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sabato, ottobre 03, 2020

Le porno sorelle

Questa è una storia vera, sono ormai dieci anni che scopo regolarmente con barbara, bella 46 rossa di capelli ed un fisico ancora molto piacente, non abbiamo figli e quindi il seno una 3 è ancora bello sodo. Da alcuni mesi frequentiamo alice sua sorella, completamente diversa, 6 di seno, 65 kg con un figlio di 11 anni il quale esce spesso con il padre che lo porta a basket tutti i fine settimana. Inizialmente alice ci ha chiesto se poteva venire con noi a fare compere e poi è diventata un'abitudine, tutti i sabati vado alle 15,00 a prenderle dalla parrucchiera e poi andiamo in giro. Un sabato siamo usciti come al solito e poi è iniziato a piovere, essendoci bagnati un poco, siamo andati a casa nostra per asciugarci, mentre loro erano in bagno ed io sul divano, ho intravisto i loro corpi ed ho notato che alice nonostante il sovrappeso è molto arrapante, quindi il cazzo ha cominciato a gonfiarsi ed ho iniziato a pensare come sarebbe stato bello scoparle tutte e due. Premetto che hanno un ottimo feeling, sono molto riservate e pudiche. Uscite dal bagno con l'accappatoio si sono sistemate anche loro sul divano, dicendomi che dovevo asciugarmi anche io, entrato in bagno, e non sapendo come fare per rendere l'atmosfera un po eccitante ho trascorso un po di tempo a meditare. L'idea che ha trovato compiacenti loro è stata di bere un poco di rhum per scaldarci un po. Detto fatto, barbara ha preparato i bicchieri dopo di che mi ha chiamato, io sono uscito solo con gli slip e mi sono seduto fra loro. Passati cinque minuti le due hanno iniziato a dire che erano entrambe brille ed hanno iniziato a scherzare com me. Anche io fingendo di essere brillo ho iniziato a scherzare e giocando ho toccato piu di una volta il grosso seno di alice. Barbara notando che stavo iniziando ad eccitarmi si è slacciata l'accappatoio ed ha chiesto ad alice di farmi giudicare la differenza del seno tra le due, detto fatto, alla vista del grosso seno di alice non ci ho piu visto ed ho iniziato a palpare le sue grosse tette, vedendola arrossire per l'imbarazzo ed il piacere. Barbara a quel punto ha capito la situazione ed ha proposto di recarci in camera da letto, fare buio e farsi toccare entrambe da me per giudicare i punti forti o deboli dei loro corpi. Con stupore alice ancora brilla ha aggiunto che le sarebbe piaciuto un mio giudizio su come scopavano entrambe, visto che lei non aveva mai fatto sesso se non con suo marito, quindi dichiarandosi inesperta. Nel letto ed al buio ho iniziato a palparle entrambe enfatizzando il corpo di alice rispetto a quello di barbara, la quale un po risentita mi ha detto "vediamo se a scopare sono piu brava io",ed ha iniziato a toccarmi il cazzo e prendermelo in bocca, come sa fare lei. Dopo alcuni colpi si è fermata ed ha detto alla sorella "adesso tocca a te", alice si è buttata ed ha preso il mio cazzo fino in gola, con ingordigia, e dopo pochissimi colpi sono venuto riempiendole la bocca. Barbara a quel punto dandomi del porco mi ha detto "proviamo adesso in figa, visto che pare che ti piaccia alice piu di me". Barbara si è seduta sopra il mio cazzo mezzo molle ed ha iniziato a muoversi con maestria, facendomelo rizzare di nuovo. Alice nel frattempo vedendo la scena mi ha sussurrato nell'orecchio che le sarebbe piaciuto essere al posto di barbara. Detto fatto, ho preso barbara per i fianchi e le ho detto che adesso toccava ad alice, altrimenti sarei venuto e non avrei potuto giudicare le due. E' stato bellissimo vedere alice che inizialmente cercava di soffocare il piacere che provava e poi lasciarsi andare a gemiti sempre piu forti. Quasi al culmine barbara ha iniziato a leccarmi i coglioni mentre io penetravo alice, devo dire che non avevo mai provato cosi ed è stato bellissimo, sono venuto ancora tutto dentro alice. Rilassato e goduto mi sono evidentemente appisolato, ad un certo punto ho sentito le due sorelle che mi toccavano il cazzo, commentando che era piaciuto ad entrambe. Ora praticamente ogni fine settimana ci ritroviamo e devo dire che sia alice che barbara sono molto soddisfatte, anzi spesso sono loro che in settimana mi chiedono di pensare a posizioni o giochi sessuali diversi da fare il sabato

A mia moglie piace il cazzo

Mi chiamo Roberto ed ho sposato Anna 9 anni fa; insieme gestiamo la ditta di trasporti del papà di Anna il quale mi ha assunto 12 anni fa, nominandomi responsabile magazziniere, mentre Anna è in ufficio alle prese con la burocrazia. Anna è una donna bella, lo è sempre stata, lei cura molto il suo corpo perché gli piace apparire. A me è piaciuta sin dalla prima volta che l'ho incontrata e piace anche ai suoi collaboratori. Ha un bel fisico, ben modellato con tutte le curve al posto giusto. Sessualmente però è poco attiva e questo di tanto in tanto mi crea qualche problema, nel senso che si rifiuta di farlo. Già dai primi anni di matrimonio, facevamo sesso con poca frequenza e con la solita posizione del missionario fino a farlo oggi mediamente 1-2 volte in un mese. Raramente capita di succhiarmelo, mi dice sempre che si schifa infatti mette il fazzoletto davanti prima che vengo, in modo tale che non arrivi casualmente sperma in bocca, premetto che nonostante questo ne sono follemente innamorato. 

 Con l'arrivo dei nostri due figli il nostro rapporto si è basato più che altro su un legame affettivo e non più passionale, in ogni caso gli ho promesso amore eterno. Un triste giorno mia moglie mi chiede la cortesia di dare un passaggio a Lisa una sua cara amica e collega di lavoro, mentre accompagno Lisa a casa la conversazione stranamente cade sulla mia vita sentimentale, non so in che modo ma finiamo per parlare di Anna e del suo atteggiamento poco passionale nei miei confronti al punto tale che la mia insoddisfazione scatena nel cuore di Lisa una strana reazione di sincerità quasi come se si sentisse in colpa per qualcosa, inizia quindi a confidarmi di mia moglie Anna e mi svela che da circa due anni si vede regolarmente con un giovane istruttore di fitness, per un attimo mi manca il respiro sento salire improvvisamente il sangue alla testa quasi mi scoppia, ma cerco di controllarmi per ascoltare ciò che sta per dirmi, continua riferendomi intimi particolari su questa relazione, innanzi tutto mi dice che mia moglie fa dei lunghi e passionali pompini con ingoio finale, resto di merda perché con me si è sempre rifiutata, inoltre mi dice che scopano alla pecorina e in tantissime altre posizioni, mentre con me preferiva solo il missionario. 

 L'istruttore se la sbatte mediamente 2-3 volte a settimana e sembra che a lei non gli basti mai. Lisa specifica che ha un cazzo esagerato e quando le prende il culo a 90 ° gli fa divaricare le gambe per esteriorizzare l'ano e permettendo di rimanere aperto osserva bene la sua chiusura e il suo contrarsi, lui definisce il culo di mia moglie come un aspiratore perchè le sue contrazioni risucchiano l'uccello in un modo molto elastico. Io sono normo dotato e non ho potuto realizzare mai questo sogno ma lo ha fatto sicuramente il suo amante, la cosa mi da cosi fastidio al punto di dare un pugno nel finestrino quasi lo spacco, poi con la mano dolorante cerco di ripristinare il controllo per ascoltare Lisa. Mi racconta che il giorno prima Anna gli disse che doveva uscire per alcune commissioni, ma poi gli fa l'occhiolino, era palese che ne stesse approfittando per incontrare il suo giovane istruttore, in breve mi descrive minuziosamente i particolari. 

 Avevano finito di scopare da poco quando lei cerca di strappargli un nuovo appuntamento, ma lui non vuole per non correre inutili rischi e allora lei la porca di mia moglie gli promette una prestazione inusuale: Si mette in ginocchio per terra e inizia un pompino interminabile, mi precisa Lisa, che Anna sentiva l'amaro in bocca dei residui del rapporto anale avuto poco prima, ma continua a succhiare con ingordigia, ma lui non viene, lei gli chiede di far presto altrimenti visto l'ora tarda io me ne sarei accorto, succhia per circa 10-15 minuti e inizia a spremergli le palle quasi come se volesse tirare fuori la linfa, poi gli supplica di arrivargli in gola e in faccia, a quel punto il giovane viene ben presto sburrando litri di nettare in gola e sul seno sporcandogli anche i capelli. Anna continua fino a ripulirglielo alla goccia poi in fretta si riveste e scappa via. Non so se domani si rivedranno ma grazie a Lisa ho scoperto di essere un gran cornuto e di avere la moglie più troia di questo mondo. Potevo perdonargli tutto ma non questa cotta da adolescente, non ha avuto rispetto nei miei confronti. Adesso mi trovo a dover fare buon viso e cattivo gioco, e per motivi familiari non posso far esplodere la bomba, altrimenti rischio di perdere il lavoro e un tetto sotto cui dormire, visto che la casa è sua perché l'ha ricevuta in eredità dal padre' Però dopo questa storia penserete di guardare il lato positivo, che dovrebbe accontentarmi sessualmente in tutto e per tutto, invece sapete cosa continua a fare' La moglie santa e l'amante troia'

martedì, settembre 29, 2020

Sesso in volo (racconto Erotico porno XXX)


Il mio volo per Parigi era in business class. Per mia fortuna c'erano un sacco di posti liberi, il mio unico compagno di viaggio era qualche sedile più in là, un grassone che si era addormentato quasi subito dopo il decollo. Mi fanno una rabbia quelli che riescono a dormire ovunque, io non riesco a rilassarmi, specie in aereo. Comunque c'era qualcosa su quel volo che riusciva a distrarmi, l'hostess. Era una bionda platino, un tipo di classe. Sulla targhetta avrebbe dovuto esserci scritto il nome. "Oh, Miss!" c'era scritto.

Mi piaceva, mi piaceva davvero tanto. Eravamo già in volo e Oh Miss scivolava agile nel corridoio sorridendo come se l'aereo fosse stato pieno di gente.Le feci un cenno e lei: «Solo un attimo e sono da lei.»Dopo un po' venne da me e ci mettemmo a parlare. Non aveva molto da fare visto che da una lista di dodici, il numero di passeggeri si era ridotto a due e uno di questi due era praticamente in stato comatoso. Si appoggiò sul bracciolo della poltrona e con sguardo un po' assente cominciò a giocare con una ciocca dei suoi capelli biondi.«Si fermerà a visitare la città?»Non avevo neanche capito la domanda tanto ero impegnato ad ammirare quelle gambe lunghe e snelle che sbucavano da una gonna corta, ancora più corta dal momento in cui si era seduta.«Io ci sono stata a Londra, a Parigi» e mi fece una lista di posti da vedere fino a quando non si accorse delle mie occhiate. Fece scivolare la sua mano dai capelli al collo. Aveva una pelle bianchissima così delicata che si vedevano le vene. Mi sporsi verso di lei e rimpiazzai la sua mano con la mia. Sentivo il cuore che le batteva forte.«Posso...» la sua voce era tremante «ha bisogno di qualcosa?»Lei si alzò e io guardai verso il tipo per controllare che stesse ancora dormendo. Con la testa le indicai la porta del bagno dove andammo a chiuderci a chiave.

«Ho bisogno di qualcosa sì» le dissi prendendola fra le braccia e voltandola verso lo specchio «sì ho proprio bisogno di qualcosa» le alzai la gonna e le tirai giù i collant.Lei si strusciò su di me e al contatto con la sua pelle ce l'avevo già duro.«Non si preoccupi. Faccio da me.»«Vuole scoparmi?»Non le risposi, piuttosto usai il mio cazzo come se fosse la mia voce. Scivolai lungo le sue cosce e arrivai alla fessura. Il suo odore riempiva la toilette, un odore dolce di sesso, calore, bagnato. Le sue cosce erano bagnate e il mio cazzo era così lubrificato che decisi di infilarglielo nel culo, era tutta bagnata e già pronta. Ci guardavamo negli occhi attraverso lo specchio e la sua pelle bianca era diventata rosa dal caldo. Si sbottonò la giacca della sua divisa e mi mostrò un paio di tette bellissime strizzate in un reggisene nero. Le presi entrambi i capezzoli con le dita e li tirai al ritmo della scopata. Lei si spingeva sempre più verso di me come se volesse che andassi ancora più in fondo. Era così aperta che sembrava lo prendesse nel culo tutti i giorni. Era esperta e sapeva come fare per aumentare il piacere. Quando stava per venire sentimmo bussare alla porta, era il grassone che si era appena svegliato.

«Oh, Miss! Mi scusi.»Ma la mia miss era troppo impegnata per rispondere e le uscì solo un «Ohhh».

Ho scopato la migliore amica di mia moglie (racconto porno)

Un paio di anni fa convivevo con una ragazza, Manuela, in una casa molto grande, e, avendo raggiunto un notevole affiatamento, vivevamo come due persone sposate: amici comuni, visite periodiche ai parenti, ecc. In quel periodo una delle più care amiche di Manuela aveva bruscamente interrotto una relazione che era durata diversi anni ed era crollata in una brutta fase depressiva, per questi motivi spesso questa ragazza, Noemi, si fermava a dormire da noi (nella stanza degli ospiti, naturalmente). La mattina, Manuela era la prima ad uscire di casa poichè io, facendo il libero professionista, lavoro da casa ed esco solamente per le udienze o per andare ad incontrare i clienti in studio.

