sedere accanto a lei e la salutò con un sorriso timido. -“Buongiorno”--“Ciao”- disse Valentina.Stava per accennare al mal di schiena che sicuramente doveva esserle venuto dopo il trattamento del giorno precedente ma Stefania la precedette.-“Le ho portato queste”- disse la serva, e da sotto il banco le porse le calze bianche. Valentina le prese e le guardò. Erano perfettamente lavate e stirate, piegate con cura. Ne rimase un po’ sorpresa ma una nuova ondata di calore la pervase.-“Ben fatto, schiava”- ridacchiò, dando maggiore enfasi possibile all’ultima parola –“Davvero un ottimo lavoro”-Le porse una mano davanti al viso. Stefania esitò un istante e poi la prese nelle sue e la baciò.-“Ti faccio baciare la mia mano solo perché questi posti a sedere sono maledettamente piccoli e scomodi. Tu non avresti spazio per inginocchiarti ed io non ne avrei di più per stendere le gambe. In un’altra situazione saresti tenuta baciarmi le scarpe, lo sai?”--“Si, Padrona”- rispose Stefania, alzandosi ed uscendo. Aveva lezione in un’altra aula.Valentina non la trattenne, né la salutò. Ripose i calzini puliti nello zaino e si appoggiò sullo schienale della sedia. Presto avrebbe avuto bisogno di un nuovo servizio lavanderia.Si conclude almeno per il 2007 l’apparentemente interminabile storia di Padron Valentina. Approfitto dell’incombente cataclisma natalizio per salutare tutti quelli che mi hanno scritto per darmi suggerimenti e consigli, per ringraziare tutti quelli che si sono complimentati e per mandare un cordiale vaffa… a chi ha criticato la nostra Padrona preferita (eh, lo so…ci sono anche quelli!). In questi anni mi hanno scritto padroni e schiavi (soprattutto questi ultimi), qualche padrona (poche, sembra che le padrone non leggano!) e diverse schiave (che a dire il vero si sono dimostrate le persone più interessanti). A tutto loro un Buon Natale ed un buon anno nuovo! E a chi volesse scrivermi ma non trova l’occasione per farlo…’o zucconi, mail e contatto msn sono sotto al titolo!!

Uomo maturo


By anonimo


Non voglio abbandonarmi alla fantasia, ma raccontare delle sensazioni vere. Ho superato i 20. Per il mio aspetto attiro l'attenzione dei più. Alta, corpo sinuoso, seno rotondo e sodo che anima un pò troppe fantasie. A primo acchito dò l'impressione di una che sa il fatto suo, una che gli uomini se li mangia.. una dal "curriculum sessuale e sentientale" più lungo di una coniglietta di playboy: non è così!! Se anche lo dico nessuno mi crede, ma io SONO VERGINE. SI.. In realtà di pudico in me c'è ben poco.. ma davvero molto poco. Sapeste i pensieri che la mia "pudica" testolina fa.

