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domenica 26 luglio 2020

Sesso in volo


Il mio volo per Parigi era in business class. Per mia fortuna c'erano un sacco di posti liberi, il mio unico compagno di viaggio era qualche sedile più in là, un grassone che si era addormentato quasi subito dopo il decollo. Mi fanno una rabbia quelli che riescono a dormire ovunque, io non riesco a rilassarmi, specie in aereo. Comunque c'era qualcosa su quel volo che riusciva a distrarmi, l'hostess. Era una bionda platino, un tipo di classe. Sulla targhetta avrebbe dovuto esserci scritto il nome. "Oh, Miss!" c'era scritto.

Mi piaceva, mi piaceva davvero tanto. Eravamo già in volo e Oh Miss scivolava agile nel corridoio sorridendo come se l'aereo fosse stato pieno di gente.Le feci un cenno e lei: «Solo un attimo e sono da lei.»Dopo un po' venne da me e ci mettemmo a parlare. Non aveva molto da fare visto che da una lista di dodici, il numero di passeggeri si era ridotto a due e uno di questi due era praticamente in stato comatoso. Si appoggiò sul bracciolo della poltrona e con sguardo un po' assente cominciò a giocare con una ciocca dei suoi capelli biondi.«Si fermerà a visitare la città?»Non avevo neanche capito la domanda tanto ero impegnato ad ammirare quelle gambe lunghe e snelle che sbucavano da una gonna corta, ancora più corta dal momento in cui si era seduta.«Io ci sono stata a Londra, a Parigi» e mi fece una lista di posti da vedere fino a quando non si accorse delle mie occhiate. Fece scivolare la sua mano dai capelli al collo. Aveva una pelle bianchissima così delicata che si vedevano le vene. Mi sporsi verso di lei e rimpiazzai la sua mano con la mia. Sentivo il cuore che le batteva forte.«Posso...» la sua voce era tremante «ha bisogno di qualcosa?»Lei si alzò e io guardai verso il tipo per controllare che stesse ancora dormendo. Con la testa le indicai la porta del bagno dove andammo a chiuderci a chiave.

«Ho bisogno di qualcosa sì» le dissi prendendola fra le braccia e voltandola verso lo specchio «sì ho proprio bisogno di qualcosa» le alzai la gonna e le tirai giù i collant.Lei si strusciò su di me e al contatto con la sua pelle ce l'avevo già duro.«Non si preoccupi. Faccio da me.»«Vuole scoparmi?»Non le risposi, piuttosto usai il mio cazzo come se fosse la mia voce. Scivolai lungo le sue cosce e arrivai alla fessura. Il suo odore riempiva la toilette, un odore dolce di sesso, calore, bagnato. Le sue cosce erano bagnate e il mio cazzo era così lubrificato che decisi di infilarglielo nel culo, era tutta bagnata e già pronta. Ci guardavamo negli occhi attraverso lo specchio e la sua pelle bianca era diventata rosa dal caldo. Si sbottonò la giacca della sua divisa e mi mostrò un paio di tette bellissime strizzate in un reggisene nero. Le presi entrambi i capezzoli con le dita e li tirai al ritmo della scopata. Lei si spingeva sempre più verso di me come se volesse che andassi ancora più in fondo. Era così aperta che sembrava lo prendesse nel culo tutti i giorni. Era esperta e sapeva come fare per aumentare il piacere. Quando stava per venire sentimmo bussare alla porta, era il grassone che si era appena svegliato.

«Oh, Miss! Mi scusi.»Ma la mia miss era troppo impegnata per rispondere e le uscì solo un «Ohhh».