Dunque, dicevo, quando la mia ragazza usciva di casa per andare a lavoro io mi mettevo al mio computer a lavorare e Noemi continuava a dormire fino a tardi. Tanto per capirci, Noemi è alta 1,70 pesa 50 kg, mora occhi scuri e pelle abbronzata e a casa nostra era solita dormire con una maglietta lunga e il perizoma. Non vi nascondo che qualche volta passando davanti alla Sua camera ho allungato il collo per scorgere il lenzuolo che scopriva un culo da favola. Una sera andando a dormire Noemi mi chiede di svegliarla un pò sul prestino perchè doveva fare delle commissioni e mi saluta con un sorrisino malizioso. La mattina successiva, uscita la mia donna, confesso che ero un pò arrapato e avevo il cazzo che spingeva contro le mutande, allora ho pensato ora mi metto a torso nudo e con un paio di pantaloncini sottili così il cazzo sveglio si vede alla grande. Arriva il momento di svegliare Noemi, entro in camera e mi avvicino al suo letto, Noemi aveva dormito con una maglietta più lunga del solito ma il perizoma decisamente più succinto (se possibile), durante il sonno Le si era leggermente spostato, tanto da evidenziare le piccole rughe intorno al buco del culo, che mi fanno venire voglia di svegliarla direttamente con un colpo di lingua in mezzo a quelle chiappe delicate e sode, poi guardo le gambe nude e i piedi, sensuali, che fanno dei leggeri movimenti involontari e mi inducono ad avvicinare il naso ed inspirare l'aroma appena accennato che solo i piedi di una donna possono emanare. Mi accosto a Noemi per darle il buongiorno e la sveglio chiamandola a mezza voce e dandole un bacio leggero sulla guancia (per evitare sfuriate sull'amicizia che la lega alla mia donna) ma vicino all'intersezione delle labbra. Lei apre gli occhi e stirandosi mi dice ma che ora è c'ho ancora un gran sonno e distendendo le gambe mi porta un piede in faccia come per stuzzicarmi ed io per gioco fingo di morderlo accennando appena ad un leggero passaggio della lingua; lei si siede sul letto e continuando a stirarsi mi dice ma ti pare che mi vieni a svegliare vestito così con il petto nudo? Guarda che lo dico alla Manu che ci provi con me! E mi allontana spingendomi (con apparente casualità) con una mano sulla gamba ma sfiorando il cazzo durissimo per l'eccitazione e dicendomi di andare a scaldare il latte, si gira per cercare le ciabatte al di la del letto e così facendo si piega carponi guardando giù dal lato opposto del letto in cerca delle ciabatte, a quel punto mi si presenta quel culo pazzesco coperto (o dovrei dire scoperto) dal perizomino e le piante dei piedi (una delle visioni che mi fanno perdere la testa), senza pensarci su, le rifilo un morso tra le due chiappe e mi allontano dicendo forza lavati la faccia che ti vado a preparare la colazione (fingo totale indifferenza pur sapendo che un morso sul culo non può essere inteso come un gesto d'amicizia! Credo). Per tutta risposta, lei mi corre dietro e mi da una spinta dicendomi non ti permettere mai più, capito? (sembra incazzata ma mi sa che è anche arrapata), io le blocco i polsi e Le rispondo con la bocca quasi appiccicata alla sua in modo da percepire i suoi sospiri ansimanti (avete presente quando uno si arrabbia e dice le cose tutte in un colpo senza prendere fiato) allora non mi sventolare più quel culetto sotto il naso perchè la prossima volta vedi, poi la respingo e vado al piano di sotto in cucina a preparare la colazione. Quando scende è leggermente imbronciata, ha ancora la maglietta della notte e calza le infradito, i capelli umidi sono raccolti con un elastico. Si siede di fronte a me e facciamo colazione.

Noemi comincia a farmi qualche battuta per provocarmi tipo (allora Ti sei fatto una doccia fredda? ecc.) e io non raccolgo per non litigare e continuo a fare colazione. Dopo un pò lei, per rompere la mia indifferenza, mi spinge un piede sulla coscia come per dire smettila di fare il muso e non sa che così facendo mi fa arrapare all'inverosimile, poi si alza e mi dice ti preparo il caffè? ed io accetto. Va a preparare il caffè ed io mi accorgo che c'è una leggera macchia scura sulla sedia, mi alzo e, senza farmi notare passo due dita sulla sedia e me le porto al naso, il profumo della sua fica bagnata non può essere scambiato con null'altro e mi giro a guardarla ma lei non ha visto il gesto e non capisce. Arriva con il caffè ed io sono seduto e lei affianco a me mi porge la tazzina stando in piedi con il seno all'altezza del mio viso, io la afferro per una coscia (con la mano appoggiata sull'interno coscia che la stringe senza forzarla) e l'avvicino a me dicendole allora, la finisci di fare la stronzetta? Lei ha un braccio attorno alla mia spalla mentre con l'altro appoggia la tazzina di fronte a me. Poi con la mano libera accosta la mia testa al suo seno dicendo figlio mio ne devi impararne di cose sulle donne, a quel punto non c'ho più visto, la mano che era sulla coscia è salita sino alla sua fica bagnata e l'altra si è insinuata sotto la maglietta cercando il seno, non grande ma sodo. Noemi mi ha, falsamente, respinto un paio di volte poi si è lasciata avvolgere da quel momento in cui ci sembrava di provare l'orgasmo senza quasi aver iniziato il rapporto fisico. La sdraio sul divano in sala e incomincio a baciarla e a mordicchiarle le labbra, lei mi respinge mettendo i piedi tra me e lei e allora io glieli acchiappo, li annuso e li lecco dal tallone alle dita soffermandomi sulla parte anteriore del piede perchè lei mi risponde con un crescente ansimare, poi li appoggio sul mio membro durissimo. Supero la distanza che ci separa e con le mani le prendo le chiappe strizzandole e passando le dita sul buco del culo che a momenti è più aperto della fica. La sua pelle aveva un odore unico misto al profumo di bagnoschiuma la giro e tento di infilarglielo direttamente nel culo per sfondarla e goderle dentro ma lei mi interrompe e me lo prende in bocca succhiandolo e bagnandolo di saliva e si sposta proprio mentre sto arrivando e gli schizzi vanno un pò dappertutto, al che le prendo la testa e rimetto con forza il cazzo nella sua bocca famelica ma lei dice adesso voglio che me la lecchi, ormai la frittata con la mia amica l'abbiamo combinata, voglio godere.

Allora io le infilo la lingua dentro e poi esco cercando il clitoride da tittillare e lei fa dei versetti di godimento e mi dice mettimelo dentro, invece continuo finchè gode urlando (in un altro momento quegli urletti mi avrebbero dato fastidio), a quel punto il cazzo è di nuovo duro e glielo ficco tra le gambe bagnate di uomori su fino alla fica e dentro e fuori e ancora dentro mentre lei ha agganciato una fase multiorgasmica (così mi ha detto a posteriori) e continua a singhiozzare chiedendomi di smettere perchè è troppo sensibilizzata e ha quel misto di fastidio e piacere che sopraggiunge in certi casi. Io sento che sto per venire di nuovo e allora esco e cerco di ri-spingerlo nel culo aperto ma lei fa ostruzionismo allora glielo ri-infilo in bocca e lei mi dice di avvisarla quando sto per arrivare, preso dalla concitazione (o forse l'ho fatto apposta!) non l'avverto e le vengo in bocca lei si ritrae per un attimo ma poi si riavvicina lo lecca e ci fa colare sopra la saliva mista a sperma e lo ripassa tutto per qualche minuto, poi mi abbraccia ed appoggia la testa sul mio petto addormentandosi.

Scopri una camgirl romana: Teverina Hot

giovedì, settembre 24, 2020

Sono una camgirl, ed ho avuto un'esperienza terribile su Skype ieri sera


Faccio la camgirl da molti anni.

La maggiorparte dei miei guadagni viene fuori da chiamate su Skype con i miei clienti.
In media, mi pago sulle 50 € / ora, uno stipendio quasi da libera professionista, da quello che i dicono. Raramente le mie chiamate duranno davvero un'ora, pero', perchè nella maggiorparte dei casi vengono prima. Sia uomini che donne: sono molto apprezzata anche dalle donne, e non me l'aspettavo: essendo etero, quando mi capita una donna tengo sempre una finestra aperta con una playlist dei video porno che più mi piacciono, altrimenti sarebbe davvero impossibile per me.

Ogni chiamata è una sorpresa, credetemi.
Un tizio che mi chiede com'è andata la mia giornata.
Un altro che mi chiede se possa andare in un parco a masturbarmi per lui inviandogli il video.
Una volta un tizio ha finito la chiamata malamente dandomi della "lurida troia".
Ecco, il problema è che l'italiano medio guarda troppi film porno e fa troppo poco sesso, secondo me.
Una volta, una delle donne che mi ha contattato - una webmaster e sviluppatrice di siti, da quello che mi ha detto - mi ha chiesto che taglia avessi di reggiseno (la terza, per inciso) e se potevo mandargli la mia lingerie usata (non l'ho fatto, ma ci stavo ripensando: pagano bene).

La mia chiamata più folle è stata l'altra sera.

Matteo mi aggiunge su Skype, verso le 11 di sera.
Mi paga.
Mi paga molto bene, peraltro: circa 200 euro.
A quel punto preparo il mio sorriso migliore, mi do' una sistemata al volo, ed accetto la chiamata.
Sono pronta.

Primo piano sul cazzo, come spesso accade.
Ma era vestito.
Completamente vestito.
Mani in tasca.
"Ciao, come va?" chiedo nascondendo malamente quel piccolo tono di indecisione di chi non capisce davvero con chi stia parlando.
Si siede.
Sempre primo piano sul cazzo, gambe aperte. Ma vestito con quello che sembra un classico jeans.
 Indossa una camicia bianca che lo rende molto elegante.
"Ci sei" chiedo, ma lui non risponde.
"Cosa vuoi fare" chiedo, ma non ottengo risposta.

Bhe sarà uno di quelli frustrati, passivo-aggressivi che amano guardare e basta. Un Voyeur di quelli cronici. Mi va bene, penso, del resto ha già pagato.

Pero' ci sono le farfalle.
Le farfalle nello stomaco.
Il mio stomaco, di preciso.
E qualcosa rende la situazione del tutto insostenibile.
Quel silenzio.
Interminabile.

"Ci sei ancora? Io sono qui... dimmi cosa fare. Sono curiosa!"
 
Si muove.
O meglio, resta seduto. Ma con il proprio telecomando dezooma la ripresa e si fa vedere per intero.
È vestito
Ha una camicia bianca.
Ha un jeans blu.
Delle scarpe che sembrano molto eleganti.
Un cappuccio.
O meglio, un passamontagna.
Oddio.
Il video è sgranato, pixelloso.
 
Non vedo l'ora di vederlo in faccia.
Deve essere uno sfigato serio.
 
Ehi, sei originale.
Perchè hai il passamontagna, non hai caldo
 
Nessuna risposta.
Una mano.
Una mano dall'esterno toglie il passamontagna.
L'uomo sta piangendo. 
Sembra una persona familiare, non riesco a capire, e mi rendo conto che non può muoversi.
Inizio ad avere paura di essermi fatta vedere in faccia.
 
Una mano dall'esterno della cam diventa qualcosa di diverso, come un braccio.
E lo vedo, finalmente.
Il burattinaio che aveva organizzato tutto questo.
Un uomo molto basso e tozzo.
Con un coltello da cucina in mano.

Non fa ridere e non mi piace l'horror, tesoro. smettila
Brandisce il coltello e lo punta verso il tizio legato alla sedia.
Che mi ricorda qualcuno, ma non può essere.
Che sembra terrorizzato.
Ed io chiudo la cam, ed in quel momento penso che non farò più la camgirl.
Mai più.

Due ore dopo.
Notte fonda.
Squilla il telefono.
Mia zia.
Ciao
Sono tentata da raccontarle tutto.
Ho ancora tanta paura.
Ma non sa che faccio la camgirl, figuriamoci.

Sei a casa - chiede
Sì - rispondo
Cosa fai - chiede, ed ha un tono strano di voce.
Nulla, ero a letto - rispondo
Devo darti una pessima notizia. È morto improvvisamente, non sappiamo ancora come. Marco, tuo cugino, l'hanno trovato per strada. Sanguinava.
 
Resto di ghiaccio.
Ci penso.
Ci ripenso.
E penso che quell'aria familiare del tipo, all'interno del video nella webcam, avesse qualcosa di Marco, quando gli avevano tolto il passamontagna.

lunedì, settembre 21, 2020

Storia di un'orgia

 

La mia vita è cambiata da quando per puro caso ho conosciuto quella gran gnocca della Samanta, una donna fantastica e molto sexy, che dal primo momento mi ha ispirato subito sesso, e infatti si è rivelata la mia amante più porca (alla faccia del precedente ragazzo che la riteneva frigida).
Dopo i primi rapporti di “riscaldamento” abbiamo subito capito di avere un’enorme affinità sessuale, tra l’altro io ho la caratteristica di mantenere erezioni molto prolungate e lei una splendida pluriorgasmica.

Dopo la prima settimana, vedendo che gradiva essere masturbata anche analmente mentre mi stava sopra e la penetravo davanti, iniziammo a fantasticare di eccitanti rapporti perlomeno a 3, dove lei era al centro delle attenzioni mie e di un altro uomo. Dal dirlo al farlo ci passo’ un po’..

Nel frattempo lo facevamo dappertutto: al mare vicino ad altre coppie che ci guardavano e si toccavano, nel mio appartamento a piano terra con finestre aperte e persiane socchiuse sotto lo sguardo dei passanti più curiosi, in albergo con la porta aperta aspettando con desiderio un terzo partecipe dopo una cena in ristorante con lei con indosso solo un abitino in seta indiana, sul terrazzo di una villetta a Budoni….

Ma lei mi precedette ed una sera dopo una litigata ando’ da un suo buon amico che dopo averla consolata inizio’ a scoparla sennonche’ arrivo’ sulla scena il fratello dell’amico, che da sempre marcava stretta Samanta. Evidentemente lei era ben pronta dopo molte prove di fantasia e così lo fecero in 3, come mi confesso’ il giorno dopo mentre scopavamo (me ne accorsi perche’ aveva l’orifizio anale molto dilatato e dolente).
Non mi arrabbiai, anzi ne fui molto eccitato. Pochi giorni dopo, durante un campeggio a Barisardo e mentre eravamo in tenda, cercammo di attirare degli amici vicini di tenda per scoparcela tutti assieme ma purtroppo non ci accontentarono.