Potrei stare qui a raccontare mille fantasie, ma mi soffermerò sulla più recente e ricorrenti. Per ora sono incasinata in una stoeia non storia con un uomo un pò più grande che definire un adone è ben poca cosa. Lui fa avance più che esplicite, diciamo che non usa mezzi termini, e a me attrae anche tanto.. ma forse a frenarmi è l'idea di non fare guidare la mia "prima volta" dal solo sesso. Perchè prima volta tra virgolette? Perchè per me la verginità è un fatto mentale, non fisico.. e io vergine non lo sono più da anni.
Quante volte mi sono concessa a me stessa. E quanto ho goduto cari amici. Cmq, recentemente non faccio che fare due sogni ricorrenti a sfondo erotico. Uno con il mio coetaneo, l'altro con l'uomo in questione.. ed è quest'ultimo a lasciarmi senza fiato ogni volta. Sogno di uscire per un aperitivo con lui, quando di colpo ci ritroviamo in casa sua. Lui disteso a dorso nudo sul suo letto, mentre io, in un intimo molto sexy, sono in piedi davanti a lui. Mi distendo sensualmente sul suo corpo muscoloso baciandolo appassionatamente mentre comincio a passare la mia mano destra sul suo pene. Ormai ho la lingua infuocata quando comincio a baciare i suoi capezzoli e a leccare il suo dorso fino all'ombelico. Comincio a sentire il suo pene che si fa sempre più duro, quindi gli slaccio i pantaloni e glieli abbasso. Lo lascio in boxer per prolungare l'eccitamento e intanto metto le sue grandi mani sui miei seni. Tolgo il reggiseno quando lui comincia a leccarmi e intanto io lavoro di mano inarcando indietro la schiena. A questo punto, quando sento il piacere crescere dentro di me, mi desto dal suo corpo.. mi sfilo sensualmente gli slip e apro le gambe davanti a lui, invitandolo senza giri di parole, a leccare la mia vagina. Lui non si fa pregare e affonda con avidità la sua lingua dentro.. Entra ed esce, entra ed esce.. eentra ed esce.. Oddio, quanto godo. Urlo di piacere. "Aaaah..siiiiiii". Più urlo, più lui affonda la sua lingua dentro la mia vagina e comincia a succhiare il mio clitoride. Lo fa talmente forte e con talmente tanta avidità che il mio corpo ha quasi uno spasmo che mi porta a sollevarmi ed è a quel punto che vedo il suo pene in perfetta erezione. Stava su che era una meraviglia. Comincio ad essere quasi gelosa: lui era li.. che succhiava il mio clitoride e io non potevo godermi quel ben di dio. Eh no!! Non potevo permettere quello spreco. Gli dico di fermarsi. Lui lo fa e mi guarda stupito. Lo faccio girare con violenza sulla schiena e a quel punto mi giro dandogli la mia vagina in faccia e prendo in bocca tutti i suoi 20 cm. E vado su e giù su e giù.. su e giù e ancora su.. Mentre andava avanti questo 69 da urlo sento aprire la porta della stanza. Io mi desto e del tutto imbarazzata faccio per coprirmi quando vedo una ragazza davanti alla porta. Lui mi guarda e mi dice che si tratta della vicina. Ha le chiavi di casa dice, per qualsiasi evenienza.. "Non si sa mai", ribadisce. Io allora sempre più imbarazzata la guardo e le chiedi perchè fosse li. "Ti è finito il burro? Non sono ancora chiusi i negozi". Ero molto indispettita. Al mio sarcasmo lei risponde con una risata e dice: "Veramente ero di la a masturbarmi come una matta.. cazzo, i tuoi gemiti sono più eccitanti di un intero porno". A quel punto ho capito.. "per qualsiasi evenienza, non si sa mai", dice lui. Il mio imbarazzo era svanito di colpo e prima ancora di poter dire qualcosa lei era già nuda sopra quello che fino a due minuti prima era la mia fonte di piacere. Lui era già al limite.. per cui sono bastati due giochetti con la vicina a farlo venire.. Li io stavo quasi per esplodere.. non ero riuscita a venire.. la vicina mi aveva rubato le ultime due gocce di piacere. Quando sentiamo suonare il campanello. Una voce maschile chiedeva se ci fosse nessuno. La vicina tutta preoccupata si rivolge al mio amante dicendo che si trattava del suo lui. Ah.. la più bella notizia della giornata. Mentre lei si destreggiava a destra e a manca per capire che fare, io mi sono avviata alla porta: completamente nuda. Apro.. lo invito ad entrare.. lui a dir poco imbarazzato dice che preferisce restare li dov'era e mi chiede se in casa ci fossero altri. Alludeva al mio amante ovviamente. Io insisto. Entra.. Lo cingo con il mio corpo.. Lui cerca di resistermi. Io con foga gli metto le mani sotto la maglia. Ha un bel corpo lui.. Scoprirò dopo essere un giocatore di pallanuoto.. Mmm.. la mia voglia cresce assieme al mio senso del tatto. Lui cerca ancora di resistermi quando gli cingo il collo portando il suo viso tra i miei seni. Lui annusa il mio odore.. lecca i miei capezzoli.. A questo punto mi gira con forza si slaccia i pantaloni.. Il suo pene era li, in perfetta erezione e me lo ficca dietro con violenza.

"AAAAAAAAAAH". Il primo è stato un grido di dolore.. Mi ha preso con violenza.. il suo pene era davvero enorme.. Ma poi i miei gemiti erano diventati di piacere e godimento allo stato pure.. Ad ogni entrata ed uscita un'estasi.. Appoggiata al mobiletto dell'ingresso venivo presa con forza mentre mi spremeva i seni, giocando con i miei capezzoli che intanto erano diventati turgidi come mai prima. A quel punto la vicina uscì fuori dalla stanza e vedere il fidanzato che mi prendeva con tanta forza la eccitò al punto tale che si presentò davanti a me e cominciò ad infilare le sue dita, fresche di manicure, dentro la mia vagina. Santo cielo che godimento.. Se ancora penso a quella nottata.. Al mio amante intanto venne di nuovo su.. e come poteva essere altrimenti davanti a quella scena.. Certo il ragazzo ha anche lavorato di mano. La vicina a vedere quel pene che cominciava ad ergersi venne l'acquolina in bocca. Lui lo capì e le si avvicinò ficcandoglielo in bocca. Era talmente avida la porca che subito mi lasciò per poterlo prendere meglio.. mentre io urlavo ancora di piacere.. Capìì che il mio stallone dietro stava per venire e allora mi staccai..mi distesi a terra e gli chiesi di prenderlo tra i seni.. Lui non mi fece nemmeno finire che subito lo mise tra le mie due ragazze..Lo mandò qualche minuto su e giù continuando a spremere i miei due gioielli. fino a quando non venne. Ah.. ragazzi quanto è bello l'odore del sesso che ti resta addosso.. Intanto il mio amante e la vicina erano in preda ad un delirio d'estasi. La porca si fece sborrare in bocca e subito dopo cominciò a leccare lo sperma che il suo ragazzo aveva "Versato" sui miei seni. E con quanta maestria l'ha fatto.
Lasciatemelo dire.. è stata una notte incredibile.. In preda al delirio estremo.. Ho urlato di piacere almeno tre volte. Sperò solo questa lettura vi faccia godere almeno la metà di quanto il sogno ha fatto godere me.