Un sogno che si avvera


E’ passato un po’ di tempo, il ricordo del sogno che mi ha scombussolato non ancora sbiadisce. Ogni tanto mi ritrovo a ripensare con notevole presenza le scene del sogno. Intanto la nostra vita sessuale continua tra alti e bassi. Ogni tanto ci concediamo qualche piccola “sosta” per ridurre lo stress che il nostro lavoro ci costringe ad accumulare, nulla a sapere che la vita ci sta riservando la più inaspettata delle situazioni che noi potessimo mai immaginare. Il nostro lavoro ci permette di conoscere molte persone, con alcune delle quali abbiamo stretto una buona amicizia, gli artefici del cambiamento in questione sono Claudio e Silvana una frizzante coppia di quella fantastica terra che è l’Umbria. Nostri quasi coetanei e anche loro ( manco a farla apposta) con problemi molto simili ai nostri. Proprio durante uno di questi incontri, ci hanno offerto di passare un breve periodo di ferie nella loro piccola tenuta, per poterci “ disintossicare “. Nonostante la riluttanza a dover lasciare la casa e i figli, l’insistenza dei nostri amici e riuscita penetrare e convincere Chiara, così ci prepariamo a passare il più “ movimentato “ ed incredibile weeckend della nostra vita.
Arriva il giorno della partenza, raccomandazioni, saluti e via, in viaggio. Durante il tragitto rimanemmo letteralmente rapiti dalla bellezza del paesaggio che ispirava tranquillità e relax.
Arrivati a destinazione rimanemmo veramente stupiti della “sistemazione “ che ci aspettava; era una bellissima villetta in campagna tranquilla e molto discreta, circondata da una grande tenuta che Claudio e Silvana utilizzavano per lo più per la loro passione: L’equitazione. Possedevano due bellissimi puledri, un maschio ed una femmina con i quali si divertivano in lunghe passeggiate nei numerosi percorsi di campagna che circondavano la tenuta.
Ci vengono incontro molto felici del nostro arrivo, finalmente avranno buona compagnia per un po’ di tempo, giacché vivono da soli in quanto l’unica figlia, Sara vive in città per motivi di studio. Ci accompagnano nella nostra camera e dopo averci fatto conoscere tutta la casa ci rinfreschiamo per poi ritrovarci tutti insieme a pranzo. Discutiamo allegramente ed animatamente di tantissimi argomenti, sembra quasi ci siamo già dimenticati del nostro lavoro e del conseguente stress. Poi alla fine ci confessano dell’unico problema esistente: loro due al mattino fino al pomeriggio non sarebbero stati presenti a causa del lavoro, ma questo non doveva essere motivo di preoccupazione, in casa c’era tutto di tutto, e questo particolare ci era stato volutamente omesso per evitare che influenzasse negativamente sull’accettazione del loro invito. Dopo una tranquilla notte tutto riposo ci prepariamo a iniziare a vivere la nostra vacanza in tutta “ tranquillità “, l’unica preghiera fattaci, era quella di dare ogni tanto un’occhiata ai cavalli ed eventualmente darci un po’ d’acqua, inizia così la nostra grande avventura godereccia.
Dopo una buona ed abbondante colazione, fattaci trovare già pronta in tavola dai nostri amici (dormivamo beatamente e non hanno voluto svegliarci ), siamo scesi in cortile e dopo aver assaporato il fresco profumo della campagna ci siamo diretti nella stalla dei cavalli per prendere confidenza con l’unica mansione che ci era stata affidata. Era molto spaziosa e contrariamente a quanto potevamo immaginarci molto pulita, quasi una cantina e non dava assolutamente l’idea di essere in una stalla. Ci avviciniamo e subito ci rendiamo conto dell’assoluta docilità dei due animali i quali si lasciavano tranquillamente accarezzare , anzi sembrava quasi che richiedessero apposta tali attenzioni. Mia moglie era attratta dalla superba portanza dello stallone dal lucido e morbido manto marroncino e continuava ad accarezzarlo non accorgendosi che nel frattempo il puledro forse per le carezze, forse anche dalla presenza della cavalla affianco iniziava ad eccitarsi cominciando a tirare fuori il suo enorme cazzo. In un lampo il sogno fatto si impossessò di me, rividi mentalmente tutte le scene ed anche io provai una strana ed irrefrenabile eccitazione. Poi ridendo dissi a mia moglie che se non la smetteva di accarezzare il cavallo,quello gli sarebbe saltato addosso; immediatamente capì e fece una balzo all’indietro ridendo e stupendosi di ciò che stava accadendo, intanto sembrava che i suoi occhi fossero rimasti incollati su quell’enorme cazzo che penzolava sotto la pancia dell’animale, poi continuando a scherzare su quanto successo, cambiammo l’acqua agli animali ed andammo via, ma era evidente che Chiara era rimasta scossa da quanto visto, ed aveva un’aria assorta ed assente, pensierosa. Rientrati in casa non feci in tempo a chiudere la porta che lei iniziò ad accarezzarmi sulla schiena ed abbracciandomi da dietro iniziò a mordicchiarmi sul collo, lambendomi con veloci colpi di lingua i lobi delle orecchie, trasmettendomi piacevoli sensazioni come piccole scosse elettriche. Poi mi saltò letteralmente addosso, era così eccitata che quasi mi strappò di dosso la camicia. Fatta volare la sua gonna, il suo minuscolo perizoma rimase ben in vista: era completamente bagnato dagli umori della sua fica. Mi costrinse quasi a distendermi e con foga mi liberò il cazzo , che nel frattempo era diventato duro come il marmo, dai pantaloncini, iniziando una performance che non avevo il piacere di godere da tanto. Ma un pensiero intanto si era impadronito di me: era stato ciò che era successo nella stalla che aveva scatenata la libido di Chiara ?…. o no! Nessuno dei due disse nulla a riguardo e neanche ne accennai con Claudio e Silvana aspettando che fosse Chiara a parlarne. Ma così non fu, evidentemente era stato proprio quel episodio ad averla turbata, e l’imbarazzo le impediva di parlarne.
Per tutto il giorno non feci altro che pensare a quanto avvenuto di capire se fosse possibile dare un seguito a ciò. Iniziai a pensare ad un sistema che mi permettesse di capire tale possibilità senza rischiare di urtare la suscettibilità di Chiara e quindi rovinare tutto (vacanze comprese). Dopo un po’, decisi di attuare un piano molto discreto e semplice: messomi a lavorare sul mio inseparabile portatile, scaricai da internet un filmato di zoofilia abbastanza spinto e che faceva al caso, con una trama che aveva delle analogie con quanto successo ma nel quale la protagonista si esibiva in spettacolari penetrazioni ed altro con un superbo stallone nero. Montai il filmato, accodandolo ad un altro normale film porno e mi preparai il modo di proporlo di vedere in nottata a Chiara. Dopo una deliziosa cena, magistralmente accompagnata da un vinello malandrino(del quale le ragazze fecero un buon e largo uso) l’atmosfera si era scaldata oltremodo; i doppi sensi si sprecavano ed era evidente che le donne erano alquanto eccitate ed ansiose di dare un seguito alla serata. Uno sguardo d’intesa e tutti capimmo che era arrivato il momento di ritirarci nelle rispettive stanze. Andati a letto, Chiara iniziò subito a stuzzicarmi. Era evidente il suo stato di leggera ebbrezza, che la rendeva assolutamente disponibile, anche se traspariva ancora turbata per quanto accaduto in mattinata, ma io anziché corrispondere le sue avance le proposi di vedere un film, anche per rilassarci. Vedendo il film ogni tanto facevo finta di appisolarmi, simulando un po’ di stanchezza ma in verità spiavo con la coda nell’occhio le sue reazioni. Dopo un po’ il film cambiò di colpo la trama, ma lei continuò a vederlo mostrando interesse per ciò che il film mostrava , io facevo finta di sonnecchiare ma aspettavo con ansia il momento. Di colpo avvertii dei movimenti, iniziava a toccarsi dapprima con delicatezza e leggerezza poi man mano con crescente foga tanto che io dovetti simulare un brusco risveglio causato da ciò. La scena era spettacolare: si masturbava oscenamente sulle scene che scorrevano a video! La protagonista del film spompinava l’enorme cazzo di un puledro cercando di inghiottirne quando più poteva. Poi inizio a penetrarsi in tutti i modi finendo in una penetrazione anale sbalorditiva. Mia moglie era sconvolta, aveva abbandonato ogni ritegno e continuando a masturbarsi con una mano, afferrò con l’altra il mio cazzo, duro e pulsante, ed inizio a spompinarmi con una foga tale che sembrava volesse succhiarmi l’anima, la sollevai letteralmente e la posi girata con la fica grondante sulla mia faccia: un 69 da favola! La mia lingua che si insinuava nel suo dolce e delizioso buco mentre lei talvolta lo inghiottiva così in fondo da toccare con le sue vogliose labbra il mio peloso inguine. Così mentre amoreggiavamo iniziai a parlargli…. di un mio sogno fatto in precedenza e che glielo avrei fatto leggere perché ne avevo fatto un breve racconto…. di quanto successo, soffermandomi sulla sua curiosa reazione e sulla erezione del puledro; lei non rispondeva, anzi aumentava la foga con la quale mi spompinava fino a quando iniziai a scaricargli direttamente in gola una quantità industriale di sborra (stranamente bevve avidamente tutto fino a succhiare e slinguare le ultime gocce, cosa mai fatta in precedenza). Poi mi saltò addosso infilandosi sul cazzo prima che si afflosciasse ed iniziò a cavalcarmi selvaggiamente, io gli stringevo con forza le tette che mi ballavano sul naso fino al farla urlare in un misto di dolore e piacere che la facevano impazzire. La girai e sollevatogli i culo, gli allargai le natiche con le mani puntandogli la rossa cappella sul buco, ma prima che io spingessi, lei con un rapido e deciso movimento all’indietro se lo infilò tutto in un sol colpo, emettendo un rauco e gutturale lamento: poi inizio a dare colpi accompagnati dai miei, sembrava volesse squassarsi in un delirio incontrollato, inizio a farfugliare….si…lo voglio…. fammi squassare la fica ed il culo….lo voglio, lo voglio ed infilandosi tre dita nella fica simulava una doppia penetrazione fino a quando venimmo insieme in un estasiante orgasmo che ci annullò completa- mente. Poi ci abbandonammo e ci addormentammo senza dire più una sola parola.
L’indomani mi alzai di buon’ora, Silvana e Claudio erano andati via da poco, durante la notte avevo pensato molto a quanto stava acca-dendo ed ora era il momento di mettere in atto un piano che avevo studiato. Preso il mio portatile, lo collegai alla stampante di Claudio e stampai il mini-racconto del mio sogno, poi lo piegai e lo misi sul mio cuscino accanto a Chiara, che dormiva ancora beatamente scrissi due righe dicendogli che andavo in città per fare una veloce commissione e fatta una corroborante doccia fresca mi vestii ed andai via. Rimasi fuori circa un’ora e mezza, ero soddisfatto, avevo trovato quanto cercavo ed ero così eccitato che non stavo più nella pelle per quanto stavo per mettere in atto. Entrai di soppiatto e lentamente mi avviai verso la nostra camera; la luce era ancora soffusa, segno questo che Chiara stava ancora a letto, arrivato vicino alla porta sbirciai ed con mia somma soddisfazione vidi quanto mi aspettavo: Chiara stava leggendo con molta attenzione il racconto, ma con la mano si stava masturbando con struggente passione , alla mia vista sobbalzò, ma in breve ritornò subito alla lettura…ed il resto. La baciai delicatamente sul ventre nudo tracciando con la punta della lingua un solco fino al suo infiammato clitoride, gemette languidamente, poi gli dissi che avevo una sorpresa ma lei poteva, anzi doveva continuare in ciò che stava facendo. Andai nell’altra stanza ed aprii il pacco con ciò che avevo comprato: Un mastodontico vibratore, un vasetto di crema emolliente e lubrificante ed infine un vero gioiellino Hi. Tech, un vibratore auto-gonfiabile con telecomando. Ritornai nella stanza da letto, intanto Chiara si masturbava in maniera concitata tanto il racconto l’aveva turbata, mi avvicinai ed iniziai a slinguarla delicatamente sul clitoride, inarcando la schiena si offriva spudoratamente a gambe larghe allora presi il lubrificante ne spalmai in abbondanza sulla sua vagina e sul suo dolce buchetto posteriore. Lei all’inizio rimase un po’ sorpresa, poi girando all’indietro la testa si godeva ogni minima attenzione verso la sua fica. Preso il vibratore auto-gonfiabile glielo passai prima delicatamente sul clitoride, cosa che gli causò una scarica di piacere poi passai ad infilarglielo nella sua fradicia fessura. Presogli la mano la portai a tenere il vibratore e subito iniziò ad usarlo con dovizia , spogliatomi mi avvicinai con il cazzo ormai eccitato da morire alla sua bocca facendogli iniziare così un pompino magistrale. Più andava avanti, più muoveva velocemente il vibratore, allora preso il telecomando iniziai a gonfiare il vibratore, che man mano diventava, con sommo piacere di mia moglie, più lungo e più grosso. Anche se molto stupita di questo, Chiara non si fermava anzi sembrava gradire quel “coso” che gli cresceva dentro la fica, rovistandogliela e dilatandogliela oltremodo. Lo infilava e lo estraeva ora più lentamente, considerato le dimensioni che ormai il vibro aveva assunto, ma quando lo infilava poco ci mancava che infilasse dentro anche le dita tanto lo spingeva in profondità, intanto continuava a spompinarmi con un’espressione languida e persa, come se stesse galleggiando in un’altra dimensione, lentamente presi l’altro vibratore, il “mostro”, già in precedenza ben lubrificato, ed avvicinatolo al clitoride, glielo strusciai con delicatezza. Subito spalancò gli occhi ed alla vista di quel mostro fece un gesto di stupore frammisto a timore. Con naturalezza e dolcezza gli dissi: non era così che lo volevi? Come quello di Jack? (il nome del puledro). Sei un maiale mi rispose subito con aria rassegnata e per niente contrariata. Iniziai così a massaggiargli lo sfintere con quella enorme cappella vibrante, e lei inizio con rinnovata lussuria a masturbarsi con l’altro, facendolo scorrere a tratti velocemente, a tratti lentamente nella fica, infilandoselo, talvolta, con goduria fino in fondo. Io spingevo ogni tanto la cappella sullo sfintere, ottenendo una lenta ma inesorabile dilatazione frammista a rilas-samento e piacere; ma non disdegnavo neanche di spingere il mio cazzo nella sua gola come se fosse la sua fica. Ormai era in balia dei suoi sensi, abbandonata come una bambola ma viva del piacere che la struggeva. Poi con un gesto risoluto disse: dammelo, lo voglio…, lo voglio…., e sfilatosi il vibro lo buttò sul letto come un palloncino rimanendo con la fica rossa e spalancata, ( il vibratore ora che era fuori mostrava la sua dimensione , che non era assolutamente da disprezzare) afferrato il “mostro”, lo puntò con decisione sulla fica e iniziò a spingere. Le labbra della vagina si allargavano come le sponde di un torrente, il cazzone iniziava ad entrare facendo sospirare come una cagna in calore mia moglie, gemeva e si passava la lingua sulle labbra in segno di grande piacere poi si rituffava sul mio cazzo. Dopo un po’, il pur grande vibratore era tutto infilato nella fica come una spada nel fodero (e che fodero!!). ogni tanto gli piaceva sfilarselo piano tutto, lasciando la fica completamente aperta e slabbrata e poi infilarselo tutto, con foga quasi a farsi volontariamente male, ma ne uscivano solo lamenti segno evidente del grande piacere che provava. Era il momento buono, gli sfilai il vibratore e buttatolo sul letto la guardai;anche lei mi guardò smarrita, non capiva poi gli dissi: andiamo, è l’ora di dare da mangiare ai puledri! In un lampo intuì, mi guardò senza dire una parola, poi ammiccando un sorrisino complice disse: hai ragione, i cavalli ci stanno aspettando, e senza dire altro mise una mogliettina ed una gonna (senza slip, naturalmente) e ci avviammo verso la stalla. Arrivati ci dirigemmo direttamente verso Jack, lei iniziò ad accarezzarlo prima sulla fronte, poi sul dorso scendendo a tratti sulla pancia, l’animale come se avesse sentito l’odore di sesso inizio a fiutare sulla fica di mia moglie attraverso la gonna. Sembrava gradire l’odore acre degli umori di cui era impiastricciata la vagina, improvvisamente il cazzone del puledro inizio a fare capolino dalla pancia! Incredibile, sembrava che il cavallo conoscesse il profumo della fica di donna, in un baleno aveva sfoderato il sesso in quasi tutta la sua lunghezza; era enorme, una proboscide da paura, ma che sembrava avesse ipnotizzata Chiara, che lo guardava estasiata. Mi guardò, non dissi niente, i nostri sguardi sembravano avessero detto già più che tutto, abbasso la mano e percorse l’asta del puledro in tutta la sua lunghezza, ne tastò le grosse palle. Si abbassò per sistemarsi più comodamente, prese il grosso cazzo con le due mani ed iniziò a masturbare l’animale che docilmente restava fermo quasi a godersi quanto succedeva. Ormai il ghiaccio era rotto! Continuava a manovrare quell’arma micidiale, estasiata da tanto “ materiale “ a disposizione sembrava ipnotizzata da quel serpente e fissando quell’enorme cappella, si avvicinò con la bocca avida ed iniziò a baciarla tutt’intorno come a pregustare un delizioso bocconcino, poi a slinguarla, come per saggiarne il sapore, ed infine iniziò ad introdursi un po’ alla volta quell’enorme cazzo nella bocca cercando di spalancarla quanto più poteva, quasi a doversi squarciarsi le guance considerato la grandezza di quanto stava accogliendo. Si chiavava nella bocca, come fosse una fica vogliosa; ciucciava, slinguava e farfugliava mezze parole: ….ormai sei mio…. haaaa….mi farò squassare a te….haaaa…..Io da dietro intanto la inculavo senza ritegno, assestavo colpi tremendi che la scuotevano tutta facendo sbattere ogni volta le palle sulla sua fica, lei gemeva e strabuzzava gli occhi cercando di infilarsi quanto più cazzo in bocca. Poi preso il vasetto del lubrificante lo svuotai tutto sulla fica e sul culo di Chiara, guardando in giro vidi un basso sgabello e delle coperte, lo presi, gli stesi una coperta sopra e lo posi sotto il puledro. Guardai mia moglie negli occhi, subito capì, vi si sdraiò sopra, e si sistemò nella posizione più comoda al da farsi. Lo sgabello aveva due prolunghe laterali che facevano proprio a caso( !!!!???) Vi appoggiò sopra i piedi ed allargando le ginocchia spalancò le gambe offrendosi a quel cazzo bestiale. Riprese quella “bestia” fra le mani ed iniziò a strusciarselo sulla fica come a prenderne confidenza .Se lo passava sulla pancia e si contorceva per passarselo sui turgidi capezzoli e sulle tette, ritornando a passarselo sulla fica pulsante. Il cavallo sembrava , stranamente, sapesse esattamente cosa fare, quasi fosse già addestrato ( ma di questo parleremo in un altro episodio) e lentamente iniziò a roteare la cappella sulla fica facendo spostare di lato le grandi labbra e preparandosi ad introdursi quel grosso cazzo nella fica già abbondantemente lubrificata e dilatata dal vibratore. La fica cedeva on po’ alla volta, man mano si apriva ma lei si ritraeva ed iniziava l’operazione con lentezza ma con risoluta fermezza. Godeva, godeva da matti puntarsi quel bestione e sentirsi aprire un po’ alla volta. Poi con decisione iniziò a spingere con estrema delicatezza . La fica iniziava a dilatarsi ed aprirsi come un fiore fino a far entrare l’enorme cappella!! Si fermò e sistemandosi meglio sullo sgabello ricominciò a muoversi iniziando a chiavarsi quel cazzone che si insinuava un po’ alla volta nel ventre di mia moglie. Io dopo avermi goduto questo innaturale ma estasiante spettacolo, mi avvicinai ed ofrii il mio cazzo all’unico buco ora disponibile. Subito tirando fuori la lingua, che sembrò attorcigliarsi al cazzo, ingoiò ed iniziò a pompare estasiata da tanto cazzo a disposizione! Il puledro quasi a sapere cosa fare iniziò a muovere leggermente le anche, simulando il naturale movimento del amplesso. Chiara era completamente in estasi! Assecondava tali movimenti e si chiavava con goduria quel grosso palo, lentamente , ma inesorabilmente un poco più dentro, sempre di più, arrivando ormai ad accoglierne più della metà di quel grosso cazzo. Sembrava squarciarsi, ma anziché dolore, gli procurava un piacere immenso e mai provato. Abbracciato il puledro per la pancia spingeva alzando il culo assecondando Jack che la chiavava come una puledra. La fica era così dilatata che poteva accogliere cazzi di qualunque dimensione. Ormai quel cazzo voleva provarlo tutto e continuando a spingere come un’ossessa si “ infilzava” sempre di più quel cazzo, non poteva dire parola, perché voleva avere la bocca piena del mio fino alle palle, poi iniziò a scuotersi, a tremare tutta, ma non si fermava, aveva orgasmi su orgasmi, incontrollati, lei spingeva, spingeva fino a quando il cazzo entrò tutto, fino alle grosse palle. Il cazzo del puledro, una quantità enorme di carne pulsante erano insinuati nella pancia di Chiara, che con la fica squarciata dai tremendi colpi che si infieriva gemeva, si contorceva e smaniava per i multipli orgasmi che la scuotevano. Ma non era ancora sazia, si sfilò quel enorme spada che lasciò la fica cosi aperta che potevo vederci così bene dentro da descriverne l’interno così provato dai colpi ricevuti, tirate le gambe più all’indietro, portò la cappella di Jack sullo sfintere che pulsava già presagendo cosa gli aspettava. Iniziò a spingere con il culo all’insù, il buco era tutto impiastricciato di lubrificante, e di colpo lo sfintere cedette facendo penetrare la cappella. Chiara emise un urlo lacerante frammisto di dolore e piacere , un rivoletto di lacrime solcò le sue guance, ma non si fermò; dopo un attimo di tregua , che gli servì a riprendere fiato, socchiuse gli occhi ed riprese ad accarezzarsi il clitoride, nel frattempo lo sfintere iniziava a dilatarsi, abituandosi a quell’enorme cappella, iniziò di nuovo a spingere, lentamente ma inesorabilmente, facendo entrare quel cuneo devastante un po’ alla volta sempre più in profondità; a tratti si muoveva a chiavarsi il cazzone per abituare il culo alla spropositata misura. E di nuovo a spingere con lentezza, centimetro dopo centimetro e continuando a sgrillettarsi. Quell’enorme cazzo entrava inesorabilmente nel culo di Chiara, che si era dilatato in un modo incredibile. Raccolse della crema lubrificante, e la spalmò ben bene sull’asta del puledro, poi , di colpo lanciò un urlo ed imprecando parole sconnesse….datemeli…date-meli…,li voglio…. sfondatemi squassatemi, diede un poderoso colpo di reni facendo entrare di colpo il cazzo equino in buona misura. Rimase senza fiato ma subito iniziò a pomparsi il cazzo, prima lentamente facendo uscire per metà il cazzo e facendolo rientrare di colpo, poi sempre più velocemente. Si fermò, scese giù dalla panchetta e accorciando le briglie del puledro, lo costrinse a salire con le zampe anteriori su uno scalone a ridosso del muro. Ora Jack aveva assunto una posizione tale da permettere a Chiara di sistemarsi comodamente sotto la sua pancia, il suo poderoso cazzo era proteso in avanti come un minaccioso ariete pronto a sfondare tenebrose porte. Lei si abbassò, si appoggiò con le mani sullo scalone e si posizionò alla pecorina di fronte a quella imperiosa cappella. Era una scena irreale, mia moglie, gambe divaricate, culo in aria e fica spalancata, era li, pronta vogliosa e decisa a farsi sfondare da un enorme cazzo equino! Iniziò a strusciarsela delicatamente sulla fica, dopo un po’ di questo struscio, iniziò a spingere con piccoli colpi all’indietro. Io, visto la difficoltà intervenni ad aiutarla. Afferrai il cazzo con le mani, e brandendolo come una spada, ne appoggiai la cappella sulla fica aperta facendola entrare appena, lei, con un colpo di culo all’indietro ne fece entrare una spanna, iniziò così un lento andirivieni seguito a tratti da colpi più decisi che spingevano più in profondità il cazzo; poi diede un altro tremendo colpo che fece sparire il cazzo nella fregna come in pozzo senza fondo. Il cavallo iniziava a muoversi ritmicamente spingendo il cazzo come un martello pneumatico. Se Chiara non avesse avuto la possibilità di regolare la quantità di cazzo da accogliere nella sua fica movendosi, sicuramente sarebbe rimasta infilzata da quell’enorme manganello. Ma movendosi sapientemente regolava e decideva lei quanto accoglierne dentro. Talvolta il cazzo spariva tutto nella pancia, sulla quale appariva una protuberanza, segno del cazzo che spingeva in prossimità, poi mi disse che voleva il mio cazzo in bocca, appena lo avvicinai lo avviluppò con le calde labbra e se lo inghiottì facendo entrare nella bocca anche le palle gonfie di sborra; e via a pompare e spingere come un’ossessa facendo entrare quel serpente in profondità, nel suo avido ventre. Sembrava che il cazzo gli dovesse uscire dalla bocca tanto se lo spingeva dentro. Succhiava ed inghiottiva il mio, si pompava il mostro e si menava come una pazza il clitoride avendo orgasmi a ripetizione. Sfilatosi il cazzo dalla fica se lo puntò sul culo e lo strusciò vogliosamente sullo sfintere che pulsando di desiderio iniziava ad aprirsi; bastò un deciso colpo all’indietro per far entrare la cappella nel buco del culo oscenamente dilatato, e via a chiavarsi nelle viscere quell’imponente “ animale”. Il puledro sembrava impazzito, si muoveva a chiavare quella, per lui ,” strana e vogliosa creatura” . Poi in un impeto di reciproca goduria, nitrendo e spingendo il cazzo nel culo di Chiara venne, iniziando a sborrargli tanta di quella sborra nel culo che per la pressione Chiara dovette sfilarselo. Come un idrante il cazzone continuava ad innaffiarla con una quantità incredibile di liquido vischioso. Dal culo, liberato dall’inconsueto tappo come una bottiglia di spumante, fuoriuscì con violenza uno spruzzo di sborra e contemporaneamente anch’io sfilatogli il cazzo dalla bocca gli venni copiosamente in faccia con lei che a bocca aperta cercava di raccoglierne e berne quanta più ne poteva. Poi sfinita si riversò per terra. Un’incredibile battaglia a colpi di cazzo si era consumata. Lentamente l’aiutai a rialzarsi e ci dirigemmo verso il bagno della stalla nel quale infilatasi nella doccia rimase per mezz’ ora a farsi scrosciare l’acqua addosso ( a proposito, ma una doccia nella stalla a chi doveva servire? Anche questo sarà oggetto nel prossimo episodio). Ripulito il tutto rientrammo in casa ci guardammo intensamente e ci abbracciammo baciandoci appassionatamente. Ci sdraiammo sul divano e abbracciati ci addormentammo. Ci svegliammo di soprassalto nell’udire il rumore delle chiavi nella toppa; i nostri amici erano rientrati e salutandoci Silvana ci chiese guardando Chiara: ho visto Jack un po’ nervoso, non vi avrà mica dato problemi?? Chiara si girò verso di me, mi guardò poi rigirandosi verso Silvana rispose, ma no…!, quali problemi avrebbe dovuto darci! E’ veramente un puledro delizioso, e incrociando lo sguardo dell’amica la fissò negli occhi: un lieve sorriso di intesa illuminò il viso delle due donne…