Forse pensarono ad uno scherzo, di certo non perche’ Samanta non fosse OK, anzi aveva un gran fisico, era estremamente sexy ed andare a passeggio con lei era tutto un susseguirsi di sguardi eccitati ed invidiosi. Ci riuscimmo il giorno in cui demmo un appuntamento a casa mia ad un comune amico (Antonio), tra l’altro un suo compaesano, col quale io avevo spesso fantasticato, senza citare mai la mia lei, su incontri sessuali plurimi trovando in lui un appassionato teorico.

Dando a Samanta un’orario di arrivo di Antonio falso e lasciando accostata la porta di casa riuscii nel mio intento. Quando lui arrivo’ noi eravamo da un bel po’ in azione fantasticando ad alta voce su cosa avrebbe fatto lei se fossimo stati in 3 e come sempre era lei a parlare, ma quella volta misi come nome di fantasia Antonio, il quale arrivo’ ed eccitato dalla scena si avvicino’ titubante ma Samanta eccitatissima mi guardo’ e capendo il mio gioco tiro’ fuori l’uccello eretto di Antonio e per le successive 4 ore fu solo una cosa da sogno, sia lei che Antonio furono all’altezza delle nostre piu’ ardite fantasie…..

Giochi a tre dall'estetista

 

Sono una ragazza di 26 anni, alcuni dicono anche molto carina. Ho una carnagione bianchissima e dei lunghi capelli neri, un seno presente, non grande. Vivo in un piccolo paese della Puglia e faccio l’attrice. Una mattina qualsiasi decido di andare dall’estetista per farmi ritoccare le sopracciglia. Lei si chiama Sara, è una donna di 42 anni ben portati, sono sua cliente da anni. E nulla fino ad oggi mi aveva fatto sospettare che fosse lesbica, che le piacessero le donne. Anzi, ancora oggi, dopo quanto è accaduto, mi sembra impossibile.

Dopo i normali saluti, quella mattina, le dissi di cosa avessi bisogno. Cominciammo così a parlare del più e del meno e dopo poco mi suonò il cellulare nuovo comprato il giorno prima. Nel rispondere, l’apparecchio mi cadde dalle mani. Lei lo raccolse, e le si aprì la foto che avevo scattato per scherzo la sera precedente in camera mia. Una foto un po osè, il mio viso e uno solo dei miei bianchissimi seni che usciva dalla spallina abbassata della mia camicetta.

“Carina” mi disse “sei tu?” Io un po’ imbarazzata le risposi di si. Non volevo spiegarle il perché della foto, era una storia tutta mia personale, era uno scherzo tra me e il mio nuovo ragazzo. Si, volevo che mi vedesse così, sexy e lasciva, solo per lui. Mi ero scattata quella foto, da sola nella mia stanza, pensando a lui. Non ridete, ma mi ero pure bagnata pensando a quando l’avrebbe ricevuta. Ero sicura che l’avrebbe apprezzata…

Sara cambiò discorso, si fece un po seria, ritornò al discorso delle sopracciglia e mi propose di fare un trattamento alle gambe. “Dai oggi ti voglio fare un regalo”, mi disse, “facciamo anche la ceretta e ti faccio pagare solo le sopracciglia, dai cominciamo, togliti la maglia e mettiti sul lettino”. La ringraziai, e le risposi che non avevo molto tempo. Lei si feci insistente, “ci metto poco approfittane, prendi due e paghi uno”. Li per li non capii il perché della maglia, che centra la mia maglia con le sopracciglia, perché avrei dovuto toglierla.

Mi stesi sul lettino senza levarla. Lei cominciò a trafficare sul mio viso. Io mi ero rilassata, ero stata ad occhi chiusi tutto il tempo.

Credo che avesse quasi finito quando mi sentii fare una strana proposta: “ti piacciono i massaggi?”. “Si, un bel massaggio sul collo adesso sarebbe la cosa migliore, sei tutta rilassata, sei stata sempre con gli occhi chiusi”. Non feci in tempo neanche a rispondere che sentii le sue mani che mi accarezzavano il collo. Erano mani sicure, decise. Erano movimenti che sapevano dove toccare, dove dare piacere. Rimasi con gli occhi chiuse per un bel po. Accettai supina, quasi passivamente, il suo massaggio. Iniziai a sentire le sue mani, le sentivo forti su di me. Mi facevano uno strano effetto, mi intrigavano. La cosa strana è che non erano mani di donna, erano mani e basta. Io non ho mai avuto rapporti con donne, quindi non so cosa si prova, ma ero certa, non fossero mani di donna. Il mio cervello volava, ero ad occhi chiusi. Sentivo il mio ragazzo vicino, lo sentivo presente. Era come se stessi con lui. Anzi, era proprio lui.

Mi sentii sfilare la camicetta dal mio ragazzo, poi il reggiseno, le sue mani dal collo scendevano sul mio seno. Mi sentii pizzicare i capezzoli, eccolo, è proprio lui, lo fa sempre, pensai. Ero veramente eccitata. Non mi rendevo conto di dove fossi, ero però certa di essere con lui.

Nel silenzio di quella stanzetta, sentivo quelle mani che correvano su di me. In un attimo mi sentii slacciare i pantaloni, me li sentii sfilare. Ero rimasta con le sole mutandine. Erano tutte bagnate per colpa di lui, lo pensavo forte, lo desideravo, volevo sentirlo entrare dentro di me. Intanto le mani non smettevano di accarezzarmi, di massaggiare con dolce insistenza tutto il mio corpo. Mi sentii sfiorare le labbra, sentii una cosa umida, una lingua, che si faceva strada nella mia bocca. L’afferrai, cominciai a succhiarla, a rispondere a quel bacio. Sentii però un sapore diverso, sentii un profumo sconosciuto Non era lui, non sapeva di tabacco. Il suo sapore di sigaro lo riconoscerei dovunque.

Aprii gli occhi, era lei, era Sara, mi stava baciando. Erano le sue mani su di me, non erano le mani del mio ragazzo. Le si accorse che mi ero svegliata, si mise di fianco e il suo bacio si fece molto più profondo. Posò la sua mano sopra le mie mutandine, e senza toglierle mi accarezzo dolcemente, spinse con il palmo sul mio monte di venere e dopo poco mi fece venire. Non erano mani di donna, ne sono certa, era lui.

Una scopata col ginecologo

 

accadde una volta col ginecologo! c’era un giovane medico niente male, che rimpiazzava il mio abituale! siamo nel suo ufficio ginecologico, mi fa divaricare le gambe e infila due dita nella mia fica, sempre guardandomi in faccia e chiedendomi se sento dolore, come va qui, cosa sento lì, io cerco di controllarmi ma sto andando fuori di testa. si gira per esaminare il pop test, , io scendo subito dal lettino, mi avvicino da dietro e gli lecco un orecchio, lui si gira sorpreso, ma non gli do neanche il tempo di fiatare e lo zittisco con un bacio mozzafiato. Allora il suo imbarazzo cede il posto all’arrapamento, quando sento la sua lingua toccare la mia, gli slaccio la cintura dei pantaloni e infilo la mano nei suo slip prendendoglielo in mano e cominciando a segarlo; nel mentre lui mi abbassa le spalline dell’abito estivo di lino, neanche una parola, solo i nostri respiri sempre più ritmici e pesanti, sento che mi divora il collo, mi strizza i capezzoli, poi comincia a succhiarli, mentre mi infila un dito in figa e io continuo a lavorarglielo con entrambe le mani. a un certo punto lo respingo, costringendolo ad appoggiarsi sul lettino, , mi inginocchio e tiro giù tutto, scoprendo un bel cazzo! mi fermo un istante, lo guardo dicendo, , cosa vuoi che faccio?. , risponde , , succhia troia, , comincio a leccare le palle, mentre continuo a menarglielo con la mano, sento la sua mano che mi stringe i capelli, guidando la testa dove vuole lui, lungo il cazzo fino alla cappella, che scorro con la mia lingua mentre gli accarezzo i coglioni. lo infilo tutto in bocca, comincio ad andare su e giù, un va e vieni dalla cappella alle palle, lui perde controllo, , e dal suo cazzo non tiro fuori solo sborra, ma anche sospiri, grugniti, gemiti, portandolo al limite. quando sento quel palo di carne indurirsi in bocca, lo tolgo fuori e dico, , dai vienimi in faccia! sempre tenendomi per i capelli mi riavvicina con decisione il viso al cazzo, io comincio a mitragliarlo con di colpetti di lingua, tenendo sempre la bocca ben aperta, mentre gli accarezzo le palle, uno, due, cinque tocchi ed eccolo mentre mi arriva il primo schizzo in faccia, poi gli altri sulla lingua, sul collo, lui geme come un animale. ora e’ davvero eccitato come una belva, mi solleva e mi gira alla pecorina sul lettino, cominciando a baciarmi e toccarmi ferocemente frustandomi la figa con due dita, portandomi sull’orlo dell’orgasmo, mentre lo incito, , dai, mettimelo dentro, riempimi tutta, , e lui, , allora lo vuoi, vero, troia? Lo vuoi?, , . mi penetra di colpo, lasciandomi senza fiato, cominciando a possedermi con spinte lunghe e profonde, che mi fanno colare la fica mentre mi bacia il collo, poi comincia a spingere più forte, più veloce, sento le palle che sbattono contro le mia fica, gemo come una cagna, io dicendo, , dai, continua, più forte, , cominciamo a pulsare insieme, lui mena colpi feroci col cazzo, poi mi infila una, due dita, in fica andando e venendo come se avessi un altro cazzo dentro, sento il mio seno sobbalzare mentre mi strizza i capezzoli, stiamo venendo insieme, grido, , siiiiiiii, dai, ora!”, lui mena due colpi così forti da farmi comincia a gemere, io sento i capezzoli indurirsi, il cuore battere forte, grido e vengo, arriva subito anche lui, con una sborrata calda che mi inonda il tunnel del culo, mentre dice, , godi, troia, , lo sfila, do un ultima leccata al cazzo ancora umido, mi rivesto, salutai ed uscii!

Una storia arrapante di scopate



Questa è la mia storia: facevo l'infermiera in un ospedale del nord Italia, ed era da un pò di tempo che non frequentavo uomini, anche perchè in questo ospedale era pieno di lesbiche. Oggi ci prova una, domani ci prova l'altra, e alcune volte è capitato di cedere... mi divertivo insieme a loro, e pure un sacco. Le nostre mani e le nostre lingue andavano ovunque, liberamente, navigavano sui nostri corpi affamati di godimento e ci piaceva un sacco. Fuori dagli stanzini dell'ospedale in cui facevamo le nostre zozzate, era tutto normale, formale, noioso... nessuno avrebbe mai sospettato di quel che davvero facevamo all'interno del Porno Hospital.

Questa volta, neanche fossimo in un film erotico, ebbi un colpo di fulmine per un bel ragazzo di nome Marco. L'avevo conosciuto nel periodo in cui assisteva sua madre, una signora anziana di settant’anni, ricoverata proprio dove lavoravo io. Una sera le avevo appena praticato una iniezione quando sulla porta della stanza Marco si rivolse a me chiedendomi una informazione. 

- C’è un ristorante qui vicino dove posso andare a cena? 
- Se m’inviti te lo indico, altrimenti no- replicai scherzosamente. 

Rimase sorpreso dalla mia risposta ed esitò prima di rispondere. Io invece mi ero sentita istintivamente attratta da lui e gli avevo sbiascicato la proposta senza pensarci troppo. 

- Concludo il turno di lavoro alle dieci, se ti va potremmo andarci insieme. 
- Mi stai prendendo per il culo? 
- Non sto scherzando. - dissi. 
- Nemmeno io. 
- Non sei di Parma, vero? 
- No, abito a Piacenza. 
- Pensi di fermarti molto? 
- Stanotte senz’altro. - disse guardandomi fisso negli occhi. 

Non andammo a cena quella sera, ma direttamente a casa mia. Restammo a digiuno fino alla mattina seguente, nutrendoci soltanto della carne dei nostri corpi. Marco se ne andò alle prime luci dell’alba lasciandomi spoglia sotto le coperta della trapunta di piumino, senza affaticarsi in nessuna promessa (come avevo intuito dal suo modo di guardarmi nelle palle degli occhi). 

Avevamo scambiato un po’ di letto senza l’amore, ma pieni di una forte attrazione sessuale, quella sì. Non lo rividi per una intera settimana. La domenica successiva tornò a fare visita alla madre. Scorgendolo seduto accanto al letto dell’anziana donna lo salutai e lui contraccambiò il saluto ammiccando un sorriso, nient’altro. 

All’uscita dalla clinica me lo trovai al portone d’ingresso della clinica ad aspettarmi. 

- Andiamo a casa tua? - disse. 
- A me sta bene. 
- Allora è sì? - 
Sì. 

Poco dopo, eravamo nella stanza da letto di casa mia. Mi ritrovai ad accarezzare il suo giovane corpo anche se non sapevo niente di lui: ma mi eccitava da morire. Mi ero avventurata nella storia con Marco con spregiudicatezza, com’è nel mio carattere, ma non immaginavo che potesse coinvolgermi in maniera così intensa da costringendomi ad una dipendenza sessuale. Quando sua madre fu dimessa dall’ospedale Marco volle sapere il mio numero di cellulare e glielo lasciai. 

Seguitammo a vederci regolarmente ogni fine settimana, alla domenica pomeriggio, quando entrambi eravamo liberi da altri impegni. Di lui non sapevo niente, proprio niente. Immaginavo che avesse una famiglia, dei figli, oppure una fidanzata, ma non osavo chiederglielo per paura di non ritrovarmelo più vicino a me. La nostra storia era sopravvissuta in ragione di una forte attrazione fisica e nient'altro. I momenti d’intimità che vivevamo erano ossigeno puro. Non avevo mai scopato con un uomo con il cazzo circonciso prima di conoscere Marco. 