Un bravo ragazzo, un vero sporcaccione

Sono un ragazzo di cosiddetta buona famiglia, timorato di dio, ho appena superato la maturità con un anno di anticipo, non ho ancora la patente e non posso quindi avere la macchina…però non volevo assolutamente rinunciare alla mia prima vacanza da solo, senza andare con la famiglia alla solita pensioncina a Cesenatico, dove almeno per me il divertimento era vicino allo zero..mia madre regolava meticolosamente gli orari, l’ora di rientro,l’ora di alzarsi, l’ora del bagno che non doveva superare un certo tempo…la sera del sabato ci facevamo una lunga passeggiata a piedi per andare a messa, poi a prendere il gelato sul corso al nuovo fiore, poi a casa…mio padre, già anziano, lasciava a mia madre il diritto anche di regolare la sua vita… e quindi anche le nostre conoscenze di spiaggiaerano circoscritte a famigliole come la nostra, avendo in più il limite che non ci fossero ragazze che potessero distrarre il suo meraviglioso figlio aldo , cioè io, dallo studio e fargli venire cattivi pensieri…la mia vita di relazione si svolgeva fra casa e l’oratorio, la scuola e come svaghi il cinema parrocchiale una volta alla settimana…fisicamente sono carino, 175 per 64kg, gambe lunghe e diritte,capelli biondi portati a caschetto…per molti anni mi tagliava direttamente mia madre, viso dolce e senza barba, veramente peli non ne ho proprio..morbido e timidissimo…mai fatto sport, solo qualche lezione di violino soprattutto per accontentare mia madre senza per altro alcun costrutto, visto che non ho orecchio musicale e che non riesco neanche ad imparare a ballare….uniche cose belle..gli occhi, verdi, grandi,da cerbiatta, la bocca, grande morbida, naturalmente tumida, e cosa di cui non so se vergognarmi o no, il culetto, alto , tondo,grande, con un solco di pesca molto evidente, sodo e allo stesso tempo morbido e burroso…mi sono accorto di ciò per alcuni commenti raccolti di sfuggita in strada e per il fatto che in autobus o in metropolitana se non riesco a sedere c’è sempre qualche porco, come li definisce mia madre, che mi si appoggia dietro e me lo palpa…devo anche riconoscere che i miei rapporti a scuola si mantengono discreti perchè essendo molto bravo aiuto tutti sempre..e ciò non per secondo fine ma per naturale disponibilità d’animo….il rapporto con le ragazze è assolutamente cameratesco e non riesco a provare per loro nessun trasporto sessuale…naturalmente anch’i mi masturbo in grandissimo segreto ma non penso a ragazze specifiche e tanto meno a ragazzi..le mie fantasie sono sempre attizzate dalla bellezza statuaria di un trans brasiliano che incontro a volte al super market quando vado a fare la spesa per mia madre…ogni volta che ci incontriamo mi sorride e si passa la lingua sulle labbra..io scappo di corsa.. ho sempre il terrore che mi rivolga la parola…..con scopi veramente turpi, direbbe mia madre…devo ammettere che circa 6 mesi fa ho fatto una cosa di cui non ho avuto iil coraggio di parlarne neanche ai miei, una cosa che quando mi fermo a pensare mi sconvolge ancora…, all’uscita della lezione di violino, fui avvicinato da un distinto signore che già da due volte assisteva alle mie lezioni, lui mi disse di essere un importante impresario di concerti, che era rimasto colpito dalla mia abilità, che voleva incontrarmi per propormi un progetto di sviluppo di carriera…a tal fine mi invitò a salire sulla sua macchina ed ad andare da lui per parlare..comodamente..pur rimanendo sorpreso perché non mi sembrava di essere bravo, ne fui lusingato e finii con accettare la sua proposta…nel salire in macchina, mi aprì lo sportello come ad un grande artista, ma così facendo mi palpò il mio meraviglioso culetto..lui lo definì così…poi partimmo per casa sua….durante il viaggio alternò lusinghe ed apprezzamenti sulla mia arte a commenti sulla mia età, sulla mia bellezza, mi cercheò di convincere che tutti i grandi artisti univano a tratti maschili la dolcezza e la sensibilità di una donna,,e così parlando la sua mano continuava a toccare il mio pacco fra le gambe che mio malgrado sembrava reagire intostandosi..e lui continuava a chiedermi se avessi mai baciato, se avessi mai fatto petting con una compagna o con un compagno…e continuava ad accarezzarmi, anche sulle gote, vantando la la perfetta sericità della mia pelle., migliore, molto migliore di quella di tante ragazze….poi prese la mia mano e