Continua…

E’ passato un anno, anche noi abbiamo comprato una piccola tenuta, ma…..un attimo, e mia moglie che mi chiama, Marco… Marco…. Vieni amore, dobbiamo andare a dare da mangiare a Jack.( a proposito, Jack e il nostro purosangue ed……amico di scopata).
A risentirci.

Un talento a farsi inculare


mia moglie è sempre stata una brava donna di casa,piuttosto timida nelle pubbliche relazioni ma forte di personalità,nel senso una di quelle che"non te le manda a dire".
a me ha dato tutto e forse proprio per questo che ho desiderato avere sempre di più.
Sa soffrire in silenzio,in particolare,quando glielo metto nel culo,non dimostra mai che una debole,stringe i denti per non farsi accorgere che gli fa male,non si lamenta,non urla,perché deve sempre dimostrare che la più forte è lei,e di questo gliene devo dare atto,perché effettivamente è così,forse proprio per questo motivo sono andato sempre alla ricerca di un suo punto debole,chiamatelo libidine,invidia,non saprei ma il desideri di vederla sottomessa a un cazzo possente da infrangere quel “muro” di orgoglio e di ostentata sicurezza che ha sempre avuto e che ha usato per rendermi più debole di lei.
Il suo talento nel fare il pompino è unico,ha una forza nelle mascelle senza eguali.sapete, che in giro ci sono persone capaci di fare cose straordinarie ebbene mia moglie lo è.
Ricordo quella volta in cui era alle prese col mio uccello dopo avermi leccato i coglioni e la canna afferrò la cappella fra le labbra e incominciò dolcemente a succhiare,quando avvenne una cosa straordinaria e dolorosa allo stesso tempo, cui non saprei se augurare ad un altro.
Presa da un momento di follia,o altro,arrestò le labbra a circa metà del cazzo come in una morsa e iniziò a succhiare con tutta la sua forza salendo lentamente quando arrivò a livello della cappela avvertii come una scossa elettrica lungo la colonna vertebrale,la preghai di mollare,non sentivo più le palle e la cappella era diventata un rosso acceso, bastò una sola salita,ripeto una soltanto che sentii la sborra esplodere nella sua gola,arrivata in cima le labbra si staccarono emettendo uno “smak” ed io emisi un urlo di dolore e piacere insieme,allora lei impavida riafferro il cazzo tra le labbra e le bastò un’altra risalita per svuotare completamente i coglioni.credetemi!una cosa unica! Che non ho voluto più ripetere,avevo subito come un trauma.
Penso pure che questo suo modo di "esprimersi" giustifichi la sua forte personalità,mi spiego meglio:
Poter decidere l'attimo in cui farsi sborrare in bocca per lei rappresentava come una sorta di "potere decisionale",perché come dicevo prima, lei è una piuttosto decisa a cui non puoi imporre nulla.
quello che ti dà è perché lo ha voluto lei.
Intanto era cresciuto in mè quel desiderio di vederla spompinare un cazzo che non fosse il mio.
Magari un nero mandingo, chissa!
Un giorno mentre passeggiavamo per la cittài trovai un pretesto per avvicinarmi a uno dei vù cumprà,sapete quei ragazzi di colore altissimi e che portano la nomea di possedere un fallo di grosse dimensioni, osservai degli oggettini,presi una collanina e gli la feci indossare,dopo chiesi quanto costasse e lui rispose 5 euro.
“Rapito” da un improvviso desiderio" dissi, e se invece dei 5 euro mia moglie ti facesse un pompino tu cosa diresti? Mia moglie mi diede una spinta e si allontano di qualche metro imbarazzatissima,mentre il nero rimase con gli occhi sbarrati senza dire nulla.poi ripresosi dallo stupore esclamò:bella,molto bella!
Col suo italiano stentato.
Presi per mano mia moglie e la feci riavvicinare dicendole hai sentito? ti ha fatto i complimenti.
Grazie,grazie lei rispose.
E il nero approfittò del sorriso dicendo,prendi! la collana è un regalo.
E lei ma no! Prendi i soldi! Prendili!
Solo allora il nero si fece coraggio e le disse perchè non mi dai qualcos'altro?
Cosa? Rispose!
A quel punto intervenni prendendola per mano per allontanarla,chiesi di aspettare al vù cumprà e la portai verso la macchina che avevamo parcheggiata un po più lontano,era abbastanza isolato.le dissi di aspettare in macchina ai sedili posteriori che l'avrei subito raggiunta.ritornai dal nero e gli feci cenno di seguirmi,lui subito richiuse il fagotto della mercanzia e mi segui a distanza di qualche metro.
Arrivati alla macchina lo feci accomodare dietro a fianco di mia moglie, che borbottò: ma che stai facendo?sei matto?
Ed io, ricordi? quella scossa elettrica,fallo ora! Ma sei pazzo? Rispose!così mi misi sul sedile di guida e mi abbassai in modo da poter guardare senza dar fastidio.
allora il nero cacciò la mazza dai pantaloni,era un grosso calibro di diametro almeno il doppio del mio,che nel frattempo si era indurito come una pietra e le disse sei bellissima!
Così lei presa da un improvvisa stato di ansia s'inginocchio gli abbassò i pantaloni e spalancò la bocca per accogliere entrambe le palle in modo che desse subito la sensazione di cosa sarebbe stata capace da lì a poco.
E così per qualche minuto succhiava e ingoiava dolcemente i coglioni.
Dopo iniziò a spompinarlo menando la testa su e giù alternando movimenti lenti a velocissimi e il nero non pago la mise la mano dietro alla nuca per assecondarla a un ritmo sempre più crescente.
Ero eccitatissimo,quasi sentivo il battito accellerato del mandingo e il respiro di mia moglie che si faceva sempre più affannoso e a tratti emetteva dei gemiti di piacere.
D’improvviso lei si arrestò alzò la testa, lo guardò negli occhi e con sorriso imbarazzato gli disse,preparati! Che ora viene il bello. Lui non capiva,la guardava con quegli occhi sgranati dal piacere.
E così lei mise in moto quella tecnica di cui raccontavo prima.
Scese con le labbra ben oltre la metà del cazzo,e questo già era straordinario,si arrestò e incominciò a stringere e a succhiare con forza,salendo con estrema lentezza(doveva riuscirci in una sola salita). Il nero a quel punto incominciò a urlare come un animale,sembrava un ululato di un lupo che sancisce la sua posizione dominante ,tanto era forte il risucchio di lei che egli alzò il culo dal sedile per assecondarla, e arrivata con le labbra a livello della cappella un urlo liberatorio gli fece esplodere un sborrata nella gola,sembrava non finisse mai,probabilmente quel "poveretto" aveva i coglioni pieni.
Lei,così si stacco, aprì la bocca per fargli vedere la gran quantità di sborra che aveva in bocca,per un attimo pensai,ora lo sputa fuori dal finestrino,non pensavo che lo ingoiasse,invece, la richiuse ingurgidando tutto.
Dopo lei ridiscese lungo il cazzo gli mise il pollice sotto i coglioni e risucchio quanto ancora era rimasto.
Solo allora il nero esausto si rilassò e le disse,grazie sei eccezionale! ti sei succhiato anche l’anima.
Lei sorrise,gli baciò la cappella e disse,grazie a tè!
Poi aggiunse tieniti pronto per la prossima volta che ti darò ancora di più.lo disse col tono di una di quelle che decidono "il futuro degli altri".
È fatta così ed è per questo che non smetterò mai di desiderarla.
Il seguito lo racconterò in un’altra volta e capirete come può una semplice donna di casa riuscire a fare quello che ha fatto.