È stata una piacevole scoperta, anche se preferisco fare scorrere con la mano il prepuzio sulla cappella dei miei amanti mentre li masturbo. Fissavamo gli incontri attraverso il telefono cellulare. Mi dava appuntamento spedendomi la foto del suo cazzo con sovraimpressa l’ora dell’incontro, sempre la stessa: la domenica pomeriggio alle quattro, a casa mia. Durante la sua frequentazione non ero andata a letto con nessun altro. Solo con lui. 

Trascorrevamo i pomeriggi impegnati a entrare, levare, e scambiarci emissione di liquidi organici di ogni sorta. Scopavamo e non avevamo niente da dirci, ma era solo apparenza la nostra. Gli avevo concesso d’incularmi e non era cosa da poco, a pochi uomini avevo consentito di farlo. Aspettavo con ansia che arrivasse il fine settimana per incontrarlo. Ma le cose cambiarono quando cominciai a fargli delle domande. Volevo sapere molto di lui, più di quanto avevo imparato a conoscere in ogni centimetro quadrato del suo corpo. 

E sbagliai. 

- Hai un’altra? 
- Eh? 
- Ti ho chiesto se hai un’altra donna. 
- E’ importante? 
- No. 
- E allora perché me lo hai chiesto? 
- Ho sbagliato a chiedertelo? 
- No. 

Dopo quella volta diventò ancora più enigmatico. La nostra relazione esisteva solo perché eravamo ammalati di sesso ed entrambi lo sapevamo ed eravamo consapevoli che prima o poi saremmo guariti. Non mi era concesso sapere altro, anche se avrei desiderato sapere tutto di lui. Quando smise di chiamarmi non lo cercai, anche se avrei desiderato farlo. Non ho più rivisto Marco in vita mia, e forse va bene così: ma ogni tanto quando guardo dei porno cerco quelli con uomini dal cazzo circonciso.

Nella memoria del cellulare, pero', non ho mai cancellato le immagini del suo cazzo circonciso.

14 confessioni di camgirl reali

Per me è un lavoro fantastico, comporta poca fatica ma devi essere disinibita e pronta quasi a tutto. Devi anche saper dare le regole, la gente a volte esagera.



Ho deciso di fare la camgirl a tempo pieno, nonostante abbia una laurea. Guadagno molto di più e lavoro molto di meno.



Di giorno mamma full time, di notte camgirl. Ed è incredibile pensare a quanti uomini sposati e danarosi abbia potuto incontrare...



Mi piace essere una camgirl. A prescindere dai soldi che sono comunque importanti, per me è eccitante farlo e basta.



Nuova frontiera della mia masturbazione! Prima lo facevo nel segreto della mia stanza, oggi sono una camgirl che lo fa senza mostrare il viso e devo dire che è divertente, remunerativo ed eccitante.



Una volta è venuto il corriere a bussare a casa senza preavviso, mentre facevo uno show. Ho staccato d'istinto, ho aperto, poi mi sono scusata con il cliente e gli ho regalato un secondo show.

Potrebbe sembrare umiliante, e per certi versi è così. Ma c'è l'anonimato, non sei obbligata a mostrare il viso, del resto fare la commessa in una profumeria - pagata in nero!!-  col capo che ti guarda sempre il culo, era davvero più accettabile?



Una volta ho fatto uno show per un cliente che ho scoperto essere una donna. E nonostante sia etero, è stato incredibilmente eccitante.

Siamo degli oggetti fatti di pixel, durante gli show. Ma non siamo bambole e devono rispettarci. Altrimenti, meglio lasciare stare.



Non ci avrei mai pensato. Ho scoperto questa opportunità delle camgirl sbirciando la cronologia delle ricerche di mio fratello. E da lì si è aperto un mondo.

Il mio ragazzo ha scoperto che faccio la camgirl. E l'ha scoperto da un sito di camgirl!

Guadagno dalle 600 alle 6000 euro al mese, dipende dal periodo. In tempi di pandemia, molto di più.

Davvero non capisco perchè uno debba pagarti per insultarti su una webcam su Skype, ad esempio. Ma è proprio così e si eccitano un sacco. Quindi, semplicemente, rispondo ad una domanda!






Non lo farò per tutta la vita, la webcam girl. pero' adesso mi diverto, guadagno e va bene così.

Una moglie fin troppo esibizionista



Ho sempre saputo che a mio marito piaceva quando gli altri uomini mi guardavano. Lo eccitava. Spesso lo accontentavo. Quella volta avevamo i ponteggi montati dagli operai in quanto dovevamo rifare la facciata dello stabile dove abitiamo. Noi abitiamo al 7 piano. La ditta dei lavori montò dei ponteggi che in pratica vivevamo con gli operai in casa! E io non mi feci sfuggire l'occasione. Era estate e faceva molto caldo.Quel giorno indossai un vestitino da casa che dire corto era già troppo, con un perizoma da urlo e naturalmente senza reggiseno . Ero molto abbronzata, una "negretta".Quando venne mio marito a pranzo dopo l'ufficio ci sedemmo insieme a nostra figlia in cucina e iniziammo a mangiare. Intanto gli operai avevano iniziato a lavorare dopo la loro pausa pranzo. Sia alternavano tra loro, operai di tutte le età. Una volta finito il pranzo preparai il caffè e mi venne naturale offrirlo anche ai due operai che in quel momento stavano lavorando alle finestre di casa mia. Loro accettarono volentieri. Una volta in casa notai subito che il mio vestitino non passò inosservato, mi stavano mangiando con gli occhi. A mio marito non sfuggì... Ci sedemmo a prendere il caffè e io feci in modo di sedermi davanti a loro accavallando le gambe in maniera superba lasciandoli vedere ciò che loro desideravano vedere. Non staccavano gli occhi dalle mie gambe . Allora con la scusa di vedere i lavori eseguiti, andai ad affacciarmi alla finestra. Sporgendomi il mio vestitino salì vertiginosamente lasciandomi scoperto completamente il culetto che a causa del perizoma ridottissimo era del tutto scoperto. Non so come fecero a non saltarmi addosso.Stavano letteralmemnte sbavando...Mio marito era al settimo cielo. Se mi fossi avvicinata ad uno di loro e gli avessi fatto un pompino sarebbe stato felicissimo. Non nego che ero tentata, nel vederli così sudati, sporchi, a torso nudo, ma non ne feci di nulla...Sbagliai?

Lezioni private

 

Per arrotondare le magre entrate di studente universitarius, avevo iniziato a dare ripetizioni di matematica a ragazzi delle scuole superiori. In breve tempo la notizia si era diffusa ed ogni tanto si presentava qualcuno. Era verso la fine di giugno quando Rita mi telefonò e disperata per il quattro in pagella di Silvia, sua figlia, mi chiese se potevo aiutarla durante l’estate. Fissai loro un appuntamento per il giorno successivo nel primo pomeriggio…

Quando andai ad aprire, rimasi con il fiato in gola: una ragazza bionda, alta e slanciata come una modella accompagnata da una donna sulla quarantina, capelli rossi, non molto alta, ma molto sensuale, che intuìì essere sua madre…

Ci accordammo subito e iniziai il mio lavoro…

Dopo un po’ di tempo mi telefonò Rita per dirmi se per cortesia potevo venire io a casa loro a fare la solita lezione a Silvia, perché avevano avuto dei problemi con la macchina…

Suonai, salìì, e mi aprì Rita. Era vestita con un abito lungo molto elegante, inusuale visto che era il pomeriggio di un’afosa giornata estiva, con un’ampia scollatura dalla quale si intravedeva il seno piccolo ma ben fatto. Mi fece accomodare sul divano, offrendomi un bicchiere di vino bianco fresco e mi disse che Silvia sarebbe arrivata a minuti. Intanto lei si accese una sigaretta e si sedette vicino a me. Iniziammo a parlare del più e del meno finchè iniziò a strusciare la sua gamba contro la mia. Io stavo diventando viola dall’imbarazzo, sarei voluto andare via immediatamente, ma l’eccitazione saliva e il mio membro stava scoppiando nei jeans. Ci pensò lei a tirarlo fuori con una manovra veloce stringendolo alla base…

“Mmm quanto è duro, fammi sentire quanto è buono!”..

” Ti prego… ma se arriva Silvia… “..

“Non arriverà, è andata da una sua amica e…..

Non fece in tempo a finire le parole che le sue labbra stringevano il mio uccello nel più bel pompino della mia vita, sentivo la cappella che le sfiorava il palato e la sua lingua che si agitava frenetica e tremendamente eccitante; la sua bocca andava su e giù per l’asta mentre con la mano mi carezzava i testicoli. Io le avevo posto le mani sui capelli e seguivo il ritmo della pompa, finchè la tirai su e la baciai nella bocca vogliosa. Nel frattempo lei mi stava togliendo i jeans, io l’aiutai liberandomi della polo, rimasi nudo a cazzo ritto. La stesi sul divano e le sfilai il vestito: indossava solo due autoreggenti nere, la troietta aveva organizzato tutto…

La visione era stupenda: lei stesa sul divano con le gambe leggermente allargate e un piccolo cespuglio che copriva le labbra gonfie di piacere e pronte ad essere penetrate; il suo viso e i suoi occhi erano pieni di eccitazione e sensualità che la rendevano ancora più bella di quanto non fosse. Io, estasiato, con l’arnese in tiro puntai verso la sua gemma ma lei con un balzo si alzò e mi disse:..

-Aspetta, ti prego! Iniziò a frugare nella borsa ed estrasse una scatola di preservativi. -Sai, non prendo la pillola. Si mise a sedere sul tavolo, io mi avvicinai e Rita mi aggiustò il cappuccio di lattice sul membro. Non ne potevo più, i suoi movimenti mi facevano impazzire, non vedevo l’ora di sentirla tutta mia..

.

“Vai, fai presto… non resisto… Le sollevai le chiappe dal tavolo e con un colpo di reni fui dentro il suo corpo. Mi buttò le braccia al collo, iniziò a baciarmi e a mordicchiarmi le orecchie mentre io la scopavo sorreggendole il culo con le mie braccia. La sua mente e il suo corpo erano ormai in preda alla lussuria più sfrenata, i suoi occhi manifestavano tutto il suo desiderio di sesso che io dovevo spegnere. Anch’io ormai ero intenzionato a scaricare su di lei tutta la mia potenza per soddisfare le sue voglie, per riempirla di sborra…

Lei indica la camera da letto e tra un sospiro e l’altro, senza rompere l’incastro la porto sul letto:..

qui le sfilo l’uccello e mi butto sulle sue tette, le lecco le aureole dei capezzoli e l’attaccatura dei seni: no… per favore… mi fai venire. . ancora no!. Lei scatta sul letto e si mette a quattro zampe: io salto su, le posiziono la verga in corrispondenza della fessura ed entro. Era bellissimo: i muscoli del suo sesso sembravano risucchiare dentro la mia asta ed ad ogni colpo Rita emette dei gemiti di goduria. Dopo un po che la stavo cavalcando con irruenza, inizia ad urlare: vengo… ancora… vai… mmmmmmmm, sfondami… Immediatamente sento i suoi muscoli rilassarsi segno che l’orgasmo la stava inebriando. Io continuo a sbatterla anche se ormai la sua fica è un mare di umori che si appiccicano alla folta peluria che la ricopre, il cazzo mi sta per scoppiare ma con un movimento improvviso lei si stacca e si mette a pancia in su. Io mi abbasso, mi prendo il membro in mano e lo piazzo tra le sue tette. Non appena mi toglie il profilattico, non fa in tempo a stringere un po’ le tette, che un fiume di sperma le inonda i seni e il collo dipingendo oscenamente il suo bel viso. Lei è di fronte a me, in tutta la sua bellezza, rilassata dopo l’orgasmo tellurico che l’ha sconvolta. Apre il comò, estrae un pacchetto di sigarette e se ne accende una; io mi chino la bacio sulla bocca e sento il sapore del mio nettare unito a quello del fumo…

Da quel giorno, io e Rita siamo diventati amanti, nel senso che quando lei ha voglia di sesso, mi chiama per una ripetizione.

domenica, settembre 20, 2020

Moglie tradita con stallone

Salve amici,ho deciso di rendere pubbliche le mie innumerevoli esperienze vissute con mia moglie,ninfomane vera,pluriorgasmica passionale.Tralascio le fasi iniziali che molti mariti gia' conoscono,i primi discorsi sul sesso libero,i video e le riviste porno portate a casa casualmente e poi dopo un periodo piu' o meno lungo di preparazione affinche' la moglie si convinca che a noi mariti cornuti piace davvero vederla con un'altro uomo scopata e trattata da vera troia si arriva finalmente al grande giorno......e qui le esperienze sono diverse,belle o brutte e a seconda dei casi il discorso si interrompe o continua. Bene,nel caso di mia moglie il discorso continuo',i primi singoli ebbero successo,mia moglie si divertiva a farsi scopare,io ad avere sempre piu' corna e il nostro menage andava a gonfie vele....poi il fatto!!