me la posizionò sul suo pacco..io cercavo di ritirarla..anche se ormai ero eccitatissimo..ma lui insisteva a tenermela appoggiata sul suo durissimo cazzo..mi invitò a stringerlo..io a voce mi rifiutavo..ma in effetti stringevo preso da una strana libidine..lui lo estrasse e me lo rimise in mano..poi mi invitò a tirargli una sega..garantendomi una fulminante carriera…a me della carriera non interessava molto..ma il suo arnese duro e tanto più grosso del mio mi aveva come ipnotizzato…e visto che gli ubbidivo prese a spingermi la testa verso il suo cazzo continuando ad incitarmi a vincere gli stupidi tabù della gente comune,tabù che non riguardavano gli artisti,…. Fino a che le mie labbra, dopo essersi adagiate sul grosso arnese, si lasciarono aprire e il suo cazzo entrò da padrone nella mia virginea bocca…allora prese ad incitarmi..a dire di fare su e giù facendogli vedere le mie grosse labbra che assomigliavano alle grandi labbra di una figa…e la sua mano aumentava le carezze alle mie coscie e alla mia natica..giungemmo davanti ad un cancello di una casa di campagna…mi tolse il cazzo di bocca promettendomi che in casa me lo avrebbe dato dappertutto…scendemmo e appena aperta la porta mi abbracciò baciandomi in bocca e tastandomi il culetto proprio nel solco…..appena in casa, suonò il cell, non voleva quasi rispondere..poi guardò..si trattava della moglie che gli preannunciava il suo ritorno alla villa in quanto la madre malata stava molto meglio..imprecando contro laconsorte che veniva a rompergli le scatola mi fece risalire in macchina per lasciarmi alla prima fermata dell’autobus…e mi baciò nuovamente a fondo e mi garanti che la prossima volta mi avrebbe sfondato..facendomi grandi complimenti sulla mia bellezza sulla mia innata abilità a fare i pompini…ritornai a casa confuso ed eccitato, ma tacqui con tutti…soprattutto con mia madre… mi consolavo pensando che per fortuna non era successo nulla di irreparabile…però ogni volta che ci ripensavo dovevo assolutamente segarmi………Grazie ai grandi voti ottenuti strappai a mia madre il permesso di raggiungere il campo scout della mia diocesi in motorino, portandomi lo zaino ed il sacco a pelo…partii felice……anche se devo ammettere che un po’ mi dispiaceva non vedere il trans brasiliano per un po’ di tempo…avevo infatti deciso dentro di me che avrei voluto conoscerlo..ma la timidezza mi aveva sempre bloccato…arrivato nella cittadina ai piedi della montagna sulle pendici della quale era posizionato il campo, sotto antiche latifoglie davanti ad un prato tagliato da un fresco ruscello, mentre mi apprestavo ad iniziare la salita, il motorino sii fermò..lo lasciai in una piccola officina che individuò subito il guasto ma dovette chiedermi di aspettare fino verso le cinque quando la corriera di linea portasse il ricambio ordinato..allora io decisi di incamminarmi a piedi, 7/8 km non mi spaventavano troppo…avevo appena cominciato a salire che il tempo cambiò, si profilava un temporale con vento forte ed acqua a catinelle…mi guardai intorno ..vidi una baracca in legno, sembrava vuota..almeno avrei potuto ripararmi sotto la tettoia..mi ero appena seduto che arrivarono correndo due grossi taglialegna che si portavano appresso un giovane garzone apprendista…appena in tempo..si scatenò il diluvio..l’acqua veniva talmente di vento che prima che avessero tolto il lucchetto alla porta eravamo già tutti e quattro bagnati….i due bestioni ci spinsero dentro quasi di forza, poi, ridendo, accesero il fuoco e ci invitarono a svestirci per asciugarci…io cercai di schermirmi, mentre il ragazzetto si liberò dei vestiti con rapidità pavoneggiandosi nudo come una spogliarellista..uno dei due lo abbrancò con una certa confidenza e strizzandogli le chiappe lo spinse verso la seconda stanza della baracca…tanto avrebbe piovuto per almeno due ore….appena entrati sentii la voce del ragazzetto….. noooo…ancora….dai…. .poi un …..si…siiiiii…...poi rumori strani …io non li riconoscevo, non li avevo mai sentiti…il bestione rimasto prima mi sollevò con un solo braccio mentre con la mano libera mi toglieva le mutande superando così di forza ogni mia obiezione…..poi aprì la porta e mi invitò guardare e a imparare…vidi il ragazzino steso a gambe aperto sul letto mentre il grosso randello del taglialegna gli entrava ed usciva aritmicamente dal culetto aperto e slabbrato..ciò che mi colpì più di ogni altra cosa