lunedì, settembre 21, 2020

Giochi a tre dall'estetista

 

Sono una ragazza di 26 anni, alcuni dicono anche molto carina. Ho una carnagione bianchissima e dei lunghi capelli neri, un seno presente, non grande. Vivo in un piccolo paese della Puglia e faccio l’attrice. Una mattina qualsiasi decido di andare dall’estetista per farmi ritoccare le sopracciglia. Lei si chiama Sara, è una donna di 42 anni ben portati, sono sua cliente da anni. E nulla fino ad oggi mi aveva fatto sospettare che fosse lesbica, che le piacessero le donne. Anzi, ancora oggi, dopo quanto è accaduto, mi sembra impossibile.

Dopo i normali saluti, quella mattina, le dissi di cosa avessi bisogno. Cominciammo così a parlare del più e del meno e dopo poco mi suonò il cellulare nuovo comprato il giorno prima. Nel rispondere, l’apparecchio mi cadde dalle mani. Lei lo raccolse, e le si aprì la foto che avevo scattato per scherzo la sera precedente in camera mia. Una foto un po osè, il mio viso e uno solo dei miei bianchissimi seni che usciva dalla spallina abbassata della mia camicetta.

“Carina” mi disse “sei tu?” Io un po’ imbarazzata le risposi di si. Non volevo spiegarle il perché della foto, era una storia tutta mia personale, era uno scherzo tra me e il mio nuovo ragazzo. Si, volevo che mi vedesse così, sexy e lasciva, solo per lui. Mi ero scattata quella foto, da sola nella mia stanza, pensando a lui. Non ridete, ma mi ero pure bagnata pensando a quando l’avrebbe ricevuta. Ero sicura che l’avrebbe apprezzata…

Sara cambiò discorso, si fece un po seria, ritornò al discorso delle sopracciglia e mi propose di fare un trattamento alle gambe. “Dai oggi ti voglio fare un regalo”, mi disse, “facciamo anche la ceretta e ti faccio pagare solo le sopracciglia, dai cominciamo, togliti la maglia e mettiti sul lettino”. La ringraziai, e le risposi che non avevo molto tempo. Lei si feci insistente, “ci metto poco approfittane, prendi due e paghi uno”. Li per li non capii il perché della maglia, che centra la mia maglia con le sopracciglia, perché avrei dovuto toglierla.

Mi stesi sul lettino senza levarla. Lei cominciò a trafficare sul mio viso. Io mi ero rilassata, ero stata ad occhi chiusi tutto il tempo.

Credo che avesse quasi finito quando mi sentii fare una strana proposta: “ti piacciono i massaggi?”. “Si, un bel massaggio sul collo adesso sarebbe la cosa migliore, sei tutta rilassata, sei stata sempre con gli occhi chiusi”. Non feci in tempo neanche a rispondere che sentii le sue mani che mi accarezzavano il collo. Erano mani sicure, decise. Erano movimenti che sapevano dove toccare, dove dare piacere. Rimasi con gli occhi chiuse per un bel po. Accettai supina, quasi passivamente, il suo massaggio. Iniziai a sentire le sue mani, le sentivo forti su di me. Mi facevano uno strano effetto, mi intrigavano. La cosa strana è che non erano mani di donna, erano mani e basta. Io non ho mai avuto rapporti con donne, quindi non so cosa si prova, ma ero certa, non fossero mani di donna. Il mio cervello volava, ero ad occhi chiusi. Sentivo il mio ragazzo vicino, lo sentivo presente. Era come se stessi con lui. Anzi, era proprio lui.

Mi sentii sfilare la camicetta dal mio ragazzo, poi il reggiseno, le sue mani dal collo scendevano sul mio seno. Mi sentii pizzicare i capezzoli, eccolo, è proprio lui, lo fa sempre, pensai. Ero veramente eccitata. Non mi rendevo conto di dove fossi, ero però certa di essere con lui.

Nel silenzio di quella stanzetta, sentivo quelle mani che correvano su di me. In un attimo mi sentii slacciare i pantaloni, me li sentii sfilare. Ero rimasta con le sole mutandine. Erano tutte bagnate per colpa di lui, lo pensavo forte, lo desideravo, volevo sentirlo entrare dentro di me. Intanto le mani non smettevano di accarezzarmi, di massaggiare con dolce insistenza tutto il mio corpo. Mi sentii sfiorare le labbra, sentii una cosa umida, una lingua, che si faceva strada nella mia bocca. L’afferrai, cominciai a succhiarla, a rispondere a quel bacio. Sentii però un sapore diverso, sentii un profumo sconosciuto Non era lui, non sapeva di tabacco. Il suo sapore di sigaro lo riconoscerei dovunque.

Aprii gli occhi, era lei, era Sara, mi stava baciando. Erano le sue mani su di me, non erano le mani del mio ragazzo. Le si accorse che mi ero svegliata, si mise di fianco e il suo bacio si fece molto più profondo. Posò la sua mano sopra le mie mutandine, e senza toglierle mi accarezzo dolcemente, spinse con il palmo sul mio monte di venere e dopo poco mi fece venire. Non erano mani di donna, ne sono certa, era lui.