Conosciamo un singolo meridionale,ottima persona,calabrese,serio,lavoratore che incontriamo una prima volta.Franceso(cosi' si chiama il singolo)e' molto bravo,con mia moglie capisce subito come leccarla,mordicchiarla nei capezzolilecca la fica pelosissima di mai moglie apprezzandola con sapiente abilita' e riesce a portarla facilmente ad innumerevoli orgasmi,ma non si accontenta,le parla con dolcezza e poi alternando le dice che e' una gran zoccola,tutto questo nei momenti e mnei modi giusti e poi Francesco ha un gran bel cazzo,non enorme,dimensioni normali ma molto duro e resistente...insomma un cazzo giusto e lo sa usare bene.Le scopate con mia moglie non sono piu' scopate,ci mette tanta passione,la fa sborrare piu' volte con il cazzo in fica cosa che a me riusciva solo una volta al max 2.Le conto!!!10 sborrate di mia moglie con spruzzi dalla fica e urla di godimento....Francesco diventa un amico fisso a casa nostra ma per impegni di famiglia,essendo sposato puo' venire solo una volta al mese.Mia moglie si innamora di lui follemente,con me scopa per dovere e appena le nomino Francesco comincia a smaniare,lo vuole...persa per il suo cazzo!!ormai e' la sua donna!l3e ferie le dobbiamo fare vicino a casa sua e mia moglie spesso fa in modo che siano da soli,non vuole nemmeno che guardi...incredibile!!mia moglie si rifiuta di farmi pompini,ma a Francesco li fa con ingoio.Non posso farci piu' niente....devo subire tutto questo..mi rimane solo da farmi seghe.....mia moglie mi rinfaccia che questo gioco l'ho voluto iniziare io....non e' colpa sua...mi confessa che ha perso la testa per lui....sono esterefatto!!!non ho scelta devo assecondarla,anche Franscesco e' spaventato,ha famiglia,non vuole perderla,mia moglie minaccia di fare un casino se Francesco le toglie il cazzo che tanto le piace.......poi altro fatto incredibile!!Francesco muore in un incidente stradale tornando a casa da una serata trascorsa con noi,mia moglie non scopa piu' per 2 anni.....adesso sta tornando alla carica vuole conoscere singoli.....mi conviene???

venerdì, settembre 18, 2020

Aveva talento a farsi inculare (racconto erotico)


mia moglie è sempre stata una brava donna di casa,piuttosto timida nelle pubbliche relazioni ma forte di personalità,nel senso una di quelle che"non te le manda a dire".
a me ha dato tutto e forse proprio per questo che ho desiderato avere sempre di più.
Sa soffrire in silenzio,in particolare,quando glielo metto nel culo,non dimostra mai che una debole,stringe i denti per non farsi accorgere che gli fa male,non si lamenta,non urla,perché deve sempre dimostrare che la più forte è lei,e di questo gliene devo dare atto,perché effettivamente è così,forse proprio per questo motivo sono andato sempre alla ricerca di un suo punto debole,chiamatelo libidine,invidia,non saprei ma il desideri di vederla sottomessa a un cazzo possente da infrangere quel “muro” di orgoglio e di ostentata sicurezza che ha sempre avuto e che ha usato per rendermi più debole di lei.
Il suo talento nel fare il pompino è unico,ha una forza nelle mascelle senza eguali.sapete, che in giro ci sono persone capaci di fare cose straordinarie ebbene mia moglie lo è.
Ricordo quella volta in cui era alle prese col mio uccello dopo avermi leccato i coglioni e la canna afferrò la cappella fra le labbra e incominciò dolcemente a succhiare,quando avvenne una cosa straordinaria e dolorosa allo stesso tempo, cui non saprei se augurare ad un altro.
Presa da un momento di follia,o altro,arrestò le labbra a circa metà del cazzo come in una morsa e iniziò a succhiare con tutta la sua forza salendo lentamente quando arrivò a livello della cappela avvertii come una scossa elettrica lungo la colonna vertebrale,la preghai di mollare,non sentivo più le palle e la cappella era diventata un rosso acceso, bastò una sola salita,ripeto una soltanto che sentii la sborra esplodere nella sua gola,arrivata in cima le labbra si staccarono emettendo uno “smak” ed io emisi un urlo di dolore e piacere insieme,allora lei impavida riafferro il cazzo tra le labbra e le bastò un’altra risalita per svuotare completamente i coglioni.credetemi!una cosa unica! Che non ho voluto più ripetere,avevo subito come un trauma.
Penso pure che questo suo modo di "esprimersi" giustifichi la sua forte personalità,mi spiego meglio:
Poter decidere l'attimo in cui farsi sborrare in bocca per lei rappresentava come una sorta di "potere decisionale",perché come dicevo prima, lei è una piuttosto decisa a cui non puoi imporre nulla.
quello che ti dà è perché lo ha voluto lei.
Intanto era cresciuto in mè quel desiderio di vederla spompinare un cazzo che non fosse il mio.
Magari un nero mandingo, chissa!
Un giorno mentre passeggiavamo per la cittài trovai un pretesto per avvicinarmi a uno dei vù cumprà,sapete quei ragazzi di colore altissimi e che portano la nomea di possedere un fallo di grosse dimensioni, osservai degli oggettini,presi una collanina e gli la feci indossare,dopo chiesi quanto costasse e lui rispose 5 euro.
“Rapito” da un improvviso desiderio" dissi, e se invece dei 5 euro mia moglie ti facesse un pompino tu cosa diresti? Mia moglie mi diede una spinta e si allontano di qualche metro imbarazzatissima,mentre il nero rimase con gli occhi sbarrati senza dire nulla.poi ripresosi dallo stupore esclamò:bella,molto bella!
Col suo italiano stentato.
Presi per mano mia moglie e la feci riavvicinare dicendole hai sentito? ti ha fatto i complimenti.
Grazie,grazie lei rispose.
E il nero approfittò del sorriso dicendo,prendi! la collana è un regalo.
E lei ma no! Prendi i soldi! Prendili!
Solo allora il nero si fece coraggio e le disse perchè non mi dai qualcos'altro?
Cosa? Rispose!
A quel punto intervenni prendendola per mano per allontanarla,chiesi di aspettare al vù cumprà e la portai verso la macchina che avevamo parcheggiata un po più lontano,era abbastanza isolato.le dissi di aspettare in macchina ai sedili posteriori che l'avrei subito raggiunta.ritornai dal nero e gli feci cenno di seguirmi,lui subito richiuse il fagotto della mercanzia e mi segui a distanza di qualche metro.
Arrivati alla macchina lo feci accomodare dietro a fianco di mia moglie, che borbottò: ma che stai facendo?sei matto?
Ed io, ricordi? quella scossa elettrica,fallo ora! Ma sei pazzo? Rispose!così mi misi sul sedile di guida e mi abbassai in modo da poter guardare senza dar fastidio.
allora il nero cacciò la mazza dai pantaloni,era un grosso calibro di diametro almeno il doppio del mio,che nel frattempo si era indurito come una pietra e le disse sei bellissima!
Così lei presa da un improvvisa stato di ansia s'inginocchio gli abbassò i pantaloni e spalancò la bocca per accogliere entrambe le palle in modo che desse subito la sensazione di cosa sarebbe stata capace da lì a poco.
E così per qualche minuto succhiava e ingoiava dolcemente i coglioni.
Dopo iniziò a spompinarlo menando la testa su e giù alternando movimenti lenti a velocissimi e il nero non pago la mise la mano dietro alla nuca per assecondarla a un ritmo sempre più crescente.
Ero eccitatissimo,quasi sentivo il battito accellerato del mandingo e il respiro di mia moglie che si faceva sempre più affannoso e a tratti emetteva dei gemiti di piacere.
D’improvviso lei si arrestò alzò la testa, lo guardò negli occhi e con sorriso imbarazzato gli disse,preparati! Che ora viene il bello. Lui non capiva,la guardava con quegli occhi sgranati dal piacere.
E così lei mise in moto quella tecnica di cui raccontavo prima.
Scese con le labbra ben oltre la metà del cazzo,e questo già era straordinario,si arrestò e incominciò a stringere e a succhiare con forza,salendo con estrema lentezza(doveva riuscirci in una sola salita). Il nero a quel punto incominciò a urlare come un animale,sembrava un ululato di un lupo che sancisce la sua posizione dominante ,tanto era forte il risucchio di lei che egli alzò il culo dal sedile per assecondarla, e arrivata con le labbra a livello della cappella un urlo liberatorio gli fece esplodere un sborrata nella gola,sembrava non finisse mai,probabilmente quel "poveretto" aveva i coglioni pieni.
Lei,così si stacco, aprì la bocca per fargli vedere la gran quantità di sborra che aveva in bocca,per un attimo pensai,ora lo sputa fuori dal finestrino,non pensavo che lo ingoiasse,invece, la richiuse ingurgidando tutto.
Dopo lei ridiscese lungo il cazzo gli mise il pollice sotto i coglioni e risucchio quanto ancora era rimasto.
Solo allora il nero esausto si rilassò e le disse,grazie sei eccezionale! ti sei succhiato anche l’anima.
Lei sorrise,gli baciò la cappella e disse,grazie a tè!
Poi aggiunse tieniti pronto per la prossima volta che ti darò ancora di più.lo disse col tono di una di quelle che decidono "il futuro degli altri".
È fatta così ed è per questo che non smetterò mai di desiderarla.
Il seguito lo racconterò in un’altra volta e capirete come può una semplice donna di casa riuscire a fare quello che ha fatto.

Brava donna, le piacciono le orge



Ci siamo sposati che eravamo due ragazzini, io avevo 22 anni e la mia Patrizia ne aveva 18. Dopo appena 7 anni di matrimonio, incominciai a notare un suo cambiamento nel modo di vestire, molto più spregiudicata con molte minigonne(mia moglie ha delle belle gambe), e di agire verso gli uomini indipendentemente se suoi coetanei oppure più anziani di lei. Una notte mentre eravamo a letto, uno nelle braccia dell’altro, mi espresse il desiderio di voler vedere un film a luci rosse, a quell’epoca, ancora esistevano le video cassette porno, cosi dopo qualche sera, la portai a cinema, ci andammo a sedere in una delle ultime file, perché un po’ io non lei mi vergognavo aver portato una cosi bella donna a vedere un film porno. Mentre eravamo intenti a guardare delle scene osè, mi prese la mano e la pose tra le sue cosce all’altezza dell’inguine, con mio grande stupore, mi accorsi che non aveva indossato le mutandine,questo mi solleticò non poco, e gli feci un vigoroso ditalino.
Nel frattempo accanto a Patrizia si era seduta una bella coppia, lei una biondina, poteva avere una trentina d’anni, lui invece un uomo alto e muscoloso con capelli neri, una quarantina circa. La coppia che gli era seduta accanto si accorse della nostra performance, e si dettero da fare anche loro. La vicina però ogni tanto dava delle sbirciate tra le cosce della mia Patrizia. -Dai succhiamelo, mi hai fatto venire tantissima voglia. Dissi io. Senza pensarci su, abbassò i suoi fluenti capelli neri tra mie cosce, e incominciò prima a baciarlo, poi a leccarlo delicatamente, fino a che non se lo infilò tutto in gola facendomi un vigoroso pompino. La sua vicina di poltrona, faceva le stesse cose al suo uomo anche lui bello sdraiato sulla poltrona con il suo cazzo fuori dalla patta dei pantaloni. Si poteva fare tutto ciò, perché eravamo seduti nelle ultime file, e dietro di noi non c’era nessuno. Ad un tratto mi accorsi che la mano dell’altra donna si era insinuata tra le cosce di mia moglie, la quale non solo lasciava fare, ma aveva allargato bene bene le sue cosce per far si che la mano dell’altra la potesse penetrare nella folta peluria della sua figa. Sia io che il suo uomo appena visto tutta la scena, gli abbiamo inondato le bocche di sperma, la mia signora se le ingoiato tutto, mentre l’altra avvicinandosi con la bocca alle labbra della mia Patrizia, gli ha aperto la bocca, e gli ha versato tutto lo sperma di suo marito. La sera stessa tornammo a casa tutti e quattro, con la voglia di fare l’amore tutti e quattro sul nostro lettone. Prima però facemmo una frugale cena, intanto che ci presentavamo, anche perché era avvenuto tutto cosi in fretta al cinema che non conoscevamo neppure i loro nomi. La biondina non troppo alta, ma con un viso bellissimo e due enormi tette, con un culo da fare invidia alla Lopez, Sandra era il suo nome. Marco il suo convivente, (non erano sposati), alto capelli neri un fusto come si dice. Noi siamo sposati da circa sette anni (disse mia moglie), e questa è stata la prima porcata che abbiamo fatto, non so neppure io cosa mi sia preso. -Spero che c’è ne saranno ancora di queste porcate.
Disse Marco accarezzandogli i folti capelli neri, e mentre faceva ciò, con l’altra mano gli accarezzava il culo ormai mezzo scoperto, perché nel frattempo Patrizia si era andata a mettere qualcosa di più leggero addosso. -Certo, non preoccuparti che fra non poco, metterò alla prova la tua virilità, anche perché al buio del cinema non ho potuto apprezzare la consistenza del tuo pene. E cosi dicendo mia moglie aprendo la mano destra la pose in mezzo alle cosce di Marco esclamando un Ohhhhhhhh, che bello grosso. Intanto Sandra seduta nel divano in salotto, avendo la minigonna, aveva tutte le cosce scoperte, io mi ci andai a sedere accanto e incominciai a toccargliele. -Noi andiamo in camera, dopo venite anche voi. Disse Patrizia prendendosi per mano Marco. -Certo prima però fateci stare un po’ soli qui sul divano. Disse Sandra. Allargando completamente le cosce. La mia mano era arrivata alla figa anch’essa piena di peli, le mutandine non c’erano quindi il mio dito medio si intrufolò tra la fessura bagnatissima della figa di Sandra.
Con la sua mano tirò fuori dai pantaloni il mio grosso pene, e incominciò a leccarlo dolcemente con la lingua, era molto brava, si capiva bene, che gli piaceva molto a prenderlo in bocca. -Dai, togliti tutto e siediti sul mio cazzo così ti posso penetrare. Dissi io. -Non portare fretta, abbiamo tutto il tempo, intanto togliamo i pantaloni, e alza le gambe in aria che ti devo leccare bene bene il buchetto del culo, che farlo agli uomini mi piace tantissimo. Non me lo feci ripetere due volte, anzi mi girai di schiena verso di Lei, offrendogli tutto il mio culo davanti ai suoi occhi e alla sua bocca famelica. Leccava che era una meraviglia, fino ad infilarmi nell’ano, la punta della sua lingua, capii che mi piaceva molto, anche perché la mia Patty non me lo aveva mai fatto un servizio simile. -Vedrai fra poco sarà ancora più bello. Disse Sandra. E appena finito la frase, mi infilò nel buchetto il suo dito medio dopo averlo ben lubrificato con la sua saliva, anche se non c’e ne era bisogno, perché talmente era l’eccitazione, che entrò tutto dentro. Mi piacque moltissimo, ed in cuor mio mi ripromisi che chissà un giorno un bel cazzo……. Intanto di là ci chiamavano, perché non venite anche voi sul lettone, tanto è grande c’entriamo tutti e quattro. -Fra poco, ora non possiamo. Disse Sandra continuando ad infilarmi il dito nel culo, e con la mano destra mi accarezzava il grosso uccello. Dopo un po’, mi fece sedere di nuovo, e mettendosi di schiena sulle mie cosce, prese il mio membro, e se lo infilò nella fica bollente. Dopo un po’ su e giù, lo tirò fuori, e con molta calma lo pose sul buchetto dell’ano, si ci pose sopra, ed in un attimo se lo fece sparire tutto nel culo. -Sai il mio Marco quasi tutte le sere mi deflora il culo, il buchetto è diventato quasi come la fica. -Dai ora possiamo andare di là, e se ti và al mio Marco piacciono tantissimo i culi indipendentemente se uomini o donne, scommetto che alla tua Patrizia già l’ha penetrata da dietro. -Non lo so a me non l’ha mai voluto dare, ma chissà può darsi che a un altro uomo?, voi donne per questo siete imprevedibili, ai vostri mariti niente, invece se vi capitano altri uomini diventate molto porche. La visione era stupenda. Patrizia a cosce divaricate, e Marco che gli leccava la figa. -Dai venite anche voi, fu la frase di mia moglie non appena ci intravide in mezzo alla porta della camera da letto. Ci accomodammo sul lettone, e non potei fare a meno di notare il grosso uccello di Marco, molto più grande del mio, mia moglie per prenderlo in mano, lo doveva prendere con tutte e due le mani talmente era lungo e grosso.