il viso raggiante di piacere di tutti e due..il mio bestione intanto mi disse che a suo avviso avevo il più bel culo che lui avesse mai visto…e per cominciare mi fece scendere a terra in modo che il suo durissimo cazzo si trovasse completamente fra le mie natiche…prese pian piano a muoversi , come mi succede in metropolitana o nei pulman..la differenza era che qui non c’erano vestiti fra noi..il suo cazzo nudo e duro scorreva imperioso nel solco dei miei duri ma morbidi glutei..puntando con sempre maggior decisione il mio forellino, vergine ma tanto, tanto eccitato…mi strinse, di colpo mi baciò con tutta la lingua in bocca…mi arresi…..ero ormai psicologicamente indifeso..il mio cazzetto era duro e teso..lui mi appoggiò al tavolo e con molta calma mi comunicò che intanto che avesse spiovuto il suo amico si sarebbe goduta la puttanella che si era portata di la..ma che lui si sarebbe goduto me…...aveva capito che ero un verginello di città che sognavo solo di essere trasformato in troia…che lui riavrebbe accontentato….provai a ribattere che ero atteso al campo scout e che mi ero fermato solo perché si era rotto il motorino..lui sempre accarezzandomi, sbaciucchiandomi, lecchetandomi,, massaggiandomi il buchetto ormai quasi aperto con la grossa calda cappella, mi assicurò che mi avrebbe portato lui con il suo camion al campo e che l’indomani mi avrebbe portato anche il motorino. Però lo dovevo pagare….voleva farmi il culo e poi voleva anche che gli succhiassi il cazzo..purtroppo non si poteva andare subito per la pioggia perché se no mi sarei anche potuto salvare….. poi concluse che il mio culo era talmente bello che non se lo sarebbe mai lasciato scappare…cosi dicendo mi spalmò il buco e i dintorni di miele..infilandomi dentro prima una, poi due, poi tre dita…io mi muovevo con lui e andavo incontro alle sua dita come per averne sempre di più..lui chiamandomi troia, vacca, cagna, maiala, mi spinse dentro il grosso randello e cominciò a stantuffarmi..nel mentre io messo a pecorella cedevo per sempre la mia verginità,………….. si aprì la porta…il grosso collega propose uno scambio di puttanelle ed il mio inculatore accettò a patto che lo lasciasse almeno sborrarmi dentro..appena avvenne ciò, lo estrasse ancora duro facendomi francamente male, io mi lamentai e allora ordinarono al ragazzo di leccarmelo e poi di darmi nuovamente una ”mano di miele”…la cosa fu facilitata dal fatto che il mio povero culetto era rimasto oscenamente aperto come n imbuto dal quale usciva un filo sborra mista a un po’ di feci…il ragazzetto , che intanto aveva già preso a dedicarsi di bocca al cazzo del mio strupatore, si staccò e , ottenuta la promessa che anche lui avrebbe potuto incularmi alla fine, si dedicò al mio culetto dandomi un po’ di sollievo, intanto abilissimo, mi segava ,rimettendomi in tiro e facendo spegnere nel mare della eccitazione erotica ogni dolore…mi consegnò a quello che era il capo e poi tornò a fare l’amore con il mio primo strupatore…l’uomo mi prese in braccio e mi porto della seconda stanza, chiuse la porta, poi prese a consolarmi confessandomi che lui sentiva di amarmi per la mia bellezza, che non aveva voluto essere il primo perché non voleva essere ricordato da me come il mio feroce violatore…e intanto mi accarezzava, mi coccolava, mi baciava con sapienza in bocca, sui capezzoli, e mi segava con calma tenendomi sempre in tiro…io mi rilasciai..mi sentivo bene e felice..finalmente avevo un adulto che mi dava affetto e tenerezza…..e..quasi insieme io cercai il suo randello e lui il mio culo..e tenereamenteabbracciati, il mio cazzetto abilmente sollecitato dal suo grosso ventre, mi infilòcon calma, cercando di farmi troppo male..ma poi pur continuando a d alternare baci profondi aparolle dolci,prese a pomparmi in profondità ,facendo sbattere i suoi grossi e pelosi ciglioni controre mie morbidechiappette..giungemmo ad orgasmare insieme………intato aveva quasi cessato di piovere, il secondo busso alla porta…noi con un ultimo bacio ci staccammo e il mio amnte mi invitò a rivestirmi…rima però dovetti accontentare il piccolo che si limitò a piazzarmi in bocca un cazzetto non più grosso del mio..poi tenendomi stretta la testa..pompò fino a sborrarmi in bocca….io inghiottii tutto..e così anche la mia ultima verginità era scomparsa..dai miei pensieri mi risvegliò l’autista del camion che mi chiamava per portarmi al campeggio…….