Brava donna, le piacciono le orge



Ci siamo sposati che eravamo due ragazzini, io avevo 22 anni e la mia Patrizia ne aveva 18. Dopo appena 7 anni di matrimonio, incominciai a notare un suo cambiamento nel modo di vestire, molto più spregiudicata con molte minigonne(mia moglie ha delle belle gambe), e di agire verso gli uomini indipendentemente se suoi coetanei oppure più anziani di lei. Una notte mentre eravamo a letto, uno nelle braccia dell’altro, mi espresse il desiderio di voler vedere un film a luci rosse, a quell’epoca, ancora esistevano le video cassette porno, cosi dopo qualche sera, la portai a cinema, ci andammo a sedere in una delle ultime file, perché un po’ io non lei mi vergognavo aver portato una cosi bella donna a vedere un film porno. Mentre eravamo intenti a guardare delle scene osè, mi prese la mano e la pose tra le sue cosce all’altezza dell’inguine, con mio grande stupore, mi accorsi che non aveva indossato le mutandine,questo mi solleticò non poco, e gli feci un vigoroso ditalino.
Nel frattempo accanto a Patrizia si era seduta una bella coppia, lei una biondina, poteva avere una trentina d’anni, lui invece un uomo alto e muscoloso con capelli neri, una quarantina circa. La coppia che gli era seduta accanto si accorse della nostra performance, e si dettero da fare anche loro. La vicina però ogni tanto dava delle sbirciate tra le cosce della mia Patrizia. -Dai succhiamelo, mi hai fatto venire tantissima voglia. Dissi io. Senza pensarci su, abbassò i suoi fluenti capelli neri tra mie cosce, e incominciò prima a baciarlo, poi a leccarlo delicatamente, fino a che non se lo infilò tutto in gola facendomi un vigoroso pompino. La sua vicina di poltrona, faceva le stesse cose al suo uomo anche lui bello sdraiato sulla poltrona con il suo cazzo fuori dalla patta dei pantaloni. Si poteva fare tutto ciò, perché eravamo seduti nelle ultime file, e dietro di noi non c’era nessuno. Ad un tratto mi accorsi che la mano dell’altra donna si era insinuata tra le cosce di mia moglie, la quale non solo lasciava fare, ma aveva allargato bene bene le sue cosce per far si che la mano dell’altra la potesse penetrare nella folta peluria della sua figa. Sia io che il suo uomo appena visto tutta la scena, gli abbiamo inondato le bocche di sperma, la mia signora se le ingoiato tutto, mentre l’altra avvicinandosi con la bocca alle labbra della mia Patrizia, gli ha aperto la bocca, e gli ha versato tutto lo sperma di suo marito. La sera stessa tornammo a casa tutti e quattro, con la voglia di fare l’amore tutti e quattro sul nostro lettone. Prima però facemmo una frugale cena, intanto che ci presentavamo, anche perché era avvenuto tutto cosi in fretta al cinema che non conoscevamo neppure i loro nomi. La biondina non troppo alta, ma con un viso bellissimo e due enormi tette, con un culo da fare invidia alla Lopez, Sandra era il suo nome. Marco il suo convivente, (non erano sposati), alto capelli neri un fusto come si dice. Noi siamo sposati da circa sette anni (disse mia moglie), e questa è stata la prima porcata che abbiamo fatto, non so neppure io cosa mi sia preso. -Spero che c’è ne saranno ancora di queste porcate.
Disse Marco accarezzandogli i folti capelli neri, e mentre faceva ciò, con l’altra mano gli accarezzava il culo ormai mezzo scoperto, perché nel frattempo Patrizia si era andata a mettere qualcosa di più leggero addosso. -Certo, non preoccuparti che fra non poco, metterò alla prova la tua virilità, anche perché al buio del cinema non ho potuto apprezzare la consistenza del tuo pene. E cosi dicendo mia moglie aprendo la mano destra la pose in mezzo alle cosce di Marco esclamando un Ohhhhhhhh, che bello grosso. Intanto Sandra seduta nel divano in salotto, avendo la minigonna, aveva tutte le cosce scoperte, io mi ci andai a sedere accanto e incominciai a toccargliele. -Noi andiamo in camera, dopo venite anche voi. Disse Patrizia prendendosi per mano Marco. -Certo prima però fateci stare un po’ soli qui sul divano. Disse Sandra. Allargando completamente le cosce. La mia mano era arrivata alla figa anch’essa piena di peli, le mutandine non c’erano quindi il mio dito medio si intrufolò tra la fessura bagnatissima della figa di Sandra.
Con la sua mano tirò fuori dai pantaloni il mio grosso pene, e incominciò a leccarlo dolcemente con la lingua, era molto brava, si capiva bene, che gli piaceva molto a prenderlo in bocca. -Dai, togliti tutto e siediti sul mio cazzo così ti posso penetrare. Dissi io. -Non portare fretta, abbiamo tutto il tempo, intanto togliamo i pantaloni, e alza le gambe in aria che ti devo leccare bene bene il buchetto del culo, che farlo agli uomini mi piace tantissimo. Non me lo feci ripetere due volte, anzi mi girai di schiena verso di Lei, offrendogli tutto il mio culo davanti ai suoi occhi e alla sua bocca famelica. Leccava che era una meraviglia, fino ad infilarmi nell’ano, la punta della sua lingua, capii che mi piaceva molto, anche perché la mia Patty non me lo aveva mai fatto un servizio simile. -Vedrai fra poco sarà ancora più bello. Disse Sandra. E appena finito la frase, mi infilò nel buchetto il suo dito medio dopo averlo ben lubrificato con la sua saliva, anche se non c’e ne era bisogno, perché talmente era l’eccitazione, che entrò tutto dentro. Mi piacque moltissimo, ed in cuor mio mi ripromisi che chissà un giorno un bel cazzo……. Intanto di là ci chiamavano, perché non venite anche voi sul lettone, tanto è grande c’entriamo tutti e quattro. -Fra poco, ora non possiamo. Disse Sandra continuando ad infilarmi il dito nel culo, e con la mano destra mi accarezzava il grosso uccello. Dopo un po’, mi fece sedere di nuovo, e mettendosi di schiena sulle mie cosce, prese il mio membro, e se lo infilò nella fica bollente. Dopo un po’ su e giù, lo tirò fuori, e con molta calma lo pose sul buchetto dell’ano, si ci pose sopra, ed in un attimo se lo fece sparire tutto nel culo. -Sai il mio Marco quasi tutte le sere mi deflora il culo, il buchetto è diventato quasi come la fica. -Dai ora possiamo andare di là, e se ti và al mio Marco piacciono tantissimo i culi indipendentemente se uomini o donne, scommetto che alla tua Patrizia già l’ha penetrata da dietro. -Non lo so a me non l’ha mai voluto dare, ma chissà può darsi che a un altro uomo?, voi donne per questo siete imprevedibili, ai vostri mariti niente, invece se vi capitano altri uomini diventate molto porche. La visione era stupenda. Patrizia a cosce divaricate, e Marco che gli leccava la figa. -Dai venite anche voi, fu la frase di mia moglie non appena ci intravide in mezzo alla porta della camera da letto. Ci accomodammo sul lettone, e non potei fare a meno di notare il grosso uccello di Marco, molto più grande del mio, mia moglie per prenderlo in mano, lo doveva prendere con tutte e due le mani talmente era lungo e grosso.

-Madonna che è bello, disse Patrizia, dai infilalo di nuovo nella figa. -No girati che te lo devo infilare di nuovo nel culetto rispose Mario, Patrizia senza scomporsi si girò, e Sandra gli andò sopra e con le mani gli allargò il piccolo buchetto del sedere. Marco prima ci sputò sopra un po’ di saliva, poi adagiò la grossa cappella sul l’ano e incominciò a spingere, il pene ad ogni spinta entrava sempre più dentro, quando fu tutto dentro, Marco incominciò il solito su e giù ma con molto ardore. Intanto Sandra leccava il seno a Patrizia, e visto che anche lei era con il culo all’aria mi poggiai anch’io dietro e inculai la moglie di Marco. Fu una chiavata stupenda, godemmo tutti e quattro all’unisono,che alla fine ci accasciammo esausti sul letto.