-Madonna che è bello, disse Patrizia, dai infilalo di nuovo nella figa. -No girati che te lo devo infilare di nuovo nel culetto rispose Mario, Patrizia senza scomporsi si girò, e Sandra gli andò sopra e con le mani gli allargò il piccolo buchetto del sedere. Marco prima ci sputò sopra un po’ di saliva, poi adagiò la grossa cappella sul l’ano e incominciò a spingere, il pene ad ogni spinta entrava sempre più dentro, quando fu tutto dentro, Marco incominciò il solito su e giù ma con molto ardore. Intanto Sandra leccava il seno a Patrizia, e visto che anche lei era con il culo all’aria mi poggiai anch’io dietro e inculai la moglie di Marco. Fu una chiavata stupenda, godemmo tutti e quattro all’unisono,che alla fine ci accasciammo esausti sul letto.

Schiava e padrona all'università



Il primo Aprile di quell’anno era cominciato come qualunque altro giorno per Stefania. Sveglia presto, colazione veloce giù al frequentatissimo bar della stazione ferroviaria, una scappatella veloce in biblioteca dove alcune amiche e compagne di corso preparavano gli esami della sessione primaverile e poi via in aula. Quel giorno erano previste due ore di Chimica generale ed inorganica, una di Biologia molecolare ed una, inevitabile, di Biochimica vegetale. Stefania salì le scale che conducevano alla piccola aula in fondo al corridoio principale dell’istituto. La solita gente radunata davanti alle porte, gruppetti di persone conosciuti o meno conosciuti che vociavano e ridevano. Qualcuno salutò la ragazza e Stefania, cortese, mentre ricambiò con un grazioso inchino del capo. La sua voce cristallina tintinnò nell’aria stanca fra le pareti di cemento. Era una bella ragazza, Stefania, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul muro, era appeso un poster della tavola periodica di Mendelev. I banchi erano vecchi, ingrigiti dagli anni e dalle generazioni di studenti che si erano succedute una dopo l’altra alle lezioni di Scienze Biologiche dell’Università. Stefania prese posto fra le file di mezzo, non troppo vicina alla cattedra da stare sotto al naso del professore durante la spiegazione né tanto distante da non essere veduta dall’insegnate. Essere un volto qualunque fra la folla, ma un volto sempre presente alle lezioni era ciò che Stefania aveva imparato ad essere dopo due anni di corso. In fin dei conti era questo che i docenti mostravano di apprezzare dai loro studenti. Il professore di Chimica generale era un ometto vecchio con un viso scavato da rughe e grinze come la corteccia di una vecchia quercia, ed aveva lo sguardo un po’ spiritato. Arrivò con matematica puntualità quando mancava appena un quarto d’ora alle nove, depose la sua cartella in pelle sul piano della cattedra e ne estrasse un volume di lucidi.-“Buon giorno”- esordì. –“Oggi Parleremo della disposizione degli orbitali atomici attorno al nucleo”-Stefania si appoggiò con le spalle allo schienale rigido della sedia. Teneva il quaderno aperto davanti agli occhi ed impugnava la penna fra indice e medio. Il tappo della biro girava e roteava nevroticamente fra le dita nervose. L’aula era piena per un quarto solamente dei posti disponibili. Gli studenti si erano stancati col tempo di seguire le lezioni di quel vecchio noioso.-“Che barba!”- pensò Stefania –“Orbitali dell’atomo!”-In quel momento una ragazza dai capelli castani e mossi che le arrivavano alle spalle le si sedette accanto. Stefania la guardò con disinteresse. L’aveva già veduta qualche volta ai suoi stessi corsi e qualche volta si erano scambiate gli appunti del giorno, ma la conoscenza si era mantenuta sempre molto superficiale. Stefania sapeva che la ragazza si chiamava Valentina, che lavorava saltuariamente in una piccola pizzeria in centro e che era già iscritta al quarto anno benché avesse dato meno esami di lei. Valentina era una bella studentessa dalla carnagione abbronzata e liscia, i lineamenti del viso erano regolari e gli occhi castani come la chioma. In particolare Valentina era messa molto meglio di Stefania in quanto a curve ed era noto che il suo seno prosperoso ed il suo fondoschiena avevano fatto girare la testa a molti studenti durante gli anni scorsi.Stefania si guardò per un attimo il seno; rispetto a quello della ragazza che le sedeva accanto appariva minuscolo ed insignificante. La maglietta era rialzata solo di un poco, là dove doveva.-“Ma a che sto pensando?”- si disse, come vergognandosi di se stessa.Valentina sembrò non degnarla di uno sguardo, aveva preso block notes e penna e attendeva solamente l’inizio della lezione. Poi, pochi secondi prima che il professore iniziasse a parlare, la ragazza dai capelli castani sembrò ricordarsi di qualcosa, frugò nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrasse un pacchetto di carta grande quanto una lettera. Lo guardò sorridente ed i suoi occhi vispi brillarono di una luce furba. Infine, con indifferenza, appoggiò la busta sul banco a fianco del suo, proprio davanti al quaderno di Stefania.Quest’ultima lo osservò incuriosita mentre Valentina la scrutava trattenendo a stento il riso.-“E’ per te”- disse-“Che cos’è?”- chiese Stefania.-“Aprilo e guarda”- rispose l’altra.Stefania appoggiò penna e quaderno sul tavolo. La lezione stava per cominciare, il professore aveva impilato i lucidi nell’ordine nel quale voleva proiettarli accanto alla lavagna luminosa.Incurante di ciò Stefania aprì il pacchetto e guardò cosa vi fosse dentro. Erano fotografie. Un mazzo di cinque foto ed il soggetto di quelle immagini la fece sbiancare. Impallidì proprio, sgranando gli occhini neri e congelando ogni movimento di quelle mani che stringevano impotenti le prove della sua colpa. L’espressione di Stefania denunciava incredulità, smarrimento e terrore. Valentina ne rise, divertita.-“Ma cosa sono queste?”- balbettò sottovoce Stefania mentre le sue mani allontanavano le foto dal volto.-“Belli questi scatti, non è vero? Si vede chiaramente il tuo bel faccino schiacciato contro le pudende di…chi è quello? Non il tuo ragazzo, comunque! Gira il mazzo, da qualche parte c’è una foto dove lo si vede anche di faccia…”--“Ma…ma…”--“E’ un bel ragazzo. Chissà se piacerà anche al tuo fidanzatino!”- ridacchiò Valentina –“Quel cornuto”--“No…non vorrai mica…”--“Fargliele vedere?”--“Non farlo! Ti scongiuro!”- disse Stefania, piegandosi verso l’altra ragazza con fare supplicante. -“E perché non dovrei?”- Valentina era sempre più divertita, ormai dominava completamente la situazione. –“Non sarebbe leale nei suoi confronti, quelli del tuo bel ganzo. Forse gliele farò trovare proprio stamani, tanto più che oggi è il primo Aprile. Sai che scherzo!”-La parete bianca di fronte ai banchi s’illuminò del fascio di luce proiettato dalla lavagna luminosa. Gli studenti rimirarono un’immagine stilizzata di orbitali atomici e particelle elementari. Anche Valentina guardava e pareva quasi interessata dalla lezione. Eppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia. Stefania non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto.-“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”--“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e forse ti prenderà anche a schiaffi o peggio. Magari una bella scenata… e ci andrà giù pesante, anche più di quanto tu non pensi. Puoi stare sicura che in capo a due giorni sarai divenuta la protagonista assoluta di questi corridoi!”-Gli occhi di Valentina non sfiorarono mai il volto di Stefania; era come se la prima trovasse l’altra indegna d’essere persino considerata. In fondo non si degna d’attenzione una mosca che sbatte le ali bagnate in un angolo del marciapiede, aspettando solo d’essere calpestata.-“Oh, e nel caso ti fosse venuta in mente l’idea di strappare le foto che hai fra le mani per cancellare le prove della porcheria che hai fatto”- disse Valentina –“Sappi che ho i negativi e posso farne quante ne voglio. Ne farò dei poster da appendere in aula magna se necessario.Tutti dovranno sapere!”--“Ma come le hai avute?”- chiese Stefania. La sua mente era in pieno panico, la sua ragione navigava nel marasma della paura e della vergogna. A cosa sarebbe servito conoscere la provenienza di quelle foto? Ormai i giochi erano fatti, le prove c’erano e non le si poteva ignorare. Ma la sua coscienza si rifiutava d’accettarlo, era come se l’intera situazione fosse un incubo e non qualcosa di reale. Si sorprese tuttavia di non aver gridato, di essersi data un contegno dignitoso affinché in aula nessuno, dal professore all’ultimo degli studenti presenti, s’accorgesse della tragedia in atto.-“Ho le mie fonti, sai com’è!”- esclamò sorridente Valentina. Mentre parlava con Stefania prendeva appunti su quanto stava dicendo il professore. Non degnò la ragazza più giovane di uno sguardo. -“Ti prego, non dirlo a Fabrizio”- supplicò Stefania.-“Vedremo…”--“Ma…”--“Non ora!”- rispose stizzita Valentina voltando il capo verso Stefania. Guardò la ragazza febbricitante come si guarda un insetto fastidioso che ci ronza vicino all’orecchio. –“Non vedi che mi disturbi? Insomma!”--“Ti prego!”- supplicò ancora Stefania –“Se vuoi che faccia qualcosa…qualunque cosa…”-Valentina sogghignò malignamente –“In realtà si. Voglio qualcosa da te. L’espediente delle foto è solo un piccolo ricatto morale per ottenerlo. Un mezzuccio un po’ sleale ma tutto sommato efficace, non trovi?”-Nel cuore di Stefania, oltre alla sempre più angosciante morsa di disperazione, altri sentimenti si facevano ora strada. Primo fra essi la rabbia, un odio sordo e totale che aveva come unico scopo d’esistere la risatina immonda della ragazza comodamente seduta di fianco a sé. Ma la ragione trattenne le mani di Stefania dall’infilare le unghie nel viso della nemica, ciò sarebbe equivalso a confessare con la propria voce il tradimento nei confronti di Fabrizio.-“Che cosa vuoi?”- chiese allora Stefania, mentre nella sua voce ora si scorgeva astio e non solo smarrimento.Ma Valentina, incurante del risentimento della sua povera vittima, rise di quella furia incatenata.-“Vieni oggi, a casa mia. Sai dove vivo, giusto? Davanti piazza Dalmazia, al primo piano davanti alla villa col giardino. T’aspetto non più tardi delle tre”-Ripose penna e quaderno nello zainetto e fece per alzarsi. La lezione di chimica era giunta appena ad un quarto del suo svolgimento.-“Ah, portami un regalino. Una scatola di cioccolatini o dei fiori. Sai, sta male presentarsi in casa d’altri senza un piccolo presente per la padrona, ti pare? Se opti per i cioccolatini fa che siano di marca buona. Ed io amo le rose rosse. Mi raccomando, alle tre e con un regalo. Sgarra ed io ti sputtano davanti a tutta l’Università, bidelle comprese. Ritarda di un solo minuto e non mi troverai in casa, sarò sulla strada per andare a trovare il tuo caro fidanzato. Quel cornuto…”-Stefania non aveva il coraggio di sollevare lo sguardo. I suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto rannicchiate sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che Valentina indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove.-“Come vuoi”- disse infine.-“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di Valentina! Chi è Valentina? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”-Stefania strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”--“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”--“Come desidera, Padrona. Va bene così?”-Valentina s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”-Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale. Stefania la osservò andare via e le parve di morire.Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione.Stefania si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di Valentina ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva, Stefania e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente Valentina era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Pearl Harbor. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò Stefania. Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta. Valentina venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre Stefania vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula, Valentina s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera.Stefania aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà.Quando Valentina aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di Stefania scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté. Rovinerà la tua storia d’amore con Federico, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà!-“Lascia perdere, Stefania!”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”-Lo sguardo di Stefania planò ai piedi di Valentina, che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita.-“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse Valentina.Stefania mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso.-“Gra…grazie”-Valentina sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella.Stefania si sentì come un topo in trappola.-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”--“Sei in anticipo”- disse Valentina –“non sei riuscita a darti pace, eh?”--“No”- rispose Stefania –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”--“Non avresti potuto, infatti”- Valentina le passò una mano fra i capelli. Stefania non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina.-“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di Stefania era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era Valentina ad avere facilmente il sopravvento.-“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di Stefania fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”-Stefania aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di Valentina s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona.-“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”-Stefania non rispose.-“Non credi?”