mercoledì, settembre 16, 2020

Anna si fa sfondare (racconti porno)

Sono Anna Maria di Torino e ho già mandato qlk storia ma,volevo raccontarvi quello ke mi è successo ieri mattina.Sono andata in palestra alle 8.00 e ho trovato soltanto Francesco il proprietario un figo pazzesco,moro,1.90 e ho scoperto molto,molto dotato (29cm x 13):io avevo un paio di panta-jazz bianchi e sotto il mio bel culetto era esaltato da un tanga brasiliano nero mentre le mie tette erano senza reggiseno e la maglia aderente faceva intravedere i miei capezzoli;ci siamo fermati a parlare ma dopo un pò è scattata la scintilla:abbiamo cominciato a pomiciare e lui,per evitare che ci disturbassero ha chiuso la palestra... ha cominciato a spogliarmi e mi ha leccato la mia fica larga e depilata, facendomi esplodere in un orgasmo fantastico.

Poi mi ha detto:brutta troia pompinara,prendilo in bocca e succhiami il cazzo,fammi godere! e io,per tutta risposta ho cominciato a giocare con quel fantastico cazzo,gli ho baciato la cappella,ho succhiato quei grossi coglioni(sembravano due palle da tennis) e con la lingua ho cominciato a leccarlo,poi gli ho fatto una spagnola e,dopo un paio di minuti l'ho ripreso in bocca.Dopo oltre mezz'ora lui è venuto e mi ha scaricato un fiume di sperma in bocca e io ho ingoiato senza perderne una goccia.Ma,aveva ancora tanta sborra e così,mi ha messo su un tappetino per gli addominali,mi ha allargato la fica e mi ha penetrato violentemente,facendomi venire subito.Sempre più eccitato,ha cominciato a pomparmi più forte e mi ha scaricato un altro fiume di calda sborra nella fica e,stva già per incularmi quando siamo stati interrotti dall'arrivo di Marco,l'altro poprietario che,fortunatamente non ci ha scoperti.

Cmq,con Francesco ci siamo dati appuntamento a casa sua e lì ci siamo scatenati per oltre 4ore con 3inculate,solo che stavolta Francesco mi ha riempito di calda sborra solo in bocca e in fica,nel culo non ha voluto ma ho ingoiato almeno tre litri di caldo succo!!

Scopare in crociera (racconti porno)

Come spesso succede, io e mia moglie andiamo in vacanza con un'altra coppia di nostri amici, ci piace stare insieme perchè ci divertiamo troppo, allora quella volta che siamo andati a fare una crociera insieme, ci siamo imbattute con due belle troiette, e siccome io e il mio amico siamo due veri maiali, immancabilmente tradiamo le nostre donne.
La prima giornata della crociera è trascorsa tranquilla, però qualche occhiatina in giro l'abbiamo data lo stesso, quindi il tempo è passato piu a scherzare e a chiacchierare. La sera invece si è trasformata, è stata fantastica perchè dopo la mezzanotte la mia ragazza dice di avere un maldischiena feroce e va in camera seguita a ruota dalla moglie di Gigi, allora siamo andati nella discoteca della nave dove pullulava di gnocca, e inizio a ballare con gli altri, ad un certo punto vedo la ragazza che serviva al ristorante che mi sorride ed io altrettanto, era con un'amica bassina bionda, io e il mio amico Gigi decidiamo di appartarci un pò con le due ragazze. Un pò brilli riusciamo ad andare fuori con le due, io in macchina con la piccolina e Gigi con la bruna tettona in piedi fuori al freddo.
Io inizio a leccare la fica di questa sconosciuta che godeva come una matta e subito dopo le abbasso i pantaloni e le infilo il cazzo piano piano fino in fondo e poi la pompo come una vacca, si chiamava Barbara ed io dicevo Barbara la mia troia, fotti, non venni per il timore che qualcuno mi potesse scoprire, allora uscii dalla macchina e vidi Gigi che in piedi con la bruna trombava come dei scatenati. Lo chiamai e rientrammo in camera alla nostra normalità. Io e Gigi ci incontriamo 4 volte l'anno, ma ad ogni incontro scappa la trombata.

Un massaggio esplosivo (racconti porno)