Schiava e padrona all'università



Il primo Aprile di quell’anno era cominciato come qualunque altro giorno per Stefania. Sveglia presto, colazione veloce giù al frequentatissimo bar della stazione ferroviaria, una scappatella veloce in biblioteca dove alcune amiche e compagne di corso preparavano gli esami della sessione primaverile e poi via in aula. Quel giorno erano previste due ore di Chimica generale ed inorganica, una di Biologia molecolare ed una, inevitabile, di Biochimica vegetale. Stefania salì le scale che conducevano alla piccola aula in fondo al corridoio principale dell’istituto. La solita gente radunata davanti alle porte, gruppetti di persone conosciuti o meno conosciuti che vociavano e ridevano. Qualcuno salutò la ragazza e Stefania, cortese, mentre ricambiò con un grazioso inchino del capo. La sua voce cristallina tintinnò nell’aria stanca fra le pareti di cemento. Era una bella ragazza, Stefania, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul muro, era appeso un poster della tavola periodica di Mendelev. I banchi erano vecchi, ingrigiti dagli anni e dalle generazioni di studenti che si erano succedute una dopo l’altra alle lezioni di Scienze Biologiche dell’Università. Stefania prese posto fra le file di mezzo, non troppo vicina alla cattedra da stare sotto al naso del professore durante la spiegazione né tanto distante da non essere veduta dall’insegnate. Essere un volto qualunque fra la folla, ma un volto sempre presente alle lezioni era ciò che Stefania aveva imparato ad essere dopo due anni di corso. In fin dei conti era questo che i docenti mostravano di apprezzare dai loro studenti. Il professore di Chimica generale era un ometto vecchio con un viso scavato da rughe e grinze come la corteccia di una vecchia quercia, ed aveva lo sguardo un po’ spiritato. Arrivò con matematica puntualità quando mancava appena un quarto d’ora alle nove, depose la sua cartella in pelle sul piano della cattedra e ne estrasse un volume di lucidi.-“Buon giorno”- esordì. –“Oggi Parleremo della disposizione degli orbitali atomici attorno al nucleo”-Stefania si appoggiò con le spalle allo schienale rigido della sedia. Teneva il quaderno aperto davanti agli occhi ed impugnava la penna fra indice e medio. Il tappo della biro girava e roteava nevroticamente fra le dita nervose. L’aula era piena per un quarto solamente dei posti disponibili. Gli studenti si erano stancati col tempo di seguire le lezioni di quel vecchio noioso.-“Che barba!”- pensò Stefania –“Orbitali dell’atomo!”-In quel momento una ragazza dai capelli castani e mossi che le arrivavano alle spalle le si sedette accanto. Stefania la guardò con disinteresse. L’aveva già veduta qualche volta ai suoi stessi corsi e qualche volta si erano scambiate gli appunti del giorno, ma la conoscenza si era mantenuta sempre molto superficiale. Stefania sapeva che la ragazza si chiamava Valentina, che lavorava saltuariamente in una piccola pizzeria in centro e che era già iscritta al quarto anno benché avesse dato meno esami di lei. Valentina era una bella studentessa dalla carnagione abbronzata e liscia, i lineamenti del viso erano regolari e gli occhi castani come la chioma. In particolare Valentina era messa molto meglio di Stefania in quanto a curve ed era noto che il suo seno prosperoso ed il suo fondoschiena avevano fatto girare la testa a molti studenti durante gli anni scorsi.Stefania si guardò per un attimo il seno; rispetto a quello della ragazza che le sedeva accanto appariva minuscolo ed insignificante. La maglietta era rialzata solo di un poco, là dove doveva.-“Ma a che sto pensando?”- si disse, come vergognandosi di se stessa.Valentina sembrò non degnarla di uno sguardo, aveva preso block notes e penna e attendeva solamente l’inizio della lezione. Poi, pochi secondi prima che il professore iniziasse a parlare, la ragazza dai capelli castani sembrò ricordarsi di qualcosa, frugò nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrasse un pacchetto di carta grande quanto una lettera. Lo guardò sorridente ed i suoi occhi vispi brillarono di una luce furba. Infine, con indifferenza, appoggiò la busta sul banco a fianco del suo, proprio davanti al quaderno di Stefania.Quest’ultima lo osservò incuriosita mentre Valentina la scrutava trattenendo a stento il riso.-“E’ per te”- disse-“Che cos’è?”- chiese Stefania.-“Aprilo e guarda”- rispose l’altra.Stefania appoggiò penna e quaderno sul tavolo. La lezione stava per cominciare, il professore aveva impilato i lucidi nell’ordine nel quale voleva proiettarli accanto alla lavagna luminosa.Incurante di ciò Stefania aprì il pacchetto e guardò cosa vi fosse dentro. Erano fotografie. Un mazzo di cinque foto ed il soggetto di quelle immagini la fece sbiancare. Impallidì proprio, sgranando gli occhini neri e congelando ogni movimento di quelle mani che stringevano impotenti le prove della sua colpa. L’espressione di Stefania denunciava incredulità, smarrimento e terrore. Valentina ne rise, divertita.-“Ma cosa sono queste?”- balbettò sottovoce Stefania mentre le sue mani allontanavano le foto dal volto.-“Belli questi scatti, non è vero? Si vede chiaramente il tuo bel faccino schiacciato contro le pudende di…chi è quello? Non il tuo ragazzo, comunque! Gira il mazzo, da qualche parte c’è una foto dove lo si vede anche di faccia…”--“Ma…ma…”--“E’ un bel ragazzo. Chissà se piacerà anche al tuo fidanzatino!”- ridacchiò Valentina –“Quel cornuto”--“No…non vorrai mica…”--“Fargliele vedere?”--“Non farlo! Ti scongiuro!”- disse Stefania, piegandosi verso l’altra ragazza con fare supplicante. -“E perché non dovrei?”- Valentina era sempre più divertita, ormai dominava completamente la situazione. –“Non sarebbe leale nei suoi confronti, quelli del tuo bel ganzo. Forse gliele farò trovare proprio stamani, tanto più che oggi è il primo Aprile. Sai che scherzo!”-La parete bianca di fronte ai banchi s’illuminò del fascio di luce proiettato dalla lavagna luminosa. Gli studenti rimirarono un’immagine stilizzata di orbitali atomici e particelle elementari. Anche Valentina guardava e pareva quasi interessata dalla lezione. Eppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia. Stefania non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto.-“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”--“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e forse ti prenderà anche a schiaffi o peggio. Magari una bella scenata… e ci andrà giù pesante, anche più di quanto tu non pensi. Puoi stare sicura che in capo a due giorni sarai divenuta la protagonista assoluta di questi corridoi!”-Gli occhi di Valentina non sfiorarono mai il volto di Stefania; era come se la prima trovasse l’altra indegna d’essere persino considerata. In fondo non si degna d’attenzione una mosca che sbatte le ali bagnate in un angolo del marciapiede, aspettando solo d’essere calpestata.-“Oh, e nel caso ti fosse venuta in mente l’idea di strappare le foto che hai fra le mani per cancellare le prove della porcheria che hai fatto”- disse Valentina –“Sappi che ho i negativi e posso farne quante ne voglio. Ne farò dei poster da appendere in aula magna se necessario.Tutti dovranno sapere!”--“Ma come le hai avute?”- chiese Stefania. La sua mente era in pieno panico, la sua ragione navigava nel marasma della paura e della vergogna. A cosa sarebbe servito conoscere la provenienza di quelle foto? Ormai i giochi erano fatti, le prove c’erano e non le si poteva ignorare. Ma la sua coscienza si rifiutava d’accettarlo, era come se l’intera situazione fosse un incubo e non qualcosa di reale. Si sorprese tuttavia di non aver gridato, di essersi data un contegno dignitoso affinché in aula nessuno, dal professore all’ultimo degli studenti presenti, s’accorgesse della tragedia in atto.-“Ho le mie fonti, sai com’è!”- esclamò sorridente Valentina. Mentre parlava con Stefania prendeva appunti su quanto stava dicendo il professore. Non degnò la ragazza più giovane di uno sguardo. -“Ti prego, non dirlo a Fabrizio”- supplicò Stefania.-“Vedremo…”--“Ma…”--“Non ora!”- rispose stizzita Valentina voltando il capo verso Stefania. Guardò la ragazza febbricitante come si guarda un insetto fastidioso che ci ronza vicino all’orecchio. –“Non vedi che mi disturbi? Insomma!”--“Ti prego!”- supplicò ancora Stefania –“Se vuoi che faccia qualcosa…qualunque cosa…”-Valentina sogghignò malignamente –“In realtà si. Voglio qualcosa da te. L’espediente delle foto è solo un piccolo ricatto morale per ottenerlo. Un mezzuccio un po’ sleale ma tutto sommato efficace, non trovi?”-Nel cuore di Stefania, oltre alla sempre più angosciante morsa di disperazione, altri sentimenti si facevano ora strada. Primo fra essi la rabbia, un odio sordo e totale che aveva come unico scopo d’esistere la risatina immonda della ragazza comodamente seduta di fianco a sé. Ma la ragione trattenne le mani di Stefania dall’infilare le unghie nel viso della nemica, ciò sarebbe equivalso a confessare con la propria voce il tradimento nei confronti di Fabrizio.-“Che cosa vuoi?”- chiese allora Stefania, mentre nella sua voce ora si scorgeva astio e non solo smarrimento.Ma Valentina, incurante del risentimento della sua povera vittima, rise di quella furia incatenata.-“Vieni oggi, a casa mia. Sai dove vivo, giusto? Davanti piazza Dalmazia, al primo piano davanti alla villa col giardino. T’aspetto non più tardi delle tre”-Ripose penna e quaderno nello zainetto e fece per alzarsi. La lezione di chimica era giunta appena ad un quarto del suo svolgimento.-“Ah, portami un regalino. Una scatola di cioccolatini o dei fiori. Sai, sta male presentarsi in casa d’altri senza un piccolo presente per la padrona, ti pare? Se opti per i cioccolatini fa che siano di marca buona. Ed io amo le rose rosse. Mi raccomando, alle tre e con un regalo. Sgarra ed io ti sputtano davanti a tutta l’Università, bidelle comprese. Ritarda di un solo minuto e non mi troverai in casa, sarò sulla strada per andare a trovare il tuo caro fidanzato. Quel cornuto…”-Stefania non aveva il coraggio di sollevare lo sguardo. I suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto rannicchiate sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che Valentina indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove.-“Come vuoi”- disse infine.-“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di Valentina! Chi è Valentina? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”-Stefania strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”--“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”--“Come desidera, Padrona. Va bene così?”-Valentina s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”-Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale. Stefania la osservò andare via e le parve di morire.Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione.Stefania si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di Valentina ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva, Stefania e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente Valentina era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Pearl Harbor. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò Stefania. Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta. Valentina venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre Stefania vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula, Valentina s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera.Stefania aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà.Quando Valentina aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di Stefania scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté. Rovinerà la tua storia d’amore con Federico, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà!-“Lascia perdere, Stefania!”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”-Lo sguardo di Stefania planò ai piedi di Valentina, che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita.-“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse Valentina.Stefania mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso.-“Gra…grazie”-Valentina sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella.Stefania si sentì come un topo in trappola.-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”--“Sei in anticipo”- disse Valentina –“non sei riuscita a darti pace, eh?”--“No”- rispose Stefania –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”--“Non avresti potuto, infatti”- Valentina le passò una mano fra i capelli. Stefania non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina.-“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di Stefania era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era Valentina ad avere facilmente il sopravvento.-“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di Stefania fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”-Stefania aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di Valentina s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona.-“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”-Stefania non rispose.-“Non credi?”- chiese Valentina.Ancora nessuna risposta. Valentina allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di Stefania verso il basso. Stefania si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di Valentina e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona.Valentina sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di Stefania e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale.La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento.-“Ti impegni poco, Stefania”- disse Valentina con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”-Ruotò il piede sulla nuca di Stefania –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai. La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”-Detto questo Valentina sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una Stefania genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella Valentina. Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca. Stefania pianse.Valentina la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta Stefania per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.Era il salotto. Al centro della sala era posto un tappeto ed un tavolinetto in vetro e legno. Alcune riviste di moda e gossip erano sparse alla rinfusa sul piano. Addossato ad una parete stava un bel divano bianco mentre sul lato opposto della stanza vi erano un TV color ed una piccola libreria colma di volumi.Stefania riconobbe alcuni libri del suo corso di studi. Un’ampia finestra illuminava la stanza e sull’ultima parete la ragazza vide un’alta scaffalatura piena di libri ed un piccolo acquario con pesci variopinti e piante tropicali.Valentina s’avviò verso il divano e costrinse Stefania a seguirla quattro zampe. La povera serva doveva procedere come una cagna perché la Padrona non le permetteva di sollevare la testa più in alto delle proprie gambe.Aveva il viso a pochi centimetri dal sedere tondo e bellissimo di Valentina e la Padrona glielo agitava davanti nel camminare in modo sensuale ed elegante.Per un attimo, un attimo solo, Stefania ne fu ammaliata.Valentina si sedette sui morbidi cuscini del divano e lasciò la chioma di Stefania. Questa si sollevò un poco portandosi le mani alla nuca dolorante.-“Torna in ginocchio”- ordinò Valentina, senza alzare la voce.Stefania esitò.-“Schiava! Obbedisci!”-Queste parole percossero Stefania come una frustata e la ragazza si chinò davanti alla Padrona. -“Toglimi le ciabattine”-Stefania prese prima un piede e poi l’altro, tolse da entrambi le pantofoline e le appoggiò sul pavimento.-“Sulle mani”- disse tranquillamente Valentina.-“Come?”--“Ho detto sulle mani. Sulle tue mani. I miei piedini si raffreddano a stare fermi sul marmo, li devi adagiare sulle tue mani”-Stefania sollevò i piedi di Valentina e distese le sue mani sul pavimento. Valentina vi appoggiò sopra i talloni e l’incavo delle piante. Muoveva le dita con leggiadria, assaporando l’orgoglio di Stefania in frantumi.-“Ora toglimi i calzettoni”- incalzò.-“Ma…”- balbettò la schiava.Stava per dire –“Come faccio a toglierle le calza se ho le mani sotto ai suoi piedi?”--“Non lo fai?”- chiese Valentina fra il divertito e lo strafottente.-“Dovrei spostare le mani”--“Nient’affatto!”- esclamò Valentina, sollevando un solo piedino e strofinandone la punta sulle labbra semidischiuse di Stefania –“Lo farai con la bocca, tutto qui. Ma attenta a non pizzicarmi con i denti, altrimenti ti calpesterò come poco fa. Solo che lo farò con i tacchi a spillo, ci siamo capite?”-Stefania non ebbe bisogno di rispondere. Era annientata e sconfitta in partenza. Si chinò fino a sfiorare le caviglie dell’aguzzina con la bocca, afferrò quanto più delicatamente possibile l’orlo delle calze fra i denti e le labbra e fece scendere il primo calzino. Il piedino di Valentina era abbronzato ed aveva il colore della più bella gemma d’ambra che Stefania avesse mai vista. I suoi occhi ne percorsero il tallone fiero e forte e le dita affusolate, poi spostò la bocca verso il secondo calzino e ripeté da capo l’operazione. I calzini infine giacevano sul pavimento.-“Stasera lavali”- disse Valentina.-“Eh?”--“I miei calzini, intendo. Li porti a casa tua e li lavi. Me li riporterai quando saranno puliti e stirati”- sbuffò la Padrona, col tono di chi ha ripetuto lo stesso ordine un numero di volte tale da far perdere la pazienza –“Schiava. Ti fai ridire le cose un po’ troppo spesso. Così non va bene”- E così dicendo premette un piede sulla faccia di Stefania. La serva avvertì la pianta del piede che le schiacciava la guancia sinistra e l’unghia dell’alluce che si divertiva a tormentare il suo sopracciglio.-“Devi imparare a prevenire i miei desideri al più presto. Desidero che tu sia in grado di eseguire i miei ordini nel momento stesso in cui la mia mente li formula, intesi?”--“Farò del mio meglio, Padrona”-Valentina tolse il piede e lo riappoggiò sulle mani di Stefania. Sorrise.-“Va bene, ora leccami i piedi. E fallo bene”--“Ma…” esitò Stefania –“Come vuoi”--“La terza persona, schiava. Usa le formalità che ti sono dovute”--“Come vuole Lei. E mi perdoni”--“Così va già meglio. Datti da fare”-Stefania non indugiò oltre. Leccò il dorso di quei meravigliosi piedini che ora le stavano calpestando le mani, facendole dolere le articolazioni delle dita. Ad ogni colpetto di lingua Stefania sentiva la sua anima lacerarsi sempre più in profondità. Non capiva nemmeno più perché stesse facendo quello che stava facendo. Il ricordo delle foto e del ricatto s’era come sbiadito nel dolore di qualche minuto prima, quando aveva sentito la sua schiena prossima al rompersi sotto ai piedi di quella che ora era la sua Padrona. E qual’era lo scopo della sua visita a casa di Valentina? Riprendersi le foto? Convincerla a strappare i negativi? Supplicarla? Minacciarla? Picchiarla, forse? Stefania non lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco plantare e del tallone. Valentina seguì con attenzione l’umiliante lavoro di Stefana. Muoveva i piedi per indicare di leccare ora in punto, ora in un altro. La schiava capiva al volo e s’impegnava.-“Bene!”- esclamò Valentina dopo un poco –“Mi ritengo soddisfatta”-Sollevò entrambi piedi e calò due colpi di tallone sulla testa di un’indifesa Stefania. La schiava, intontita, si ritrovò con la faccia sul pavimento, ancora una volta sotto ai piedi di Valentina.-“Visto che non è poi tanto disgustoso leccarmi i piedi?”- domandò sarcasticamente la Padrona. -“Si, Signora”--“Non ne sei convinta?”-Stefania non rispose, non ve ne era bisogno.-“Ti stai rendendo conto che la vita da schiava ti piace e questo ti preoccupa, non ho forse ragione?”-Silenzio da parte della sottomessa.Valentina spostò le gambe, le ritrasse verso il bordo del divano –“Le pantofole. Mettimele”-Stefania si mosse a fatica come una bambina che sia stata appena pestata dal bullo di quartiere. Raccolse le pantofole di Valentina e le calzò ai piedi della Padrona. Lo fece con la massima devozione e questo non sfuggì di certo all’occhio furbo dell’aguzzina. Stefania la odiava, lei era la sua nemica, e tuttavia pur di non perdere la faccia la ragazza le aveva giurato fedeltà ed obbedienza. In quel momento Valentina ne fu certa, Stefania sarebbe diventata la sua schiva a tutti gli effetti.Aveva previsto che per il primo giorno un trattamento come quello che Stefania aveva appena subito fosse sufficiente, pensava che l’avrebbe congedata al termine della prova orale, dopo averla fatta interrogare in lingue dai suoi piedi, invece la schiava pareva avere a disposizione energie e capacità di sopportazione insospettabili. La sua lingua era una carezza morbida e invitante, il suo corpicino armonioso e gracile pareva il tappeto ideale per infierire a pieno peso con scarpe dalla suola robusta. E poi quell’espressione frustrata, quell’aria sconfitta e mortificata fecero fremere il sesso di Valentina. La Padrona desiderò mettere alla prova se stessa. Volle vedere fin dove avrebbe potuto spingere la sua schiava col suo ricatto.-“Schiava, vieni da me”- disse. Fece per uscire dal salotto, poi con la coda dell’occhio s’accorse che Stefania la stava seguendo ritta in piedi, con lo sguardo basso ma sulle sue gambe. Si fermò così bruscamente che per poco la schiava non le andò a sbattere contro.-“Brutta stronza!”- urlò –“Che cazzo fai? Mi segui così, in piedi?”-Stefania si riscosse dal torpore. Guardò allibita la Padrona senza capire bene quale crimine avesse mai commesso, quale mancanza fosse stata così grave da far imbestialire Valentina a quel punto.-“Giù in ginocchio!”- esclamò Valentina –“A quattro zampe mi devi venire dietro. Anzi, già che ci siamo sarai la mia cavallina”- Appena Stefania si fu prostrata a terra e le sue mani già martoriate ebbero toccato il pavimento Valentina la scavalcò e si sedette senza pietà sulla sua schiena. Poi sollevò i piedi da terra e le mise ai lati della testa di Stefania, in modo da giacere con tutto il peso sulla schiena della serva.-“Trotta, cagna”- disse.Stefania obbedì, sempre più sottomessa dalla vergogna.Compiuti i primi cinque metri Valentina iniziò a sghignazzare. Le piaceva proprio tanto farsi portare in giro a quella maniera.Teneva le pantofole mezze sfilate dai piedi e le dondolava sulla punta dei piedi, sfiorando con esse gli occhi in lacrime di Stefania.-“Dove devo andare, Padrona?”- chiese Stefania, quando fu in mezzo al corridoio.Valentina era un po’ indecisa. L’appartamento era piccolo e le stanze tutte disposte attorno a quell’unico corridoio. La sua prima idea era stata quella di dirigersi subito verso il bagno, però la breve cavalcata l’aveva fatta desistere; era troppo bello starsene comoda e rilassata sulle spalle di Stefania mentre quella faticava come un mulo, trasportandola ovunque ella volesse.-“Vai verso la cucina”- disse Valentina infine.-“Non so dov’è”--“Ah, già, è verso sinistra”-Stefania obbedì. Le sue spalle tremavano sotto al peso di Valentina, che dal canto suo invece godeva di quella sofferenza. Sentiva Stefania in preda al dolore sotto di se e lei se ne restava seduta senza neppure ansimare. Per incoraggiare la schiava le prese in mano i capelli e glieli tirò, poi la schiaffeggiò e la colpì al fianco con una tallonata. Stefania mandò un gridolino, i muscoli delle sue braccia si contrassero allo spasimo, pronti a cedere dopo un altro passo. Valentina le strattonò i capelli fin quasi a strapparli.-“Prova a cadere e ti schiaccio la testa sotto ai piedi”- sibilò l’amazzone con tale cattiveria che si sorprese persino lei –“Ti cavo gli occhi con i miei tacchi, stronza!”-Stefania raccolse allora tutte le forze residue. Quello che stava accadendo in quel piccolo appartamento di Firenze era assolutamente assurdo, non aveva motivo di essere. Tuttavia così era, una ragazza si divertiva a maltrattarne un’altra e la schiava doveva solo pensare a far divertire la sua carceriera. Solo questo contava per Stefania, ora. Far divertire la Padrona. Eseguì gli ordini.Trasportò Valentina a lungo, quel pomeriggio e quando, dopo una mezz’ora di trotto, la bella aguzzina si fu scocciata di quel gioco, Stefania aveva ginocchia e mani doloranti e riusciva a stare in piedi a stento.Valentina la osservò barcollante ai suoi piedi e ne rise –“Bene, schiavetta, la prossima volta mi porterai a cavalluccio nella stessa maniera ma in mezzo ad un prato. Ho sempre sognato di cavalcare in campagna”-Le porse un piede –“Baciami i piedi”-Stefania si chinò e baciò i piedi di Valentina.Erano in bagno. Valentina aveva deciso di terminare la cavalcata nella stanza dei servizi. Si abbassò i pantaloncini fino alle caviglie e rimase con indosso solo con gli slip bianchi. Era davanti alla tazza e mostrava il fianco a Stefania, inginocchiata ai suoi piedi. La schiava aveva le gambe intorpidite dal dolore.-“Come sono secondo te?”- chiese ad un certo punto Valentina.-“In che senso, Padrona?”- Stefania era titubante. Non capiva il significato della domanda della sua Padrona.-“Come sono, no? Come sono fatta! Sono bella, brutta, grassa, sfatta…?! Dimmi la verità!”-Stefania guardò Valentina a lungo. Non vi aveva fatto caso da quando era entrata nell’appartamento ma la Padrona, con maglietta e pantaloncini corti, era veramente bellissima. Fisicamente perfetta, non un filo di grasso, eppure non era neppure magra come tante modelle anoressiche che spesso appaiono sulle riviste d’abbigliamento. Quelle gambe lunghe e forti e quelle natiche rotonde e sode riempivano gli occhi della schiava. I piedi della Padrona, Stefania li conosceva già molto bene, erano eleganti e sensuali, senza le rughe ed i calli tipici di chi cammina molto.Più in su lo sguardo della serva non s’azzardò a salire. Non se la sentiva d’incrociare nuovamente l’espressione trionfante ed arrogante di Valentina.-“Lei è molto bella, Padrona”- disse Stefania con aria avvilita.Valentina rise –“Più di te?”-La serva indugiò ancora –“Beh,…”--“Coraggio, voglio una risposta chiara e sincera. Mi consideri più bella di te o no?”--“S..si”- balbettò Stefania.-“Come?”--“Si, Padrona”--“Non ne sei molto convinta, mi pare. Davvero lo pensi o lo dici così, tanto per farmi piacere?”- Sollevò un piede e poi l’altro dai pantaloncini accasciati sul pavimento ed iniziò a sfilarsi lentamente gli slip, facendoli scivolare lungo le cosce.-“Si, Padrona”- ripeté Stefania –“Lei è bella…bellissima, molto più di me. La mia Padrona è perfetta!”- esclamò in un impeto d’entusiasmo la serva. Aveva appena lodato la persona che più odiava al mondo. Si sentì annullata nel corpo e nella mente. La sua autostima e la fiducia in se stessa erano andate a farsi un giro ai Carabi. Probabilmente non sarebbero più tornate o forse, se qualcuno avesse guardato bene, le avrebbe trovate spiaccicate sotto le suole delle pantofole di Valentina.-“Aiutami a togliere le mutandine”-Stefania obbedì ancora una volta. Non era la cosa più ripugnate che la Padrona l’avesse costretta a compiere in quelle poche ore. Pose le mani verso le ginocchia della sua Signora dove l’indumento intimo si era fermato e stava per farle scendere fino alle caviglie della proprietaria quando Valentina, con lucida premeditazione, la colpì con un sonoro schiaffo in mezzo al volto.Stefania, già provata dalla lunga cavalcata e dal calpestamento di prima, crollò a terra come un fantoccio senza ossa. Si portò la mano alla guancia, che si stava velocemente arrossando e guardò attonita la Padrona.Valentina la fissava con aria severa –“Ti ho forse chiesto di usare la mani? Cioè, le zampe? Tu sei un’animale! La mia cagna!”