- chiese Valentina.Ancora nessuna risposta. Valentina allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di Stefania verso il basso. Stefania si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di Valentina e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona.Valentina sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di Stefania e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale.La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento.-“Ti impegni poco, Stefania”- disse Valentina con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”-Ruotò il piede sulla nuca di Stefania –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai. La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”-Detto questo Valentina sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una Stefania genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella Valentina. Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca. Stefania pianse.Valentina la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta Stefania per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.Era il salotto. Al centro della sala era posto un tappeto ed un tavolinetto in vetro e legno. Alcune riviste di moda e gossip erano sparse alla rinfusa sul piano. Addossato ad una parete stava un bel divano bianco mentre sul lato opposto della stanza vi erano un TV color ed una piccola libreria colma di volumi.Stefania riconobbe alcuni libri del suo corso di studi. Un’ampia finestra illuminava la stanza e sull’ultima parete la ragazza vide un’alta scaffalatura piena di libri ed un piccolo acquario con pesci variopinti e piante tropicali.Valentina s’avviò verso il divano e costrinse Stefania a seguirla quattro zampe. La povera serva doveva procedere come una cagna perché la Padrona non le permetteva di sollevare la testa più in alto delle proprie gambe.Aveva il viso a pochi centimetri dal sedere tondo e bellissimo di Valentina e la Padrona glielo agitava davanti nel camminare in modo sensuale ed elegante.Per un attimo, un attimo solo, Stefania ne fu ammaliata.Valentina si sedette sui morbidi cuscini del divano e lasciò la chioma di Stefania. Questa si sollevò un poco portandosi le mani alla nuca dolorante.-“Torna in ginocchio”- ordinò Valentina, senza alzare la voce.Stefania esitò.-“Schiava! Obbedisci!”-Queste parole percossero Stefania come una frustata e la ragazza si chinò davanti alla Padrona. -“Toglimi le ciabattine”-Stefania prese prima un piede e poi l’altro, tolse da entrambi le pantofoline e le appoggiò sul pavimento.-“Sulle mani”- disse tranquillamente Valentina.-“Come?”--“Ho detto sulle mani. Sulle tue mani. I miei piedini si raffreddano a stare fermi sul marmo, li devi adagiare sulle tue mani”-Stefania sollevò i piedi di Valentina e distese le sue mani sul pavimento. Valentina vi appoggiò sopra i talloni e l’incavo delle piante. Muoveva le dita con leggiadria, assaporando l’orgoglio di Stefania in frantumi.-“Ora toglimi i calzettoni”- incalzò.-“Ma…”- balbettò la schiava.Stava per dire –“Come faccio a toglierle le calza se ho le mani sotto ai suoi piedi?”--“Non lo fai?”- chiese Valentina fra il divertito e lo strafottente.-“Dovrei spostare le mani”--“Nient’affatto!”- esclamò Valentina, sollevando un solo piedino e strofinandone la punta sulle labbra semidischiuse di Stefania –“Lo farai con la bocca, tutto qui. Ma attenta a non pizzicarmi con i denti, altrimenti ti calpesterò come poco fa. Solo che lo farò con i tacchi a spillo, ci siamo capite?”-Stefania non ebbe bisogno di rispondere. Era annientata e sconfitta in partenza. Si chinò fino a sfiorare le caviglie dell’aguzzina con la bocca, afferrò quanto più delicatamente possibile l’orlo delle calze fra i denti e le labbra e fece scendere il primo calzino. Il piedino di Valentina era abbronzato ed aveva il colore della più bella gemma d’ambra che Stefania avesse mai vista. I suoi occhi ne percorsero il tallone fiero e forte e le dita affusolate, poi spostò la bocca verso il secondo calzino e ripeté da capo l’operazione. I calzini infine giacevano sul pavimento.-“Stasera lavali”- disse Valentina.-“Eh?”--“I miei calzini, intendo. Li porti a casa tua e li lavi. Me li riporterai quando saranno puliti e stirati”- sbuffò la Padrona, col tono di chi ha ripetuto lo stesso ordine un numero di volte tale da far perdere la pazienza –“Schiava. Ti fai ridire le cose un po’ troppo spesso. Così non va bene”- E così dicendo premette un piede sulla faccia di Stefania. La serva avvertì la pianta del piede che le schiacciava la guancia sinistra e l’unghia dell’alluce che si divertiva a tormentare il suo sopracciglio.-“Devi imparare a prevenire i miei desideri al più presto. Desidero che tu sia in grado di eseguire i miei ordini nel momento stesso in cui la mia mente li formula, intesi?”--“Farò del mio meglio, Padrona”-Valentina tolse il piede e lo riappoggiò sulle mani di Stefania. Sorrise.-“Va bene, ora leccami i piedi. E fallo bene”--“Ma…” esitò Stefania –“Come vuoi”--“La terza persona, schiava. Usa le formalità che ti sono dovute”--“Come vuole Lei. E mi perdoni”--“Così va già meglio. Datti da fare”-Stefania non indugiò oltre. Leccò il dorso di quei meravigliosi piedini che ora le stavano calpestando le mani, facendole dolere le articolazioni delle dita. Ad ogni colpetto di lingua Stefania sentiva la sua anima lacerarsi sempre più in profondità. Non capiva nemmeno più perché stesse facendo quello che stava facendo. Il ricordo delle foto e del ricatto s’era come sbiadito nel dolore di qualche minuto prima, quando aveva sentito la sua schiena prossima al rompersi sotto ai piedi di quella che ora era la sua Padrona. E qual’era lo scopo della sua visita a casa di Valentina? Riprendersi le foto? Convincerla a strappare i negativi? Supplicarla? Minacciarla? Picchiarla, forse? Stefania non lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco plantare e del tallone. Valentina seguì con attenzione l’umiliante lavoro di Stefana. Muoveva i piedi per indicare di leccare ora in punto, ora in un altro. La schiava capiva al volo e s’impegnava.-“Bene!”- esclamò Valentina dopo un poco –“Mi ritengo soddisfatta”-Sollevò entrambi piedi e calò due colpi di tallone sulla testa di un’indifesa Stefania. La schiava, intontita, si ritrovò con la faccia sul pavimento, ancora una volta sotto ai piedi di Valentina.-“Visto che non è poi tanto disgustoso leccarmi i piedi?”- domandò sarcasticamente la Padrona. -“Si, Signora”--“Non ne sei convinta?”-Stefania non rispose, non ve ne era bisogno.-“Ti stai rendendo conto che la vita da schiava ti piace e questo ti preoccupa, non ho forse ragione?”-Silenzio da parte della sottomessa.Valentina spostò le gambe, le ritrasse verso il bordo del divano –“Le pantofole. Mettimele”-Stefania si mosse a fatica come una bambina che sia stata appena pestata dal bullo di quartiere. Raccolse le pantofole di Valentina e le calzò ai piedi della Padrona. Lo fece con la massima devozione e questo non sfuggì di certo all’occhio furbo dell’aguzzina. Stefania la odiava, lei era la sua nemica, e tuttavia pur di non perdere la faccia la ragazza le aveva giurato fedeltà ed obbedienza. In quel momento Valentina ne fu certa, Stefania sarebbe diventata la sua schiva a tutti gli effetti.Aveva previsto che per il primo giorno un trattamento come quello che Stefania aveva appena subito fosse sufficiente, pensava che l’avrebbe congedata al termine della prova orale, dopo averla fatta interrogare in lingue dai suoi piedi, invece la schiava pareva avere a disposizione energie e capacità di sopportazione insospettabili. La sua lingua era una carezza morbida e invitante, il suo corpicino armonioso e gracile pareva il tappeto ideale per infierire a pieno peso con scarpe dalla suola robusta. E poi quell’espressione frustrata, quell’aria sconfitta e mortificata fecero fremere il sesso di Valentina. La Padrona desiderò mettere alla prova se stessa. Volle vedere fin dove avrebbe potuto spingere la sua schiava col suo ricatto.-“Schiava, vieni da me”- disse. Fece per uscire dal salotto, poi con la coda dell’occhio s’accorse che Stefania la stava seguendo ritta in piedi, con lo sguardo basso ma sulle sue gambe. Si fermò così bruscamente che per poco la schiava non le andò a sbattere contro.-“Brutta stronza!”- urlò –“Che cazzo fai? Mi segui così, in piedi?”-Stefania si riscosse dal torpore. Guardò allibita la Padrona senza capire bene quale crimine avesse mai commesso, quale mancanza fosse stata così grave da far imbestialire Valentina a quel punto.-“Giù in ginocchio!”- esclamò Valentina –“A quattro zampe mi devi venire dietro. Anzi, già che ci siamo sarai la mia cavallina”- Appena Stefania si fu prostrata a terra e le sue mani già martoriate ebbero toccato il pavimento Valentina la scavalcò e si sedette senza pietà sulla sua schiena. Poi sollevò i piedi da terra e le mise ai lati della testa di Stefania, in modo da giacere con tutto il peso sulla schiena della serva.-“Trotta, cagna”- disse.Stefania obbedì, sempre più sottomessa dalla vergogna.Compiuti i primi cinque metri Valentina iniziò a sghignazzare. Le piaceva proprio tanto farsi portare in giro a quella maniera.Teneva le pantofole mezze sfilate dai piedi e le dondolava sulla punta dei piedi, sfiorando con esse gli occhi in lacrime di Stefania.-“Dove devo andare, Padrona?”- chiese Stefania, quando fu in mezzo al corridoio.Valentina era un po’ indecisa. L’appartamento era piccolo e le stanze tutte disposte attorno a quell’unico corridoio. La sua prima idea era stata quella di dirigersi subito verso il bagno, però la breve cavalcata l’aveva fatta desistere; era troppo bello starsene comoda e rilassata sulle spalle di Stefania mentre quella faticava come un mulo, trasportandola ovunque ella volesse.-“Vai verso la cucina”- disse Valentina infine.-“Non so dov’è”--“Ah, già, è verso sinistra”-Stefania obbedì. Le sue spalle tremavano sotto al peso di Valentina, che dal canto suo invece godeva di quella sofferenza. Sentiva Stefania in preda al dolore sotto di se e lei se ne restava seduta senza neppure ansimare. Per incoraggiare la schiava le prese in mano i capelli e glieli tirò, poi la schiaffeggiò e la colpì al fianco con una tallonata. Stefania mandò un gridolino, i muscoli delle sue braccia si contrassero allo spasimo, pronti a cedere dopo un altro passo. Valentina le strattonò i capelli fin quasi a strapparli.-“Prova a cadere e ti schiaccio la testa sotto ai piedi”- sibilò l’amazzone con tale cattiveria che si sorprese persino lei –“Ti cavo gli occhi con i miei tacchi, stronza!”-Stefania raccolse allora tutte le forze residue. Quello che stava accadendo in quel piccolo appartamento di Firenze era assolutamente assurdo, non aveva motivo di essere. Tuttavia così era, una ragazza si divertiva a maltrattarne un’altra e la schiava doveva solo pensare a far divertire la sua carceriera. Solo questo contava per Stefania, ora. Far divertire la Padrona. Eseguì gli ordini.Trasportò Valentina a lungo, quel pomeriggio e quando, dopo una mezz’ora di trotto, la bella aguzzina si fu scocciata di quel gioco, Stefania aveva ginocchia e mani doloranti e riusciva a stare in piedi a stento.Valentina la osservò barcollante ai suoi piedi e ne rise –“Bene, schiavetta, la prossima volta mi porterai a cavalluccio nella stessa maniera ma in mezzo ad un prato. Ho sempre sognato di cavalcare in campagna”-Le porse un piede –“Baciami i piedi”-Stefania si chinò e baciò i piedi di Valentina.Erano in bagno. Valentina aveva deciso di terminare la cavalcata nella stanza dei servizi. Si abbassò i pantaloncini fino alle caviglie e rimase con indosso solo con gli slip bianchi. Era davanti alla tazza e mostrava il fianco a Stefania, inginocchiata ai suoi piedi. La schiava aveva le gambe intorpidite dal dolore.-“Come sono secondo te?”- chiese ad un certo punto Valentina.-“In che senso, Padrona?”- Stefania era titubante. Non capiva il significato della domanda della sua Padrona.-“Come sono, no? Come sono fatta! Sono bella, brutta, grassa, sfatta…?! Dimmi la verità!”-Stefania guardò Valentina a lungo. Non vi aveva fatto caso da quando era entrata nell’appartamento ma la Padrona, con maglietta e pantaloncini corti, era veramente bellissima. Fisicamente perfetta, non un filo di grasso, eppure non era neppure magra come tante modelle anoressiche che spesso appaiono sulle riviste d’abbigliamento. Quelle gambe lunghe e forti e quelle natiche rotonde e sode riempivano gli occhi della schiava. I piedi della Padrona, Stefania li conosceva già molto bene, erano eleganti e sensuali, senza le rughe ed i calli tipici di chi cammina molto.Più in su lo sguardo della serva non s’azzardò a salire. Non se la sentiva d’incrociare nuovamente l’espressione trionfante ed arrogante di Valentina.-“Lei è molto bella, Padrona”- disse Stefania con aria avvilita.Valentina rise –“Più di te?”-La serva indugiò ancora –“Beh,…”--“Coraggio, voglio una risposta chiara e sincera. Mi consideri più bella di te o no?”--“S..si”- balbettò Stefania.-“Come?”--“Si, Padrona”--“Non ne sei molto convinta, mi pare. Davvero lo pensi o lo dici così, tanto per farmi piacere?”- Sollevò un piede e poi l’altro dai pantaloncini accasciati sul pavimento ed iniziò a sfilarsi lentamente gli slip, facendoli scivolare lungo le cosce.-“Si, Padrona”- ripeté Stefania –“Lei è bella…bellissima, molto più di me. La mia Padrona è perfetta!”- esclamò in un impeto d’entusiasmo la serva. Aveva appena lodato la persona che più odiava al mondo. Si sentì annullata nel corpo e nella mente. La sua autostima e la fiducia in se stessa erano andate a farsi un giro ai Carabi. Probabilmente non sarebbero più tornate o forse, se qualcuno avesse guardato bene, le avrebbe trovate spiaccicate sotto le suole delle pantofole di Valentina.