Come ogni anno in prossimità dell'estate cominciavo a farmi le seghe mentali perchè non sapevo dove andare in vacanza perchè ero senza un soldo.
Ormai rassegnato di restare a casa per quell'estate, come per magia il mio Giorgia mi chiama per invitarmi ad andare in vacanza con lui visto che la sua ragazza l'aveva mollato ed era rimasto da solo. Allora andammo insieme a sua madre e il suo compagno in una mega villa.
A sorpresa, ci raggiunse anche la sorella di sua madre, una splendida donna sui 40 anni, più bassa di statura, infelicemente sposata (così diceva) e molto cordiale e simpatica.
Sia io che il mio amico conoscemmo parecchie ragazze più o meno coetanee, ma nel buio della stanza il mio sogno inconfessabile erano ovviamente la madre e sua zia. ed il mio sogno cominciò a prender forma quando una mattina il mio amico decise di andare a pescare, io per pigrizia e per stanchezza rinunciai ad accompagnarlo, tutte le mie energie erano spese in discoteca o a scopare qualche bella ragazza conosciuta in qualche locale.
Le occhiate maliziose di sua zia nei miei confronti avevano alimentato i miei sogni di giovane puledro, ma il coraggio di farsi avanti mancava, e per amicizia e per timidezza, in fondo avevo solo 18 anni, fino a quando lei proprio quella mattina mi chiede di spalmargli un po' di crema solare.
Il cuore cominciò a battere forte, in casa non c'era nessuno oltre noi (la madre era già in spiaggia) lei si sdraiò sul letto, ed io cominciai a spalmarle la crema, prima sedendomi di fianco, poi direttamente sulle sue natiche, indossava solo il costume.
Si slaccia il reggiseno, per agevolarmi nella manovra poi si gira e con aria maliziosa mi chiede di spalmare il prodotto anche davanti, io massaggio ma non oso toccarle il seno, sono rosso in volto, il respiro diventa pesante, poi prendo coraggio e passo i palmi delle mie mani sempre più vicino al seno, lo accarezzo dolcemente, non protesta e mi guarda sorridendo, vado avanti, ora non può non notare la mia erezione, ma il mio imbarazzo la eccita di più, non fa niente per coinvolgermi direttamente ma i suoi occhi parlano.
Ora vuole che le unga anche le cosce, mi metto di nuovo di lato, mi appoggio a lei perché senta quanto sono eccitato, le mie mani scendono fino ai suoi piedi, senza perdere nemmeno un centimetro della sua pelle, poi risalgo, mi avvicino alla fica, passo le dita vicino al suo sesso, lei mi guarda e sorride, anche lei e rossa in viso, è visibilmente eccitata, ora oso, sposto le mutandine e appoggio le dita sul suo sesso, è un fiume, sento il cuore nel cervello, per eccitazione mista alla paura, lei mi cinge la testa e mi spinge con la faccia verso il suo sesso, sposto meglio i suoi slip e comincio a leccarla, bevo i suoi umori e lecco come un pazzo, sento i suoi mugolii di piacere, non molla la presa della mia testa e mi spinge freneticamente verso di lei quasi come se avesse paura che mi staccassi, lecco salgo con la lingua fino al suo seno, al suo collo, la bacio sulle labbra con passione, ora le sue mani cercano il mio cazzo, mi spinge sul letto, mi lecca sul petto e scende rapidamente fino ad inghiottire il mio cazzo, lo lecca in tutta la lunghezza, continua a guardarmi, lo bacia dolcemente per poi farlo sparire tutto nella sua bocca, non resisto, e quasi subito le inondo il viso di sperma, fa di tutto per berlo, esplodo in un piacere che ancora oggi ricordo, intenso e prolungato.
Scopiamo per tutta la mattinata, fino a quando non sentiamo qualcuno che cerca di aprire la porta di casa: è sua sorella (la madre del mio amico) la guarda dicendogli: è proprio bravo a fare i massaggi, ti consiglio di provare.

martedì, settembre 15, 2020

Mia moglie controlla i miei orgasmi



Sì, è proprio così: mia moglie ha pieno controllo dei miei orgasmi, e sono settimane che non mi fa sborrare in pace. Venerdì scorso mi ha obbligato a leccarle la fica fino a farla venire due volte, ed io non potevo nemmeno segarmi... lei urlava forte, fortissima della sua libertà di venire e spruzzare, mentre io dovevo stare zitto. Orgasmo negato.
  
Ero così eccitato, così la volta successiva mi ha dato una possibilità: quella di venirle nella fica ma nel limite massimo di 30 secondi... io ci ho provato, godevo come un pazzo in quei 30 secondi ma sono passati troppo in fretta... mi ha fermato, si è fatta un ditalino davanti a me facendomi vedere molto bene le espressioni del viso e poi... nulla, orgasmo negato, ancora una volta.

Per favore amore fammi uscire dalla mia gabbia perchè non ne posso davvero più.

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Finalmente con un trans

Sabato scorso l'ho fatto. Dopo averlo pensato per tanto tempo ed essermi data piacere pensando di farlo sabato notte finalmente ho avuto il coraggio di farlo. Mi chiamo Luisa ho 26 anni e sono fatta discretamente bene ho un bel seno non grosso ma sodo, e sicuramente ho un bellissimo sedere. Da ormai diversi anni ho un sogno erotico nel cassetto, fare l'amore con un Transessuale. Venerdì sera tornavo a casa verso l'una e sono passata da una strada dove in un tratto che c'è molta prostituzione e ci sono anche i transessuali. Sono arrivata cercando di nascondere i miei capelli lunghi, e girando lo sguardo ogni volta che incrociavo una macchina, poi l'ho visto un fisco bellissimo, capelli neri lunghi un seno da primato era un mulatto bellissimo e alto almeno 1,80, truccato da donna, ma lasciava trasparire la sua mascolinità. Mi sono fermata aprendo il vetro, lui si è affacciato dichiarando 20 di bocca 30 l'amore, il suo accento dichiarava l'origine brasiliana. Poi i nostri occhi si sono incrociati e lui mi ha guardata tutta nonostante il buio e mi ha detto "con te 50 a casa mia " ed a aperto la portiera entrando, non sono riuscita a dire una parola. Lui, Lei ha preso le redini del gioco, mi ha detto il nome di una località a una ventina di km. "poi ti spiego bene la strada". Io non ero ancora riuscita a dire una parola, ma guidavo verso la sua casa. Poi la sua mano si è appoggiata sulla mia coscia e ha cominciato ad accarezzarmi risalendo sempre di più verso le mie mutandine, ero completamente in sua balia, volevo dirli di smettere ma nello stesso tempo era eccitatissima lui è arrivato fino alle mutandine a saggiare la mia eccitazione e poi si è ritirato restando a solleticare le cosce nude.