- Le prese il mento con la mano sinistra, sollevandole la testa con l’indice e facendo in modo da guardarla dritta negli occhi sconfitti.-“Usa la bocca. Hai una bella bocca, dopotutto, l’ideale per i miei slip. O forse pensi che le mie preziose mutandine meritino qualcosa di meno?”-Spinse via Stefania, allontanandola dal proprio cospetto. Immediatamente la schiava tornò ad abbassare lo sguardo verso il pavimento.-“No, Padrona”- disse –“Userò la bocca”-Si fece forza e prese un lembo del tessuto fra le labbra, stando attenta a non aumentare troppo la pressione dei denti. Sapeva che una piccola piega lasciata sulle mutandine di Valentina avrebbe reso furente la giovane Padrona. Ora era con la testa fra le cosce della sua Signora che la guardava tutta soddisfatta da sopra. Valentina aveva un’espressione a metà fra il divertito e l’annoiato; seguiva le prodezze di Stefania stando ritta in piedi a gambe leggermente divaricate e con le mani appoggiate ai fianchi.Stefania si prostrò fino a toccare con la fronte la fredda superficie del pavimento, sempre continuando a tenere gli slip di Valentina in bocca. Quando le mutandine furono arrivate alle caviglie della ragazza, quest’ultima sollevò di scatto un piede e lo calò altrettanto velocemente sulla testa di Stefania, badando a non lesinare la pressione.Stefania gemette e si lamentò. Un urlò strozzato le morì in gola.Valentina si sedette sulla tazza, tranquillamente, e quando si fu accomodata sollevò anche l’altro piede e lo premette sulla nuca di Stefania.La serva capì che avrebbe dovuto attendere in quella posizione finché la sua Signora non avesse sbrigato i suoi bisogni fisiologici. Sentì dopo poco il suono inconfondibile di un flusso d’urina che batte contro la ceramica del water.Poco dopo Valentina le tolse i piedi dalla testa.-“Hurry up, cagna!”- esclamò tutta allegra la Padrona –“Adesso t’insegno come essermi utile da questo momento in avanti”-Stefania barcollò, si spinse con la testa ad un palmo di distanza dalle ginocchia di Valentina e cercò di sollevarsi in ginocchio ma la dominatrice la precedette, afferrandola per i capelli e tirandole il viso verso l’alto.Contemporaneamente Valentina s’alzò in piedi e schiacciò la bocca di Stefania contro la propria vagina ancora umida –“Dai, tira fuori la lingua e leccami per benino! Non sei capace di mantenere un rapporto leale ed onesto con un ragazzo, vediamo se almeno sei in grado di funzionare da carta igienica!”-Stefania non resistette all’ordine impartitole da Valentina, non vi provò neppure. Tirò fuori la lingua e leccò con dovizia di premure il sesso della Padrona. Il sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma Stefania lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più Valentina stava gradendo moltissimo quel trattamento. La schiava se ne accorse dai movimenti ondeggianti e flessuosi del bacino, dalla forza crescente con cui la mano le stringeva i capelli, dai mormorii di piacere che uscivano dalle labbra di Valentina.-“Brava, cagna…continua. Lecca, lecca, lecca cagna schifosa…sporca metticorna bastarda, sei la mia carta igienica….”- disse la Padrona. Sembrava non volersi più fermare, aumentava e diminuiva la pressione del sesso contro la faccia di Stefania a seconda del suo piacere, senza badare minimamente agli sforzi compiuti dalla serva.Solo un paio di minuti furono sufficienti per farle raggiungere l’orgasmo.Fu una scarica forte ed intensissima che l’attraversò dalla testa alla colonna vertebrale e le raggiunse le ginocchia. Stefania la percepì in bocca, la ricevette senza esitare, la fece sua e poi, con l’acquietarsi dell’impulso erotico della sua Signora, le sue forze vennero meno e s’accasciò definitivamente sul pavimento.Quello che successe nei minuti successivi ebbe il gusto del dormiveglia per Stefania. La ragazza giacque intontita e quasi del tutto priva di coscienza, nel bagno della sua nuova proprietaria. Quando riuscì a sollevarsi Valentina non c’era più. Si ricompose alla meno peggio e riacquistò un po’ di energie. Uscì dal bagno sulle quattro zampe, come Valentina voleva e si diresse verso il salotto, da dove proveniva la voce della Tv accesa. La Padrona era languidamente sdraiata sul soffice divano, le gambe distese strusciavano fra loro, producendo un fruscio di seta. Non degnò Stefania di uno sguardo mentre la schiava le si avvicinava procedendo nella sua umile postura canina.Quando la serva fu arrivata al divano Valentina sollevò una gamba e con un piede accarezzò la testa ancora spettinata dell’altra.-“E’ stata dura oggi, non è vero?”- chiese, senza tuttavia tradire rimorso o vergogna per ciò che aveva fatto subire ad una sua compagna di Università. Sembrava che trattare Stefania come una cagna fosse una cosa normale per lei, un po’ com’era normale adesso strofinarle la pianta del piede sul volto.La schiava annuì, quasi rilassata dal tocco del piedino di Valentina che ora era leggero come una piuma e trasmetteva calore e comprensione.-“Sei stata grande, lo sai?”- si complimentò Valentina –“Veramente una gran forza d’animo”--“Grazie, Padrona”- disse Stefania e nelle sue parole c’era una gratitudine che stupì pure se stessa.-“Ora va’. Sei libera”--“Vuol dire che…”--“Che puoi tornare a casa”--“E le foto?”--“Ah!”- esclamò la Padrona battendo il piedino con dolcezza sul naso della schiava –“Questo è un altro discorso. Non è che non voglia dartele, ma poi tu ti vendicheresti subito di me, di quello che ti ho fatto subire oggi”-Aveva ragione, la schiava si svegliò. Caspita, anche se ora la stava accarezzando con dolcezza quella era pur sempre la vipera insidiosa che l’aveva ricattata con le foto del suo tradimento, che aveva minacciato di spargerne l’immagine per i corridoi dell’Università, che l’aveva calpestata e costretta a leccarle i piedi ed il sesso. Che aveva infine goduto nella sua bocca lasciandola tramortita sul pavimento. E poi la stava accarezzando, si, ma si potevano chiamare carezze affettuose quelle di Valentina? Più che altro l’aguzzina stava pulendosi la pianta del piede sul suo naso, pensò Stefania.-“Dunque devi comprendere che quelle foto rappresentano il mio….chiamiamolo deterrente per mettermi al riparo da ogni tua possibile rappresaglia. Ma non ti devi preoccupare. Federico non le vedrà mai, a meno che naturalmente tu non mi provochi dispiacere”-Questo tranquillizzò in parte la schiava perché Valentina appariva sincera.-“Ora vai, come ti ho detto sei libera. E mettiti in piedi, non sei più la mia cagna!”- disse Valentina allontanando il piedino dal viso di Stefania e riappoggiando la gamba sul morbido divano –“Oggi mi sono divertita molto con te!”-Stefania rimase in silenzio un momento, poi fu tale il sollievo per aver evitato lo scandalo che prima di alzarsi ed andarsene prese entrambi i piedi di Valentina fra le mani e li baciò un’ultima volta. Con grande piacere di quest’ultima.-“Allora addio, Padrona”- disse Stefania.-“Non devi più chiamarmi così”- la rimproverò bonariamente l’altra –“E da domani sarò nuovamente solo una tua compagna di corso. Quindi non dirmi addio ma solo arrivederci”- -“Arrivederci”- rispose l’altra. Se ne andò.Valentina non la seguì neppure fino alla porta di casa, rimase comodamente sdraiata sul divano. Solo qualche minuto più tardi si rese conto di una cosa. I calzini non c’erano più. Li aveva lasciati sul tappeto in salotto, non c’erano dubbi, ma ora sul tappeto non c’era nulla. Ricordò le sue parole “stasera porta a casa i miei calzini e lavali”.-“Possibile che li abbia presi lei…?”- si domandò.Stefania scese le scale del condominio di Valentina due gradini per volta. Era sfinita e sconvolta. Aveva davvero baciato i piedi a quella carogna per ringraziarla prima di andarsene? Non gli sembrava vero. Perché l’aveva fatto, si domandò. Forse per il sollievo d’aver udito la promessa di Valentina di non consegnare le foto? Ma perché poi? Un giuramento a voce non è un atto concreto, le prove che potevano comprometterla erano ancora nelle mani di una ragazza che aveva abusato di lei per tutto il pomeriggio, divertendosi anche molto. Quindi non era un bacio di riconoscenza. Forse un gesto di piacere?Piacere? La sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse.Tornò a casa affamata e scarmigliata, si tolse il cappotto e lo gettò sull’attaccapanni. In quel momento, da una delle tasche del soprabito, cadde un fagotto bianco grande quanto un pugno. Stefania lo vide e sulle prime non si rese neppure conto di cosa si trattasse. Poi una morsa la prese allo stomaco.-“Non è possibile…che cosa ho fatto?”-L’indomani mattina Valentina si recò all’Università di buon’ora. In programma c’erano due ore di Istologia ed una terza ora di Patologia generale. Prese posto fra le ultime file e lasciò che il tempo scorresse scarabocchiando pochi, disordinati appunti con una matita spuntata. Aveva trascorso una notte molto tranquilla e non aveva avuto alcun problema a prender sonno. Tuttavia la sera, poco prima di coricarsi, aveva pensato per diverso tempo alla sua schiava. Non se la sarebbe lasciata sfuggire tanto facilmente, questo era certo. L’accordo era di non far vedere le foto a nessuno a patto che Stefania si fosse comportata bene con Valentina, ma queste, la ragazza dai capelli castani lo sapeva bene, erano solo parole regalate al vento. Se le fosse venuta voglia di trascorrere un altro pomeriggio come quello del giorno prima non avrebbe avuto bisogno d’altro che di schioccare le dita e rinnovare il ricatto. Magari avrebbe potuto giustificare la cosa chiedendo a Stefania favori impossibili e poi rimproverandola di non aver fatto abbastanza. Al momento giusto le avrebbe ricordato di essere in possesso delle prove della sua scappatella amorosa.Si, non c’erano problemi. Stefania le apparteneva ancora. E perché no, magari un giorno la serva avrebbe davvero imparato ad apprezzare la sua Padrona e ad accettare il suo status, non come qualcosa d’imposto ma come una vocazione. In fondo in quale altro modo si sarebbe potuto giustificare quell’ultima mortificante prova di sottomissione, subito dopo aver detto alla schiava di andar via e di non preoccuparsi delle foto?Valentina ne era certa, Stefania nascondeva una forte natura masochista. Una natura prepotentemente celata dalle rigide regole di comportamento che la società le aveva imposto. Forse non era stato un caso che la serva si fosse scoperta per quel che era solo alla fine della giornata. Dopo essere stata spezzata in ogni modo, sia fisico che morale, le sue difese psicologiche si erano molto indebolite. Per un attimo Stefania era stata se stessa, giudicò Valentina. Rimuginò sulle possibili evoluzioni del rapporto col suo nuovo giocattolo ed attese l’inizio delle lezioni.-“In quel momento, mentre le accarezzavo la faccia col mio piede, non le importava nulla delle foto, non le importava nulla di tutto ciò che la circondava. Per la prima volta seguiva i suoi istinti più reconditi, i suoi desideri. E ha desiderato baciarmi un’ultima volta i piedi”- Quel pensiero le fece provare un piacevole formicolio all’inguine. Forse l’avrebbe richiamata prima del previsto. La sua mano scese sul ventre e poi, con circospezione, ancora più in basso.In quel momento apparve Stefania. Si mise a sedere accanto a lei e la salutò con un sorriso timido. -“Buongiorno”--“Ciao”- disse Valentina.Stava per accennare al mal di schiena che sicuramente doveva esserle venuto dopo il trattamento del giorno precedente ma Stefania la precedette.-“Le ho portato queste”- disse la serva, e da sotto il banco le porse le calze bianche. Valentina le prese e le guardò. Erano perfettamente lavate e stirate, piegate con cura. Ne rimase un po’ sorpresa ma una nuova ondata di calore la pervase.-“Ben fatto, schiava”- ridacchiò, dando maggiore enfasi possibile all’ultima parola –“Davvero un ottimo lavoro”-Le porse una mano davanti al viso. Stefania esitò un istante e poi la prese nelle sue e la baciò.-“Ti faccio baciare la mia mano solo perché questi posti a sedere sono maledettamente piccoli e scomodi. Tu non avresti spazio per inginocchiarti ed io non ne avrei di più per stendere le gambe. In un’altra situazione saresti tenuta baciarmi le scarpe, lo sai?”--“Si, Padrona”- rispose Stefania, alzandosi ed uscendo. Aveva lezione in un’altra aula.Valentina non la trattenne, né la salutò. Ripose i calzini puliti nello zaino e si appoggiò sullo schienale della sedia. Presto avrebbe avuto bisogno di un nuovo servizio lavanderia.Si conclude almeno per il 2007 l’apparentemente interminabile storia di Padron Valentina. Approfitto dell’incombente cataclisma natalizio per salutare tutti quelli che mi hanno scritto per darmi suggerimenti e consigli, per ringraziare tutti quelli che si sono complimentati e per mandare un cordiale vaffa… a chi ha criticato la nostra Padrona preferita (eh, lo so…ci sono anche quelli!). In questi anni mi hanno scritto padroni e schiavi (soprattutto questi ultimi), qualche padrona (poche, sembra che le padrone non leggano!) e diverse schiave (che a dire il vero si sono dimostrate le persone più interessanti). A tutto loro un Buon Natale ed un buon anno nuovo! E a chi volesse scrivermi ma non trova l’occasione per farlo…’o zucconi, mail e contatto msn sono sotto al titolo!!