-“Aiutami a togliere le mutandine”-Stefania obbedì ancora una volta. Non era la cosa più ripugnate che la Padrona l’avesse costretta a compiere in quelle poche ore. Pose le mani verso le ginocchia della sua Signora dove l’indumento intimo si era fermato e stava per farle scendere fino alle caviglie della proprietaria quando Valentina, con lucida premeditazione, la colpì con un sonoro schiaffo in mezzo al volto.Stefania, già provata dalla lunga cavalcata e dal calpestamento di prima, crollò a terra come un fantoccio senza ossa. Si portò la mano alla guancia, che si stava velocemente arrossando e guardò attonita la Padrona.Valentina la fissava con aria severa –“Ti ho forse chiesto di usare la mani? Cioè, le zampe? Tu sei un’animale! La mia cagna!”- Le prese il mento con la mano sinistra, sollevandole la testa con l’indice e facendo in modo da guardarla dritta negli occhi sconfitti.-“Usa la bocca. Hai una bella bocca, dopotutto, l’ideale per i miei slip. O forse pensi che le mie preziose mutandine meritino qualcosa di meno?”-Spinse via Stefania, allontanandola dal proprio cospetto. Immediatamente la schiava tornò ad abbassare lo sguardo verso il pavimento.-“No, Padrona”- disse –“Userò la bocca”-Si fece forza e prese un lembo del tessuto fra le labbra, stando attenta a non aumentare troppo la pressione dei denti. Sapeva che una piccola piega lasciata sulle mutandine di Valentina avrebbe reso furente la giovane Padrona. Ora era con la testa fra le cosce della sua Signora che la guardava tutta soddisfatta da sopra. Valentina aveva un’espressione a metà fra il divertito e l’annoiato; seguiva le prodezze di Stefania stando ritta in piedi a gambe leggermente divaricate e con le mani appoggiate ai fianchi.Stefania si prostrò fino a toccare con la fronte la fredda superficie del pavimento, sempre continuando a tenere gli slip di Valentina in bocca. Quando le mutandine furono arrivate alle caviglie della ragazza, quest’ultima sollevò di scatto un piede e lo calò altrettanto velocemente sulla testa di Stefania, badando a non lesinare la pressione.Stefania gemette e si lamentò. Un urlò strozzato le morì in gola.Valentina si sedette sulla tazza, tranquillamente, e quando si fu accomodata sollevò anche l’altro piede e lo premette sulla nuca di Stefania.La serva capì che avrebbe dovuto attendere in quella posizione finché la sua Signora non avesse sbrigato i suoi bisogni fisiologici. Sentì dopo poco il suono inconfondibile di un flusso d’urina che batte contro la ceramica del water.Poco dopo Valentina le tolse i piedi dalla testa.-“Hurry up, cagna!”- esclamò tutta allegra la Padrona –“Adesso t’insegno come essermi utile da questo momento in avanti”-Stefania barcollò, si spinse con la testa ad un palmo di distanza dalle ginocchia di Valentina e cercò di sollevarsi in ginocchio ma la dominatrice la precedette, afferrandola per i capelli e tirandole il viso verso l’alto.Contemporaneamente Valentina s’alzò in piedi e schiacciò la bocca di Stefania contro la propria vagina ancora umida –“Dai, tira fuori la lingua e leccami per benino! Non sei capace di mantenere un rapporto leale ed onesto con un ragazzo, vediamo se almeno sei in grado di funzionare da carta igienica!”-Stefania non resistette all’ordine impartitole da Valentina, non vi provò neppure. Tirò fuori la lingua e leccò con dovizia di premure il sesso della Padrona. Il sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma Stefania lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più Valentina stava gradendo moltissimo quel trattamento. La schiava se ne accorse dai movimenti ondeggianti e flessuosi del bacino, dalla forza crescente con cui la mano le stringeva i capelli, dai mormorii di piacere che uscivano dalle labbra di Valentina.-“Brava, cagna…continua. Lecca, lecca, lecca cagna schifosa…sporca metticorna bastarda, sei la mia carta igienica….”- disse la Padrona. Sembrava non volersi più fermare, aumentava e diminuiva la pressione del sesso contro la faccia di Stefania a seconda del suo piacere, senza badare minimamente agli sforzi compiuti dalla serva.Solo un paio di minuti furono sufficienti per farle raggiungere l’orgasmo.Fu una scarica forte ed intensissima che l’attraversò dalla testa alla colonna vertebrale e le raggiunse le ginocchia. Stefania la percepì in bocca, la ricevette senza esitare, la fece sua e poi, con l’acquietarsi dell’impulso erotico della sua Signora, le sue forze vennero meno e s’accasciò definitivamente sul pavimento.Quello che successe nei minuti successivi ebbe il gusto del dormiveglia per Stefania. La ragazza giacque intontita e quasi del tutto priva di coscienza, nel bagno della sua nuova proprietaria. Quando riuscì a sollevarsi Valentina non c’era più. Si ricompose alla meno peggio e riacquistò un po’ di energie. Uscì dal bagno sulle quattro zampe, come Valentina voleva e si diresse verso il salotto, da dove proveniva la voce della Tv accesa. La Padrona era languidamente sdraiata sul soffice divano, le gambe distese strusciavano fra loro, producendo un fruscio di seta. Non degnò Stefania di uno sguardo mentre la schiava le si avvicinava procedendo nella sua umile postura canina.Quando la serva fu arrivata al divano Valentina sollevò una gamba e con un piede accarezzò la testa ancora spettinata dell’altra.-“E’ stata dura oggi, non è vero?”- chiese, senza tuttavia tradire rimorso o vergogna per ciò che aveva fatto subire ad una sua compagna di Università. Sembrava che trattare Stefania come una cagna fosse una cosa normale per lei, un po’ com’era normale adesso strofinarle la pianta del piede sul volto.La schiava annuì, quasi rilassata dal tocco del piedino di Valentina che ora era leggero come una piuma e trasmetteva calore e comprensione.-“Sei stata grande, lo sai?”- si complimentò Valentina –“Veramente una gran forza d’animo”--“Grazie, Padrona”- disse Stefania e nelle sue parole c’era una gratitudine che stupì pure se stessa.-“Ora va’. Sei libera”--“Vuol dire che…”--“Che puoi tornare a casa”--“E le foto?”--“Ah!”- esclamò la Padrona battendo il piedino con dolcezza sul naso della schiava –“Questo è un altro discorso. Non è che non voglia dartele, ma poi tu ti vendicheresti subito di me, di quello che ti ho fatto subire oggi”-Aveva ragione, la schiava si svegliò. Caspita, anche se ora la stava accarezzando con dolcezza quella era pur sempre la vipera insidiosa che l’aveva ricattata con le foto del suo tradimento, che aveva minacciato di spargerne l’immagine per i corridoi dell’Università, che l’aveva calpestata e costretta a leccarle i piedi ed il sesso. Che aveva infine goduto nella sua bocca lasciandola tramortita sul pavimento. E poi la stava accarezzando, si, ma si potevano chiamare carezze affettuose quelle di Valentina? Più che altro l’aguzzina stava pulendosi la pianta del piede sul suo naso, pensò Stefania.-“Dunque devi comprendere che quelle foto rappresentano il mio….chiamiamolo deterrente per mettermi al riparo da ogni tua possibile rappresaglia. Ma non ti devi preoccupare. Federico non le vedrà mai, a meno che naturalmente tu non mi provochi dispiacere”-Questo tranquillizzò in parte la schiava perché Valentina appariva sincera.-“Ora vai, come ti ho detto sei libera. E mettiti in piedi, non sei più la mia cagna!”- disse Valentina allontanando il piedino dal viso di Stefania e riappoggiando la gamba sul morbido divano –“Oggi mi sono divertita molto con te!”-Stefania rimase in silenzio un momento, poi fu tale il sollievo per aver evitato lo scandalo che prima di alzarsi ed andarsene prese entrambi i piedi di Valentina fra le mani e li baciò un’ultima volta. Con grande piacere di quest’ultima.-“Allora addio, Padrona”- disse Stefania.-“Non devi più chiamarmi così”- la rimproverò bonariamente l’altra –“E da domani sarò nuovamente solo una tua compagna di corso. Quindi non dirmi addio ma solo arrivederci”- -“Arrivederci”- rispose l’altra. Se ne andò.Valentina non la seguì neppure fino alla porta di casa, rimase comodamente sdraiata sul divano. Solo qualche minuto più tardi si rese conto di una cosa. I calzini non c’erano più. Li aveva lasciati sul tappeto in salotto, non c’erano dubbi, ma ora sul tappeto non c’era nulla. Ricordò le sue parole “stasera porta a casa i miei calzini e lavali”.-“Possibile che li abbia presi lei…?”- si domandò.Stefania scese le scale del condominio di Valentina due gradini per volta. Era sfinita e sconvolta. Aveva davvero baciato i piedi a quella carogna per ringraziarla prima di andarsene? Non gli sembrava vero. Perché l’aveva fatto, si domandò. Forse per il sollievo d’aver udito la promessa di Valentina di non consegnare le foto? Ma perché poi? Un giuramento a voce non è un atto concreto, le prove che potevano comprometterla erano ancora nelle mani di una ragazza che aveva abusato di lei per tutto il pomeriggio, divertendosi anche molto. Quindi non era un bacio di riconoscenza. Forse un gesto di piacere?Piacere? La sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse.Tornò a casa affamata e scarmigliata, si tolse il cappotto e lo gettò sull’attaccapanni. In quel momento, da una delle tasche del soprabito, cadde un fagotto bianco grande quanto un pugno. Stefania lo vide e sulle prime non si rese neppure conto di cosa si trattasse. Poi una morsa la prese allo stomaco.-“Non è possibile…che cosa ho fatto?”-L’indomani mattina Valentina si recò all’Università di buon’ora. In programma c’erano due ore di Istologia ed una terza ora di Patologia generale. Prese posto fra le ultime file e lasciò che il tempo scorresse scarabocchiando pochi, disordinati appunti con una matita spuntata. Aveva trascorso una notte molto tranquilla e non aveva avuto alcun problema a prender sonno. Tuttavia la sera, poco prima di coricarsi, aveva pensato per diverso tempo alla sua schiava. Non se la sarebbe lasciata sfuggire tanto facilmente, questo era certo. L’accordo era di non far vedere le foto a nessuno a patto che Stefania si fosse comportata bene con Valentina, ma queste, la ragazza dai capelli castani lo sapeva bene, erano solo parole regalate al vento. Se le fosse venuta voglia di trascorrere un altro pomeriggio come quello del giorno prima non avrebbe avuto bisogno d’altro che di schioccare le dita e rinnovare il ricatto. Magari avrebbe potuto giustificare la cosa chiedendo a Stefania favori impossibili e poi rimproverandola di non aver fatto abbastanza. Al momento giusto le avrebbe ricordato di essere in possesso delle prove della sua scappatella amorosa.Si, non c’erano problemi. Stefania le apparteneva ancora. E perché no, magari un giorno la serva avrebbe davvero imparato ad apprezzare la sua Padrona e ad accettare il suo status, non come qualcosa d’imposto ma come una vocazione. In fondo in quale altro modo si sarebbe potuto giustificare quell’ultima mortificante prova di sottomissione, subito dopo aver detto alla schiava di andar via e di non preoccuparsi delle foto?Valentina ne era certa, Stefania nascondeva una forte natura masochista. Una natura prepotentemente celata dalle rigide regole di comportamento che la società le aveva imposto. Forse non era stato un caso che la serva si fosse scoperta per quel che era solo alla fine della giornata. Dopo essere stata spezzata in ogni modo, sia fisico che morale, le sue difese psicologiche si erano molto indebolite. Per un attimo Stefania era stata se stessa, giudicò Valentina. Rimuginò sulle possibili evoluzioni del rapporto col suo nuovo giocattolo ed attese l’inizio delle lezioni.-“In quel momento, mentre le accarezzavo la faccia col mio piede, non le importava nulla delle foto, non le importava nulla di tutto ciò che la circondava. Per la prima volta seguiva i suoi istinti più reconditi, i suoi desideri. E ha desiderato baciarmi un’ultima volta i piedi”- Quel pensiero le fece provare un piacevole formicolio all’inguine. Forse l’avrebbe richiamata prima del previsto. La sua mano scese sul ventre e poi, con circospezione, ancora più in basso.In quel momento apparve Stefania. Si mise a sedere accanto a lei e la salutò con un sorriso timido. -“Buongiorno”--“Ciao”- disse Valentina.Stava per accennare al mal di schiena che sicuramente doveva esserle venuto dopo il trattamento del giorno precedente ma Stefania la precedette.-“Le ho portato queste”- disse la serva, e da sotto il banco le porse le calze bianche. Valentina le prese e le guardò. Erano perfettamente lavate e stirate, piegate con cura. Ne rimase un po’ sorpresa ma una nuova ondata di calore la pervase.-“Ben fatto, schiava”- ridacchiò, dando maggiore enfasi possibile all’ultima parola –“Davvero un ottimo lavoro”-Le porse una mano davanti al viso. Stefania esitò un istante e poi la prese nelle sue e la baciò.-“Ti faccio baciare la mia mano solo perché questi posti a sedere sono maledettamente piccoli e scomodi. Tu non avresti spazio per inginocchiarti ed io non ne avrei di più per stendere le gambe. In un’altra situazione saresti tenuta baciarmi le scarpe, lo sai?”--“Si, Padrona”- rispose Stefania, alzandosi ed uscendo. Aveva lezione in un’altra aula.Valentina non la trattenne, né la salutò. Ripose i calzini puliti nello zaino e si appoggiò sullo schienale della sedia. Presto avrebbe avuto bisogno di un nuovo servizio lavanderia.Si conclude almeno per il 2007 l’apparentemente interminabile storia di Padron Valentina. Approfitto dell’incombente cataclisma natalizio per salutare tutti quelli che mi hanno scritto per darmi suggerimenti e consigli, per ringraziare tutti quelli che si sono complimentati e per mandare un cordiale vaffa… a chi ha criticato la nostra Padrona preferita (eh, lo so…ci sono anche quelli!). In questi anni mi hanno scritto padroni e schiavi (soprattutto questi ultimi), qualche padrona (poche, sembra che le padrone non leggano!) e diverse schiave (che a dire il vero si sono dimostrate le persone più interessanti). A tutto loro un Buon Natale ed un buon anno nuovo! E a chi volesse scrivermi ma non trova l’occasione per farlo…’o zucconi, mail e contatto msn sono sotto al titolo!!