Mi ha fatto parcheggiare vicino ad un parco che abbiamo attraversato insieme fino ad arrivare sul retro di una casa dove siamo entrati. Può sembrare incredibile, ma ancora non avevo detto una parola. Abitava in un bilocale formato da una sala con angolo cucina e da una camera con ammesso il bagno, mi ha offerto da bere della vodka ed è andato a fare la doccia. Non sapevo se scappare o restare lì ma due bei bicchieri di vodka mi hanno indotto a pensare che ormai dovevo andare fino in fondo. È uscita vestita in uno splendido e sexi completo intimo è venuta dritta verso di me, e mi ha baciata sulla bocca, il sapore del rossetto, e del tabacco della sua lingua mi ha colpita come una scarica elettrica. Siamo andati in camera dove lui mi ha detto di spogliarmi ed io l'ho accontentato fino a rimanere completamente nuda davanti a lui. Le sue mani correvano sul mio corpo, su i capezzoli duri e sensibili, e sul mio sesso completamente aperto e bagnato. Mi ha fatto distendere ed allargare le gambe, ero completamente aperta davanti a lui. La sua lingua mi ha toccato la passerina e mi ha dato un forte piacere, dopo pochi secondi sono venuta, in modo incredibile, gli ho preso i capelli e ho strusciato la passerina sulla sua faccia. Si è alzato dalle mie gambe con un sorriso ed è venuto verso me, in quel momento ho sentito la sua cappella appoggiarsi sulla passerina aperta, lentamente, ma inesorabilmente si è fatto strada dentro di me. Lo sentivo dentro di me, incredibilmente grosso e lungo, riempirmi tutta. Ha cominciato a spingere fino a toccare le ovaie dandomi dolore. Il piacere di sentirsi impalata da un uccello del genere era incredibile. Il suo ritmo lento, profondo e implacabile, mi dava sensazioni che arrivavano al dolore. Il suo seno contro il mio era una perversione mentale e fisica. Sono venuta sotto di lui dimenandomi come una pazza cercando di far uscire dal mio corpo il suo cazzo senza riuscirci, anzi provocando delle penetrazioni incredibili. Sono quasi svenuta dal godimento non so né quanto e cosa o gridato. Lui era ancora su di me, dentro di me che mi guardava soddisfatto. Si è alzato in piedi, e mi a chiesto di succhiarlo. Solo allora ho visto la sua bellissima virilità.

Ho iniziato a leccare, e succhiare i miei umori sul suo cazzo di davano un sapore meraviglioso Dopo un po' che stavo succhiando mi ha detto di mettermi in ginocchio sul letto. Da dietro ho sentito il suo cazzo che allargava la passerina ed entrava. In quella posizione sentivo ancora di più la sua grossezza. Dopo avermi ben eccitata è uscito ha preso le mie mani e mi ha detto di allargarmi il culetto perché voleva adesso entrare lì. Io ho cercato di dissuaderlo, ma senza muovermi da come mi aveva messo lui. Utilizzò un tubetto di crema che aveva, infilando prima una poi due dita, allargandole a forbice. Poi bagnò bene nella passerina il suo cazzo, appoggio al buchino e spinse. Dentro di me pensavo che mi avrebbe fatto malissimo invece forse forte la mia incredibile eccitazione riuscì ad entrare. Sentii un dolore forte, quando superò lo sfintere, ma passò quasi subito lasciando il posto ad una sensazione indescrivibile.

 Sentivo il suo sacchetto sbattere sulla passerina, e il suo incredibile cazzo era sparito tutto nel mio culo, che seguitava a contrarsi, nella speranza di chiudersi. Mi ha inculato così per un tempo incredibile, adesso usciva ed entrava senza nessuno sforzo ne dolore da parte mia, che con la mano destra mi stavo masturbando selvaggiamente la passerina. Sono venuta così in ginocchio con 20 cm di cazzo nel culo e tre dita nella passerina, sono rimasta stordita senza fiato, non ho sentito neanche che lui era uscito. Mi ha sollevato il viso, si era ripulito l'uccello, che era sempre teso, duro e rosso mi ha detto che voleva godere, e voleva che lo facessi con la bocca. Si è messo in piedi davanti a me, io mi sono inginocchiata davanti a lui ed ho iniziato a succhiarlo, non riuscivo come lui mi chiedeva a prenderlo tutto in bocca, allora lui mi ha guadata sorridendo ha preso il mio reggiseno e mi ha legato le mani dietro la schiena mi ha preso per i capelli e mi ha scopata in bocca. Era bravo, affondava la sua cappella fino in gola, facendomi sentire una puttana nelle sue mani.

Quando è venuto mi ha tenuto per i capelli voleva che ingoiassi tutto, cosa che ho fatto con grande piacere. Da allora non sono più passata da quella strada, ho troppa paura di rivederlo perché so che non potrei fare a meno di tornare a scopare con Lei.

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