Uomo maturo


By anonimo


Non voglio abbandonarmi alla fantasia, ma raccontare delle sensazioni vere. Ho superato i 20. Per il mio aspetto attiro l'attenzione dei più. Alta, corpo sinuoso, seno rotondo e sodo che anima un pò troppe fantasie. A primo acchito dò l'impressione di una che sa il fatto suo, una che gli uomini se li mangia.. una dal "curriculum sessuale e sentientale" più lungo di una coniglietta di playboy: non è così!! Se anche lo dico nessuno mi crede, ma io SONO VERGINE. SI.. In realtà di pudico in me c'è ben poco.. ma davvero molto poco. Sapeste i pensieri che la mia "pudica" testolina fa.

Potrei stare qui a raccontare mille fantasie, ma mi soffermerò sulla più recente e ricorrenti. Per ora sono incasinata in una stoeia non storia con un uomo un pò più grande che definire un adone è ben poca cosa. Lui fa avance più che esplicite, diciamo che non usa mezzi termini, e a me attrae anche tanto.. ma forse a frenarmi è l'idea di non fare guidare la mia "prima volta" dal solo sesso. Perchè prima volta tra virgolette? Perchè per me la verginità è un fatto mentale, non fisico.. e io vergine non lo sono più da anni.
Quante volte mi sono concessa a me stessa. E quanto ho goduto cari amici. Cmq, recentemente non faccio che fare due sogni ricorrenti a sfondo erotico. Uno con il mio coetaneo, l'altro con l'uomo in questione.. ed è quest'ultimo a lasciarmi senza fiato ogni volta. Sogno di uscire per un aperitivo con lui, quando di colpo ci ritroviamo in casa sua. Lui disteso a dorso nudo sul suo letto, mentre io, in un intimo molto sexy, sono in piedi davanti a lui. Mi distendo sensualmente sul suo corpo muscoloso baciandolo appassionatamente mentre comincio a passare la mia mano destra sul suo pene. Ormai ho la lingua infuocata quando comincio a baciare i suoi capezzoli e a leccare il suo dorso fino all'ombelico. Comincio a sentire il suo pene che si fa sempre più duro, quindi gli slaccio i pantaloni e glieli abbasso. Lo lascio in boxer per prolungare l'eccitamento e intanto metto le sue grandi mani sui miei seni. Tolgo il reggiseno quando lui comincia a leccarmi e intanto io lavoro di mano inarcando indietro la schiena. A questo punto, quando sento il piacere crescere dentro di me, mi desto dal suo corpo.. mi sfilo sensualmente gli slip e apro le gambe davanti a lui, invitandolo senza giri di parole, a leccare la mia vagina. Lui non si fa pregare e affonda con avidità la sua lingua dentro.. Entra ed esce, entra ed esce.. eentra ed esce.. Oddio, quanto godo. Urlo di piacere. "Aaaah..siiiiiii". Più urlo, più lui affonda la sua lingua dentro la mia vagina e comincia a succhiare il mio clitoride. Lo fa talmente forte e con talmente tanta avidità che il mio corpo ha quasi uno spasmo che mi porta a sollevarmi ed è a quel punto che vedo il suo pene in perfetta erezione. Stava su che era una meraviglia. Comincio ad essere quasi gelosa: lui era li.. che succhiava il mio clitoride e io non potevo godermi quel ben di dio. Eh no!! Non potevo permettere quello spreco. Gli dico di fermarsi. Lui lo fa e mi guarda stupito. Lo faccio girare con violenza sulla schiena e a quel punto mi giro dandogli la mia vagina in faccia e prendo in bocca tutti i suoi 20 cm. E vado su e giù su e giù.. su e giù e ancora su.. Mentre andava avanti questo 69 da urlo sento aprire la porta della stanza. Io mi desto e del tutto imbarazzata faccio per coprirmi quando vedo una ragazza davanti alla porta. Lui mi guarda e mi dice che si tratta della vicina. Ha le chiavi di casa dice, per qualsiasi evenienza.. "Non si sa mai", ribadisce. Io allora sempre più imbarazzata la guardo e le chiedi perchè fosse li. "Ti è finito il burro? Non sono ancora chiusi i negozi". Ero molto indispettita. Al mio sarcasmo lei risponde con una risata e dice: "Veramente ero di la a masturbarmi come una matta.. cazzo, i tuoi gemiti sono più eccitanti di un intero porno". A quel punto ho capito.. "per qualsiasi evenienza, non si sa mai", dice lui. Il mio imbarazzo era svanito di colpo e prima ancora di poter dire qualcosa lei era già nuda sopra quello che fino a due minuti prima era la mia fonte di piacere. Lui era già al limite.. per cui sono bastati due giochetti con la vicina a farlo venire.. Li io stavo quasi per esplodere.. non ero riuscita a venire.. la vicina mi aveva rubato le ultime due gocce di piacere. Quando sentiamo suonare il campanello. Una voce maschile chiedeva se ci fosse nessuno. La vicina tutta preoccupata si rivolge al mio amante dicendo che si trattava del suo lui. Ah.. la più bella notizia della giornata. Mentre lei si destreggiava a destra e a manca per capire che fare, io mi sono avviata alla porta: completamente nuda. Apro.. lo invito ad entrare.. lui a dir poco imbarazzato dice che preferisce restare li dov'era e mi chiede se in casa ci fossero altri. Alludeva al mio amante ovviamente. Io insisto. Entra.. Lo cingo con il mio corpo.. Lui cerca di resistermi. Io con foga gli metto le mani sotto la maglia. Ha un bel corpo lui.. Scoprirò dopo essere un giocatore di pallanuoto.. Mmm.. la mia voglia cresce assieme al mio senso del tatto. Lui cerca ancora di resistermi quando gli cingo il collo portando il suo viso tra i miei seni. Lui annusa il mio odore.. lecca i miei capezzoli.. A questo punto mi gira con forza si slaccia i pantaloni.. Il suo pene era li, in perfetta erezione e me lo ficca dietro con violenza.

"AAAAAAAAAAH". Il primo è stato un grido di dolore.. Mi ha preso con violenza.. il suo pene era davvero enorme.. Ma poi i miei gemiti erano diventati di piacere e godimento allo stato pure.. Ad ogni entrata ed uscita un'estasi.. Appoggiata al mobiletto dell'ingresso venivo presa con forza mentre mi spremeva i seni, giocando con i miei capezzoli che intanto erano diventati turgidi come mai prima. A quel punto la vicina uscì fuori dalla stanza e vedere il fidanzato che mi prendeva con tanta forza la eccitò al punto tale che si presentò davanti a me e cominciò ad infilare le sue dita, fresche di manicure, dentro la mia vagina. Santo cielo che godimento.. Se ancora penso a quella nottata.. Al mio amante intanto venne di nuovo su.. e come poteva essere altrimenti davanti a quella scena.. Certo il ragazzo ha anche lavorato di mano. La vicina a vedere quel pene che cominciava ad ergersi venne l'acquolina in bocca. Lui lo capì e le si avvicinò ficcandoglielo in bocca. Era talmente avida la porca che subito mi lasciò per poterlo prendere meglio.. mentre io urlavo ancora di piacere.. Capìì che il mio stallone dietro stava per venire e allora mi staccai..mi distesi a terra e gli chiesi di prenderlo tra i seni.. Lui non mi fece nemmeno finire che subito lo mise tra le mie due ragazze..Lo mandò qualche minuto su e giù continuando a spremere i miei due gioielli. fino a quando non venne. Ah.. ragazzi quanto è bello l'odore del sesso che ti resta addosso.. Intanto il mio amante e la vicina erano in preda ad un delirio d'estasi. La porca si fece sborrare in bocca e subito dopo cominciò a leccare lo sperma che il suo ragazzo aveva "Versato" sui miei seni. E con quanta maestria l'ha fatto.
Lasciatemelo dire.. è stata una notte incredibile.. In preda al delirio estremo.. Ho urlato di piacere almeno tre volte. Sperò solo questa lettura vi faccia godere almeno la metà di quanto il sogno ha fatto godere me.